Tu non saprai giammai… – Marguerite Yourcenar

Foto di Édouard Boubat

VII.

Tu non saprai giammai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore un dolce cuore eletto;
e che niente, né il tempo, né altri amori, né l’età,
mai offuscheranno il fatto che tu sia stata.

Che la bellezza del mondo ha preso il tuo volto,
vive della tua dolcezza, splende della tua chiarità,
e che quel lago pensieroso in fondo al paesaggio
mi ridice soltanto la tua serenità.

Tu non saprai giammai ch’io reggo la tua anima
come una lampada d’oro che mi fa luce mentre cammino;
che un poco della tua voce è passata nel mio canto.

Dolce fiaccola, i tuoi sprazzi, dolce braciere, la tua fiamma
mi insegnano i sentieri che tu hai percorso,
e tu vivrai un poco, perché ti sopravvivo.

Marguerite Yourcenar

1929

(Traduzione di Manrico Murzi)

da “I doni di Alcippe”, Bompiani, 1987

∗∗∗

VII.

Vous ne saurez jamais…

Vous ne saurez jamais que votre âme voyage
Comme au fond de mon coeur un doux coeur adopté;
Et que rien, ni le temps, d’autres amours, ni l’âge,
N’empêcheront jamais que vous ayez été.

Que la beauté du monde a pris votre visage,
Vit de votre douceur, luit de votre clarté,
Et que ce lac pensif au fond du paysage
Me redid seulement votre sérénité.

Vous ne saurez jamais que j’emporte votre âme
Comme une lampe d’or qui m’éclaire en marchant;
Qu’un peu de votre voix est passé dans mon chant.

Doux flambeau, vos rayons, doux brasier, votre flamme,
M’instruisent des sentiers que vous avez suivis,
Et vous vivez un peu puisque je vous survis.

Marguerite Yourcenar

1929

da “Les Charités d’Alcippe”, Paris: Éditions Gallimard, 1984

«La carta della sera.» – René Char

221.

Una volta di piú l’anno nuovo confonde i nostri occhi.
Alte erbe son deste che amore non hanno
Se non col fuoco e con la morsa e rimorsa prigione.
Dopo saranno le ceneri del vincitore
E il racconto del male;
Le ceneri saranno dell’amore;
La spinalba superstite al rintocco di morte;
Saranno le ceneri di te,
Immaginarie, della tua vita immobile sul suo cono d’ombra.

René Char

(Traduzione di Vittorio Sereni)

da “I fogli d’Ipnos”, Einaudi, Torino, 1968

∗∗∗

221.

La carte du soir.

Une fois de plus l’an nouveau mélange nos yeux.
De hautes herbes veillent qui n’ont d’amour qu’avec le feu et la prison mordue.
Après seront les cendres du vainqueur
Et le conte du mal;
Seront les cendres de l’amour;
L’églantier au glas survivant;
Seront tes cendres,
Celles imaginaires de ta vie immobile sur son cône d’ombre.

René Char

da “Feuillets d’Hypnos (1943-1944)”, Gallimard, Paris, 1948

Hai premura di scrivere… – René Char

 

Hai premura di scrivere
Come tu fossi in ritardo sulla vita
Se cosí è segui le tue sorgenti
Affréttati
Affréttati a trasmettere
La tua parte di meraviglioso di ribellione di bene
Effettivamente sei in ritardo sulla vita
La vita inesprimibile
La sola in fin dei conti alla quale accetti d’unirti
Quella che ti vien negata ogni giorno dalle persone e dalle cose
Di cui ottieni a fatica qua e là qualche scarno frammento
A capo di lotte senza pietà
Fuor di lei tutto è sottomessa agonia fine plateale
Se incontri la morte durante il tuo travaglio
Accoglila come la nuca sudata trova buono l’arido fazzoletto
Abbassando il capo
Se vuoi ridere
Offri la tua sottomissione
Mai le armi
Sei stato creato per momenti poco comuni
Modíficati sparisci senza rimpianto
Alla mercé del soave rigore
Quartiere per quartiere la liquidazione del mondo continua
Senza interruzione
Senza smarrimento

Fa’ sciamar la polvere
Nessuno scoprirà la vostra unione.

