Poesia d’amore – Margherita Guidacci

Elena Arcangeli, L’attesa, 2007

 

Con l’ansia stessa che tien vivo il seme
Dentro la nera zolla
Finché veda l’ignota luce desiderata,
Ed accompagna il fiume nel suo lungo viaggio
Tra monotone rive
Verso un mare glorioso, dove insieme
Riconosca e raggiunga la sua mèta,
Io ti attendevo senza saperlo,
Ed era amore anche l’attesa.

Questo e non altro rammento,
E non altro so dirti,
Ora che il tempo dell’amore svelato
Sfrena danze di pòllini sul vento
E un impeto di liete acque alla foce,
E gli occhi affondano negli occhi, dolci labbra si uniscono.

Margherita Guidacci

da “Paglia e polvere”, Rebellato, Padova, 1961

Cumana – Margherita Guidacci

Mimmo Jodice, Cuma, Antro della Sibilla, 1993

I
 (Deìfobe, di se stessa)
Del vaticinare con le foglie

Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo
quel che le foglie recano già scritto
in sé, nelle intricate nervature
simili a vene sul dorso della mano
o linee incise nel palmo. Il mio sguardo,
che segue il biforcarsi di vie segrete,
coglie ad incroci turgidi di linfa
i nodi del significato. Così
si fa più chiaro il messaggio.
Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami
la mia risposta, non è mia, e neppure
è una risposta. È la vita che parla
in ogni cosa viva, mentre passa
verso la morte. Vi pongo di mio
soltanto un giusto angolo di sguardo.
E il calmo gesto con cui, dopo averle
lungamente scrutate, affido al vento
queste mie foglie, e il vento se le porta,
esso solo compiendo
per un diritto immemorabile
il sussurrante vaticinio.

Margherita Guidacci

da “Il buio e lo splendore”, Garzanti, 1989

Alla fine dei secoli – Margherita Guidacci

Foto di Katia Chausheva

 

Alla fine dei secoli, quando
mi chiamerà un’altra voce
e proverò per la seconda volta
l’impeto di risurrezione
prego che come questa volta,
quando sei stato tu a chiamarmi,
alzandomi stupita dalla fossa
con le ossa che sentono la carne
stendersi nuovamente su di loro,
con la carne che sente
in sé di nuovo penetrare l’anima –
io possa, in quel tremendo campo
dove avrà inizio l’eterno,
fissare il primo sguardo su di te,
ritrovarti al mio fianco.

Margherita Guidacci

da “Inno alla gioia”, Nardini, Firenze, 1983 

Non voglio – Margherita Guidacci

Foto di Anka Zhuravleva

La farfalla è condannata per le
sue ali, che sono antieconomiche.
Osbert Sitwell

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate − segnate e misurate
senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:
me li appuntate sull’anima
e dite: «Qui faremo un bell’orlo.
Dopo starai tanto meglio.»

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.

Margherita Guidacci

da “Neurosuite”, Vicenza: Neri Pozza, 1970

La sabbia e l’angelo – V – Margherita Guidacci

Foto di Jerry Uelsmann

 

Furono ultime a staccarsi le voci. Non le voci tremende
Della guerra e degli uragani,
E nemmeno voci umane ed amate,
Ma mormorii d’erbe e d’acque, risa di vento, frusciare
Di fronde tra cui scoiattoli invisibili giocavano,
Ronzio felice d’insetti attraverso molte estati
Fino a quell’insetto che più insistente ronzava
Nella stanza dove noi non volevamo morire.
E tutto si confuse in una nota, in un fermo
E sommesso tumulto, come quello del sangue
Quando era vivo il nostro sangue. Ma sapevamo ormai
Che a tutto ciò era impossibile rispondere.
E quando l’Angelo ci chiese: «Volete ancora ricordare?»
Noi stessi l’ implorammo: «Lascia che venga il silenzio!»

Margherita Guidacci

da “La sabbia e l’angelo”, Vallecchi, 1946