I miei poeti preferiti – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

I miei poeti preferiti
non si sono mai incontrati
Vivevano in paesi diversi
e in epoche diverse
Circondati assediati dalla mediocrità
da gente buona da gente malvagia
vivevano con parsimonia
come la mela nel pomario
Amavano le nuvole
levavano i capi
trascorreva su di loro
la grande armata
della luce e dell’ombra
si proiettava il film
che non ha fine
Gl’istanti d’amarezza
passavano in fretta
così come i barlumi di beatitudine
A volte sapevano
che cosa è il mondo
di che sostanza è fatto
e scrivevano parole dure
su tenera carta
A volte non sapevano
ignoravano, altre volte
ed erano come bambini
su un campo scolare
quando cade
la prima goccia
di tiepida pioggia

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

da “Asimmetria, 2014”, in “Guarire dal silenzio: Nuovi versi e poesie scelte”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020

∗∗∗

Moi ulubieni poeci

Moi ulubieni poeci
nigdy się nie spotkali
Żyli w różnych krajach
i w różnych epokach
Otoczeni przez pospolitość
przez dobrych i złych ludzi
żyli skromnie
jak jabłko w sadzie
Kochali obłoki
zadzierali głowy
płynęła nad nimi
wielka armada
światła i cienia
wyświetlał się film
który się nie kończy
Chwile goryczy
szybko mijały
chwile szczęścia takie
Niekiedy wiedzieli
czym jest świat
i pisali twarde słowa
na miękkim papierze
Niekiedy nic nie wiedzieli
i byli jak dzieci
na szkolnym boisku
gdy spada
pierwsza kropla
ciepłego deszczu

Adam Zagajewski

da “Asymetria”, A5 K. Krynicka, 2014

«Non ho un nome per te» – Chandra Livia Candiani

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1947

 

Non ho un nome per te
non ho un nome per il bene
le parole mi visitano
dicono che il cuore è vivo
la sua pelle morbida
elastica la capienza:
ti ospito in nudità,
sulla sedia la pelle aspetta
il mattino
quando troverò per te
le parole giuste.
Ancora non so
il compito della notte.
Sillabo piano
rifugi e ospitalità
canto i nomi
di chi accoglie
nello sguardo.
Mi fido di te.

Chandra Livia Candiani

da “La domanda della sete”, 2016-2020, Einaudi, Torino, 2020

Lettere a una sconosciuta – Nicanor Parra

Foto di Fulvio Roiter

 

Quando passeranno gli anni, quando passeranno
Gli anni e l’aria avrà scavato un solco
Tra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
E io sarò solo un uomo che ha amato,
Un essere che si è fermato un istante davanti alle tue labbra,
Un pover’uomo stanco di andare per parchi,
Dove sarai tu? Dove
Sarai, oh figlia dei miei baci!

Nicanor Parra

(Traduzione di Matteo Lefèvre)

da POESIE E ANTIPOESIE, 1954

da “L’ultimo spegne la luce”, Bompiani, 2019

∗∗∗

Cartas a una desconocita

Cuando pasen los años, cuando pasen
Los años y el aire haya cavado un foso
Entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
Y yo sólo sea un hombre que amó,
Un ser que se detuvo un instante frente a tus labios,
Un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿Dónde estarás tú? ¡Dónde
Estarás, oh hija de mis besos!

Nicanor Parra

da “Poemas y antipoemas”, Editorial Nascimento,​ 1954

«Hai viso di pietra scolpita» – Cesare Pavese

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1949

 

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l’alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra – l’urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo – le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.

Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov’è entrato una volta
ch’era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s’apriva l’alba.

Cesare Pavese

5 novembre 1945.

da “La terra e la morte”, in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, Torino, 1951

Elegia – Czesław Miłosz

 

Non l’oblio eterno, e nemmeno il ricordo,
la nebbia sui monti o il chiasso cittadino
quietano il mondo. Dopo anni di guerre
sulla croce o la pietra un uccello canta
come già sopra le rovine di Troia.

Compagno l’amore, compagni il cibo e il bere,
ma l’occhio lungimirante non si volse.
Un lume feroce brucia appesantite
palpebre piene di sonno, e silenzioso
ci ammonisce il tempo, prima di passare

oltre la carne. Dolci animali fedeli,
creature fuggevoli tormentano
inutili mani nell’estasi rapprese.
Ed una voce sorge dalla terra:
nostra progenie, ombra! dunque passammo
nell’invocarti tanto tempo invano?

Czesław Miłosz

Parigi 1935

(Traduzione di Valeria Rossella)

da “Tre inverni”, in “Czesław Miłosz, La fodera del mondo”, Fondazione Piazzolla, Roma, 1966

∗∗∗

Elegią

Ni zapomnieniem wiecznym, ani pamiętaniem,
mgłą gór, ni stolic wrzawą świat nie uspokoi.
Aż po latach bojowań krzyż albo i kamień,
i ptak zaśpiewa na nim jak w ruinach Troi.

Miłość, jadło, napoje towarzyszą w drogach,,
ale nie ku nim bystre zwróciły się oczy.
Ciężkie, senne powieki światłość pali sroga
i czas ostrzega cicho, nim ciało przekroczy.

Dobre zwierzęta wierne, ludzie krótkotrwali
szarpią na próżno ręce skrzepłe w zachwyceniu.
A z ziemi głos powstaje: potomku nasz, cieniu,
czyżbyśmy darmo ciebie tak długo wołali?

Czesław Miłosz

Paryż, 1935

da “Trzy zimy”, Warszawa-Wilno: Związek Zawodowy, Literatów Polskich, 1936