René Char

1935

(Traduzione di Giorgio Caproni)

da “René Char, Poesie”, a cura di Elisa Donzelli, Einaudi, Torino, 2018

∗∗∗

Tu es pressé d’écrire… 

Tu es pressé d’écrire
Comme si tu étais en retard sur la vie
S’il en est ainsi fais cortège à tes sources
Hâte-toi
Hâte-toi de transmettre
Ta part de merveilleux de rébellion de bienfaisance
Effectivement tu es en retard sur la vie
La vie inexprimable
La seule en fin de compte à laquelle tu acceptes de t’unir
Celle qui t’est refusée chaque jour par les êtres et par les choses
Dont tu obtiens péniblement de-ci de-là quelques fragments décharnés
Au bout de combats sans merci
Hors d’elle tout n’est qu’agonie soumise fin grossière
Si tu rencontres la mort durant ton labeur
Reçois-là comme la nuque en sueur trouve bon le mouchoir aride
En t’inclinant
Si tu veux rire
Offre ta soumission
Jamais tes armes
Tu as été créé pour des moments peu communs
Modifie-toi disparais sans regret
Au gré de la rigueur suave
Quartier suivant quartier la liquidation du monde se poursuit
Sans interruption
Sans égarement

Essaime la poussière
Nul ne décèlera votre union.

René Char

1935

da “Poèmes et prose choisis”, Éditions Gallimard, Paris, 1957

Alla salute del serpente – René Char

René Char photographié par Jacques Irisson (vers 1947)

I

   Canto l’ardore dal volto di neonato, l’ardore disperato.

II

   Tocca ora al pane di spezzare l’uomo, d’esser la bellezza del primo albeggiare.

III

   Chi si fida del girasole non avrà da meditare in casa. Tutti i pensieri dell’amore diventeranno i suoi pensieri.

IV

   Nel ghirigoro della rondine una tempesta s’informa, un giardino si costruisce.

V

   Ci sarà sempre una goccia d’acqua per durare piú del sole senza che l’ascendente del sole sia scosso.

VI

   Trai in luce ciò che la conoscenza vuol tener segreto, la conoscenza dai cento varchi.

VII

   Ciò che viene al mondo per nulla turbare non merita riguardi né pazienza.

VIII

   Quanto durerà questa carenza dell’uomo, morente al centro della creazione perché la creazione l’ha licenziato?

IX

   Ogni casa era una stagione. In tal modo la città si replicava. Tutti gli abitanti insieme non conoscevano che l’inverno, nonostante i loro corpi riscaldati, nonostante la luce del giorno che non se n’andava.

X

   Sei nell’essenza costantemente poeta, costantemente allo zenit del tuo amore, costantemente avido di verità e di giustizia. Che tu non possa esserlo di continuo nella coscienza, è senza dubbio un male necessario.

XI

   Farai dell’anima che non esiste un uomo migliore di quella.

XII

   Guarda in che immagine temeraria si bagna la tua terra, piacere che da tempo ti ha disertato.

XIII

   Numerosi son coloro che aspettano d’esser sollevati dallo scoglio, superati dalla meta per definirsi.

XIV

   Ringrazia chi non si cura del tuo rimorso. Sei suo pari.

XV

   Le lacrime disprezzano il loro confidente.

XVI

   Resta una profondità commensurabile dove la sabbia sottomette il destino.

XVII

   Amor mio, poco importa ch’io sia nato: tu diventi visibile nel posto dov’io sparisco.

XVIII

   Poter procedere, senza ingannar l’uccello, dal cuore dell’albero all’estasi del frutto.

XIX

   Ad accoglierti di là dal piacere non è che la mercenaria gratitudine del ricordo. La presenza che hai scelto non rilascia addii.

XX

   Piégati soltanto per amare. Se muori, ami ancora.

XXI

   Le tenebre che t’infondi son rette dalla lussuria del tuo ascendente solare.

XXII

   Trascura coloro ai cui occhi l’uomo non sarebbe che una sosta di colore sul tormentato dorso della terra. Che si spartiscano la loro lunga protesta. L’inchiostro dell’attizzatoio e il rossor della nube son tutt’uno.

XXIII

   È indegno del poeta mistificare l’agnello, investirne la lana.

XXIV

   Se abitiamo un lampo, esso è il cuor dell’eterno.

XXV

   Occhi che, credendo d’inventare il giorno, avete svegliato il vento, io che posso fare per voi? Io son l’oblio.

XXVI

   Di tutte l’acque chiare, la poesia è quella che meno indugia ai riflessi dei suoi ponti.
   Poesia, vita futura nell’intimo dell’uomo riqualificato.

XXVII

   Una rosa perché piova. Al termine d’innumerevoli anni è il tuo augurio.

