Fulgore – Paul Celan

 

Col tuo corpo silente
mi giaci accosto nella rena,
tu, coperta di stelle.

. . . . . . . . . . . . . . .

Si spiccò un raggio,
per calare sino a me?
O era il messaggio
della nostra sorte decisa,
che fulgeva cosí?

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Di soglia in soglia”, Einaudi, Torino, 1996

∗∗∗

Leuchten

Schweigenden Leibes
liegst du im Sand neben mir,
Übersternte.

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

Brach sich ein Strahl
herüber zu mir?
Oder war es der Stab,
den man brach über uns,
der so leuchtet?

Paul Celan

da “Von Schwelle zu Schwelle”, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart, 1955

Ninnananna – Paul Celan

Mimmo Jodice, Elena, 1966

 

Oltre il lontano delle cupe pianure
mi eleva la mia stella nel tuo sangue fervente.
Non piú allo strazio da noi due provato
si arrovella, lei che lieve riposa nel crepuscolo.

Come ti adagerà, tesoro, e cullerà,
sí che l’anima sua coroni il canto?
Mai, dov’è sogno e amanti giacciono,
un silenzio è suonato cosí strano.

Ora che solo ciglia delimitano le ore,
si palesa la vita dell’oscurità.
Amata, chiudi gli occhi, quanto splendono.
Mondo nient’altro sia che la tua bocca fulgida.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “La sabbia delle urne”, Einaudi, Torino, 2016

Schlaflied [Ninnananna]      Composta nel lager di Tăbărăşti presso Buzău, in Moldavia (dove Celan lavorò dall’ottobre 1942 al febbraio 1944) il 25 marzo 1943, con dedica «Für Ruth [A Ruth]» Kraft, uscí assieme ad altre di Celan su «Die Tat» del 7 febbraio 1948 e nello stesso mese, assieme ad altre ancora, su «Plan», rivista letteraria viennese diretta da Otto Basil.
v. 9 Se. Variante: «wo [Dove]».
v. 10 oscurità. Variante: «Dämmerung [crepuscolo]». (Dario Borso)

***

Schlaflied

Über die Ferne der finsteren Fluren
hebt mich mein Stern in dein schwärmendes Blut.
Nicht mehr am Weh, das wir beide erfuhren,
rätselt, der leicht in der Dämmerung ruht.

Wie soll er, Süße, dich betten und wiegen,
daß seine Seele das Schlummerlied krönt?
Nirgends, wo Traum ist und Liebende liegen,
hat je ein Schweigen so seltsam getönt.

Nun, wenn nur Wimpern die Stunden begrenzen,
tut sich das Leben des Dunkelheit kund.
Schließe, Geliebte, die Augen, die glänzen.
Nichts mehr sei Welt als dein schimmernder Mund.

Paul Celan

da “Der Sand aus den Urnen”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, Berlin, 2003

Silenzio! – Paul Celan

 

 

Silenzio! Io pianto la spina nel tuo cuore
poiché la rosa, la rosa
sta con le ombre nello specchio, e sanguina!
Essa già sanguinava, allorché mischiammo il sì e il no
e lo bevemmo a sorsi,
perché un bicchiere, sbalzato dal tavolo, tintinnò:
s’annunciò con scampanio una notte, tenebrante più a lungo che noi.

Bevemmo con avide bocche:
sapeva di fiele,
eppur spumava come il vino –
Io tenni dietro al raggio dei tuoi occhi,
e la lingua ci balbettò dolcezza…
(È così che balbetta, ancora sempre.)

Silenzio! La spina ti penetra più a fondo nel cuore:
essa fa lega con la rosa.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Papavero e memoria”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

***

Stille!

Stille! Ich treibe den Dorn in dein Herz,
denn die Rose, die Rose
steht mit den Schatten im Spiegel, sie blutet!
Sie blutete schon, als wir mischten das Ja und das Nein,
als wirs schlürften.
weil ein Glas, das vom Tisch sprang, erklirrte:
cs läutete ein eine Nacht, die finsterte länger als wir.

Wir tranken mit gierigen Mündern:
es schmeckte wie Galle,
doch schäumt’ cs wie Wein –
Ich folgte dem Strahl deiner Augen,
und die Zunge lallte uns Süße…
(So lallt sic, so lallt sic noch immer.)

Stille! Der Dorn dringt dir tiefer ins Herz:
er steht im Bund mit der Rose.

Paul Celan

da “Mohn und Gedächtnis”, Deutsche Verlags–Anstalt GmbH, Stuttgart, 1952

Le non-parole – Nichita Stănescu

Roberto Nespola, Roma, agosto 2023

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lui ha teso verso di me una foglia come una mano con le dita.
Io ho teso verso di lui una mano come una foglia con i denti.
Lui ha teso verso di me un ramo come un braccio.
Io ho teso verso di lui il braccio come un ramo.
Lui ha piegato verso di me il suo tronco
come un melo.
Io ho piegato verso di lui la spalla
come un tronco nodoso.
Sentivo la sua linfa accelerare pulsando
come il sangue.
Sentiva il mio sangue rallentare salendo come la linfa.
Io sono passato attraverso di lui.
Lui è passato attraverso di me.
Io sono rimasto un albero solo.
Lui
un uomo solo.

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Le Non -Parole”, 1969, in “Nichita Stănescu, La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

∗∗∗

Necuvintele

El a întins spre mine o frunză ca o mână cu degete.
Eu am întins spre el o mână ca o frunză cu dinţi.
El a întins spre mine o ramură ca un braţ.
Eu am întins spre el braţul ca o ramură.
El şi-a înclinat spre mine trunchiul
ca un măr.
Eu am inclinat spre el umărul
ca un trunchi noduros.
Auzeam cum se-nţeteşte seva lui bătând
ca sângele.
Auzea cum se încetineşte sângele meu suind ca seva.
Eu am trecut prin el.
El a trecut prin mine.
Eu am rămas un pom singur.
El
un om singur.

Nichita Stănescu

da “Necuvintele”, Editura Tineretului, Bucureşti, 1969

Spiaggia bretone – Paul Celan

Paul Celan


Riunito è tutto ciò che vedemmo,
a prender congedo da te e da me:
il mare, che scagliò notti alla nostra spiaggia,

la sabbia, che con noi l’attraversò di volo,
l’erica rugginosa lassú,
tra cui ci accadde il mondo.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Di soglia in soglia”, Einaudi, Torino, 1996

***

Bretonischer Strand

Versammelt ist, was wir sahen,
zum Abschied von dir und von mir:
das Meer, das uns Nächte an Land warf,
der Sand, der sie mit uns durchflogen,
das rostrote Heidekraut droben,
darin die Welt uns geschah.

Paul Celan

da “Von Schwelle zu Schwelle”, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart, 1955