«L’anonimo richiamo» – Ottavio Fatica

Ottavio Fatica, foto di Dino Ignani

 

L’anonimo richiamo
l’insensato anonimo
richiamo il non so che
che resta da balbettare
resta ancora?
que je pleure.

L’antenato animale il pardo
sta nel cielo
lí le stelle estendono
il senso del passato
il senso del passato
un senso tardo estende
con le stelle la sua notte
la notte a occidente
dello sguardo.

Nessuno ascolta
il demone di un altro
l’anonimo richiamo
l’insensato boato
o pigolio musica sghemba
per irreali fuochi
d’artificio sta tutto
nel non detto
il dito sulle labbra
per non piangere.

Nessuno ascolta
il demone di un altro.
Il pigolio reclama
quella vita che ha dentro
che è già tutta dentro l’uovo.
Il boato frastorna
e accompagna inaudito
per tutta la durata
un’esistenza.

Tu il dito sulle labbra
dimentica se vuoi
dimentichi e non puoi
che le parole
le figlie della terra
sono nostre figlie
chi deve averne cura
se non noi?
                 Fatemi piangere.

Splendida verba
bocca a bocca fatti
per farci piangere
Splendida verba
a copertura d’ogni menda
Splendida verba quando
il bello è che la verità
sta tutta nel non detto
cosí, come non detto
                nello smangio

Ottavio Fatica

da “Vicino alla dimora del serpente”, Einaudi, Torino, 2019

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