René Char

(Traduzione di Giorgio Caproni)

da “René Char, Poesie”, a cura di Elisa Donzelli, “Collezione di poesia” Einaudi, 2018

   Questa poesia darà il titolo all’omonima raccolta pubblicata da G. L. M. nel 1954 con una litografia di Joan Miró.
IV
una tempesta s’informa (un orage s’informe)] una tempesta prende forma → si avverte Ch → investiga → s’informa [la lezione piú avanzata è scritta due volte a mano da Ca, con penna viola cancellata con una riga e poi con penna nera]
XII
Guarda in che immagine temeraria si bagna la tua terra (Regarde l’image téméraire   où se baigne ton pays] Guarda in che intrepida luce è immersa la tua terra → immagine  temeraria si bagna
XIII
d’esser sollevati dallo scoglio (que l’écueil les soulève)] d’esser sollevati dal   frangente  → dallo scoglio Ch
XXVII
Al termine di innumerevoli anni è il tuo augurio (Au terme d’innombrables années,c’est ton souhait)] Sull’apice di tanti e tanti anni, è il tuo desiderio → Al termine di  innumerevoli e piú avanti augurio entrambe varianti di Ch   (Elisa Donzelli)

∗∗∗

À la santé du serpent

I

   Je chante la chaleur à visage de nouveau-né, la chaleur désespérée.

II

   Au tour du pain de rompre l’homme, d’être la beauté du point du jour.

III

   Celui qui se fie au tournesol ne méditera pas dans la maison. Toutes les pensées de l’amour deviendront ses pensées.

IV

   Dans la boucle de l’hirondelle un orage s’informe, un jardin se construit.

V

   Il y aura toujours une goutte d’eau pour durer plus que le soleil sans que l’ascendant du soleil soit ébranlé.

VI

   Produis ce que la connaissance veut garder secret, la connaissance aux cent passages.

VII

   Ce qui vient au monde pour ne rien troubler ne mérite ni égards ni patience.

VIII

   Combien durera ce manque de l’homme mourant au centre de la création parce que la création l’a congédié?

IX

   Chaque maison était une saison. La ville ainsi se répétait. Tous les habitants ensemble ne connaissaient que l’hiver, malgré leur chair réchauffée, malgré le jour qui ne s’en allait pas.

X

   Tu es dans ton essence constamment poète, constamment au zénith de ton amour, constamment avide de vérité et de justice. C’est sans doute un mal nécessaire que tu ne puisses l’être assidûment dans ta conscience.

XI

   Tu feras de l’âme qui n’existe pas un homme meilleur qu’elle.

XII

   Regarde l’image téméraire où se baigne ton pays, ce plaisir qui t’a longtemps fui.

XIII

   Nombreux sont ceux qui attendent que l’écueil les soulève, que le but les franchisse, pour se définir.

XIV

   Remercie celui qui ne prend pas souci de ton remords. Tu es son égal.

XV

   Les larmes méprisent leur confident.

XVI

   Il reste une profondeur mesurable là où le sable subjugue la destinée.

XVII

   Mon amour, peu importe que je sois né: tu deviens visible à la place où je disparais.

XVIII

   Pouvoir marcher, sans tromper l’oiseau, du cœur de l’arbre à l’extase du fruit.

XIX

   Ce qui t’accueille à travers le plaisir n’est que la gratitude mercenaire du souvenir. La présence que tu as choisie ne délivre pas d’adieu.

XX

   Ne te courbe que pour aimer. Si tu meurs, tu aimes encore.

XXI

   Les ténèbres que tu t’infuses sont régies par la luxure de ton ascendant solaire.

XXII

   Néglige ceux aux yeux de qui l’homme passe pour n’être qu’une étape de la couleur sur le dos tourmenté de la terre. Qu’ils dévident leur longue remontrance. L’encre du tisonnier et la rougeur du nuage ne font qu’un.

XXIII

   Il n’est pas digne du poète de mystifier l’agneau, d’investir sa laine.

XXIV

   Si nous habitons un éclair, il est le cœur de l’éternel.

XXV

   Yeux qui, croyant inventer le jour, avez éveillé le vent, que puis-je pour vous? Je suis l’oubli.

XXVI

   La poésie est de toutes les eaux claires celle qui s’attarde le moins aux reflets de ses ponts.
   Poésie, la vie future à l’intérieur de l’homme requalifié.

XXVII

   Une rose pour qu’il pleuve. Au terme d’innombrables années, c’est ton souhait.

René Char

da “Poèmes et prose choisis”, Éditions Gallimard, Paris, 1957

L’ultima notte – Paul Éluard

David Turnley, Fearful Palestinian Girl, 1995

I

Questo piccolo mondo assassino
È puntato sull’innocente
Gli toglie il pane di bocca
E dà la sua casa alle fiamme
Gli prende le vesti e le scarpe
Gli prende il tempo e i figli

Questo piccolo mondo assassino
Confonde i morti coi vivi
Assolve il fango grazia i traditori
La parola trasforma in rumore

Grazie mezzanotte dodici fucili
All’innocente rendono la pace
E tocca sempre alle folle
Sotterrare quella sua carne
Sanguinosa e il suo cielo nero
E tocca alle folle comprendere
Quanto debole è chi assassina.

