Dammi il mio giorno – Salvatore Quasimodo

Karl Hofer, Sinnende junge Frau

 

Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.

Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;

un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.

Salvatore Quasimodo

da “Òboe sommerso (1930-1932)”, in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

«Io ti ho strappata dall’aria» – Nichita Stănescu

 

Io ti ho strappata dall’aria,
divinità melodiosa, esile,
per passare l’anello del mio braccio
intorno al tuo fianco nervoso, come un dito.
Oh, dilagare di profumi soavi;
correre di lepri; biancheggiare del giorno;
lento sciogliersi dei mondi di ghiaccio!
Ricadere delle chiome, gemello
della solitudine nera della terra…
Non ti insegnerò mai
nessuna parola della lingua dei pomeriggi.
Non ti svelerò mai
nessuna verità delle immobilità.
Resta dunque con me, resta,
scorrendo continuamente sui sassi azzurri
degli occhi,
sotto i salici delle costole
ramati dall’autunno,
e addormentati, addormentati
sotto il coro sibilante del mio corpo,
sognando di essere sveglia.

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio Del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Una visione dei sentimenti”, 1964, in “Nichita Stănescu, La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

∗∗∗

«Eu te-am rupt pe tine din aer»

Eu te-am rupt pe tine din aer,
zeitate melodioasă, subţire,
ca să-mi trec inelul braţului meu
în jurul mijlocului tău nervos, ca un deget.
O, revărsare de mirosuri suave;
alergare de iepuri; albine de ziuă;
lină topire de lumi a gheţii!
Alunecare a pletelor, geamănă
cu singurătatea neagră a pământului…
Nu te voi învăţa niciodată
nici un cuvânt din limba după-amiezelor.
Nu-ţi voi destăinui niciodată
nici un adevăr al nemişcărilor.
Rămâi deci cu mine, rămâi,
întruna curgând peste bolovanii albaştri
ai ochilor,
pe sub sălciile arămite de toamnă
ale coastelor,
şi-adormi tu, adormi
sub cortul şuierător al trupului meu
visând că eşti trează.

Nichita Stănescu

da “O viziune a sentimentelor”, Editura pentru Literatură, 1964

Tuo fratello morì giovane… – Eugenio Montale

Sven Fennema, Concerto in silenzio

13

Tuo fratello morì giovane; tu eri
la bimba scarruffata che mi guarda
« in posa » nell’ovale di un ritratto.
Scrisse musiche inedite, inaudite,
oggi sepolte in un baule o andate
al màcero. Forse le riinventa
qualcuno inconsapevole, se ciò ch’è scritto è scritto.
L’amavo senza averlo conosciuto.
Fuori di te nessuno lo ricordava.
Non ho fatto ricerche: ora è inutile.
Dopo di te sono rimasto il solo
per cui egli è esistito. Ma è possibile,
lo sai, amare un’ombra, ombre noi stessi.

Eugenio Montale

da “Xenia I”, in “Satura. 1962-1970”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971