«Forse in ogni bambino c’è l’infanzia» – Daniele Piccini

Sergio Larrain, Italia, Sicilia, 1959

 

Forse in ogni bambino c’è l’infanzia
remota e irremissibile del mondo
che avanza, si trasmuta in altra danza
senza svanire la luna nel pozzo.
E persa quella lampada di biacca
sopra il celeste che si fa distante,
andiamo a descrizioni e imitazioni
dietro il fulgore della spiga in erba.
Inseguiamo, totalmente all’oscuro
del monito dell’infanzia, la seta
di una tremenda incantagione estiva,
mentre il succo svaniva, mentre il verde
della cima ripassava di mano,
rinvenendo in altri occhi lo stupore.

Daniele Piccini

da “Inizio fine”, Crocetti Editore, 2021

«Ma gli occhi del potere» – Daniele Piccini

Foto di Vivian Maier

 

Ma gli occhi del potere,
i volti indecifrabili,
che sudano violenza.
La loro lingua rompe
la lingua della vita,
corrompe intimamente
il sangue del ragazzo.
Eternamente muore
lui dal profilo ossuto, popolano,
che nel parlare si tirava tutto,
un viso da ragazzo
che la storia mette sempre a tacere,
che la storia rimpiange
con cordoglio peloso
quando ha tolto la spina
dalla rosa.

Daniele Piccini

da “Inizio fine”, Crocetti Editore, 2021

«L’enorme solitudine delle stelle» – Daniele Piccini

Foto di Nicholas Buer

 

L’enorme solitudine delle stelle
somiglia forse a quella
d’uomini alla deriva.
Si guardano negli specchi e attaccano
la carica del giorno
senza un soldo di fede nelle mani.
Come stanno vicine
le creature infinite e miserevoli
a queste solitudini,
come parlano chiaro,
come sussurrano accostando il muso.
E cosa stanno per dire con gli occhi
abbandonati, persi come stelle
nella ragnatela dell’universo?
Cosa vogliono dire?
Si scioglierà la lingua,
si scioglierà, e saranno le stelle
della nostra pazienza.

Daniele Piccini

da “Inizio fine”, Crocetti Editore, 2021