II

Il prodigio sarebbe una spinta leggera
Contro questa muraglia
Sarebbe di potere disperdere questa polvere
Sarebbe essere uniti.

III

Gli avevano scarnite vive le mani piegata la schiena
Gli avevano scavato un foro nel cervello
E per morire aveva dovuto patire
Tutta la vita.

IV

Bellezza creata per chi è felice
Bellezza corri pericolo grande

Queste tue mani in croce alle ginocchia
Sono gli ordigni d’un assassino

Questa tua bocca che canta spiegata
Serve di brocca al mendicante

E questa coppa di latte puro
Diventa il seno d’una puttana.

V

Nel rigagnolo i poveri raccoglievano il pane
Con lo sguardo coprivano la luce
Non c’era piú paura della notte
Tanto deboli quella debolezza
Li faceva sorridere
In fondo al loro buio si portavano i corpi
Si vedevano solo attraverso la miseria
Si scambiavano solo una lingua segreta
E udivo lentamente cautamente parlare
Di un’antica speranza grande come la mano

Udivo calcolare
Le dimensioni multiple della foglia d’autunno
La fusione dell’onda in mezzo al mare calmo
Udivo calcolare
Le dimensioni multiple della forza futura.

VI

Io sono nato dietro una facciata orrida
Ho mangiato ho riso ho sognato ho patito vergogna
Sono vissuto come un’ombra
Eppure il sole ho saputo cantarlo
Il sole intero quello che respira
In ogni petto in ogni occhio
La goccia di candore che brilla dopo il pianto.

VII

Noi buttiamo nel fuoco il sacco delle tenebre
Noi spezziamo i serrami di ruggine dell’ingiustizia
Ecco uomini vengono
Che non hanno piú paura di se stessi
Perché sono sicuri d’ogni uomo
Perché il nemico dal viso d’uomo sparisce.

Paul Éluard

1953

(Traduzione di Franco Fortini)

da “Poésie et vérité”, 1942, in “Paul Éluard, Poesie”, “I Supercoralli” Einaudi, 1955

∗∗∗

La dernière nuit

I

Ce petit monde meurtrier
Est orienté vers l’innocent
Lui ôte le pain de la bouche
Et donne sa maison au feu
Lui prend sa veste et ses souliers
Lui prend son temps et ses enfants

Ce petit monde meurtrier
Confond les morts et les vivants
Blanchit la boue gracie les traîtres
Transforme la parole en bruit

Merci minuit douze fusils
Rendent la paix à l’innocent
Et c’est aux foules d’enterrer
Sa chair sanglante et son ciel noir
Et c’est aux foules de comprendre
La faiblesse des meurtriers.

II

Le prodige serait une légère poussée contre le mur
Ce serait de pouvoir secouer cette poussière
Ce serait d’être unis.

III

Ils avaient mis à vif ses mains courbé son dos
Ils avaient creusé un trou dans sa tête
Et pour mourir il avait dû souffrir
Toute sa vie.

IV

Beauté créée pour les heureux
Beauté tu cours un grand danger

Ces mains croisées sur tes genoux
Sont les outils d’un assassin

Cette bouche chantant très haut
Sert de sébile au mendiant

Et cette coupe de lait pur
Devient le sein d’une putain.

V

Les pauvres ramassaient leur pain dans le ruisseau
Leur regard couvrait la lumière
Et ils n’avaient plus peur la nuit
Très faibles leur faiblesse les faisait sourire
Dans le fond de leur ombre ils emportaient leur corps
Ils ne se voyaient plus qu’à travers leur détresse
Ils ne se servaient plus que d’un langage intime
Et j’entendais parler doucement prudemment
D’un ancien espoir grand comme la main

J’entendais calculer
Les dimensions multipliées de la feuille d’automne
La fonte de la vague au sein de la mer calme
J’entendais calculer
Les dimensions multipliées de la force future.

VI

Je suis né derrière une façade affreuse
J’ai mangé j’ai ri j’ai rêvé j’ai eu honte
J’ai vécu comme une ombre
Et pourtant j’ai su chanter le soleil
Le soleil entier celui qui respire
Dans chaque poitrine et dans tous les yeux
La goutte de candeur qui luit après les larmes.

VII

Nous jetons le fagot des ténèbres au feu
Nous brisons les serrures rouillées de l’injustice
Des hommes vont venir qui n’ont plus peur d’eux-mêmes
Car ils sont sûrs de tous les hommes
Car l’ennemi à figure d’homme disparaît.

Paul Éluard

da “Poésie et vérité”, 1942, Neuchâtel, Edition de la Baconnière, Collection des Cahiers du Rhône, 1943