Il vecchio professore – Wisława Szymborska

Wisława Szymborska

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli ho chiesto di quei tempi,
quando ancora eravamo così giovani,
ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti.

È rimasto qualcosa, tranne la giovinezza
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro
cosa è bene e male per il genere umano.

È la più mortifera di tutte le illusioni
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto del futuro,
se ancora lo vede luminoso.

Ho letto troppi libri di storia
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto della foto,
quella in cornice sulla scrivania.

Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata,
moglie, figlioletta sulle sue ginocchia,
gatto in braccio alla figlioletta,
e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio
un uccello non identificato in volo
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto se gli capita di essere felice.

Lavoro
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.

Alcuni miei ex assistenti,
che ormai hanno anche loro ex assistenti,
la signora Ludmilla, che governa la casa,
qualcuno molto intimo, ma all’estero,
due signore della biblioteca, entrambe sorridenti,
il piccolo Jav che abita di fronte a Marco Aurelio
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto della salute e del suo morale.

Mi vietano caffè, vodka e sigarette,
di portare oggetti e ricordi pesanti.
Devo far finta di non aver sentito
– mi ha risposto.

Gli ho chiesto del giardino e della sua panchina.

Quando la sera è tersa, osservo il cielo.
Non finisco mai di stupirmi,
tanti punti di vista ci sono lassù
– mi ha risposto.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Due punti” (2005), Libri Scheiwiller, 2010

∗∗∗

Stary profesor

Spytałam go o tamte czasy,
kiedy byliśmy jeszcze tacy młodzi,
naiwni, zapalczywi, głupi, niegotowi.

Trochę z tego zostało, z wyjątkiem młodości
– odpowiedział.

Spytałam go, czy nadal wie na pewno,
co dla ludzkości dobre a co złe.

Najbardziej śmiercionośne złudzenie z możliwych
– odpowiedział.

Spytałam go o przyszłość,
czy ciągle jasno ją widzi.

Zbyt wiele przeczytałem książek historycznych
– odpowiedział.

Spytałam go o zdjęcie,
to w ramkach, na biurku.

Byli, minęli. Brat, kuzyn, bratowa,
żona, córeczka na kolanach żony,
kot na rękach córeczki,
i kwitnąca czereśnia, a nad tą czereśnią
niezidentyfikowany ptaszek latający
– odpowiedział.

Spytałam go, czy bywa czasami szczęśliwy.

Pracuję
– odpowiedział.

Spytałam o przyjaciół, czy jeszcze ich ma.

Kilkoro moich byłych asystentów,
którzy także już mają byłych asystentów,
pani Ludmiła, która rządzi w domu,
ktoś bardzo bliski, ale za granicą,
dwie panie z biblioteki, obie uśmiechnięte,
mały Grześ z naprzeciwka i Marek Aureliusz
– odpowiedział.

Spytałam go o zdrowie i samopoczucie.

Zakazują mi kawy, wódki, papierosów,
noszenia ciężkich wspomnień i przedmiotów.
Muszę udawać, że tego nie słyszę
– odpowiedział.

Spytałam o ogródek i ławkę w ogródku.

Kiedy wieczór pogodny, obserwuję niebo.
Nie mogę się nadziwić,
ile tam punktów widzenia
– odpowiedział.

Wisława Szymborska

da “Dwukropek ”, Wydawnictwo a5, 2005

Treni sotterranei – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono quadri che mostrano la sofferenza
e la fiammella di una candela; ci sono uomini infelici,
che cercano invano consolazione
come un postino arrancante nella tormenta,

c’è la musica che cresce nella giungla del silenzio,
ci sono i carnefici, ci sono strade tenebrose,
finestre cieche,
giorni che sembrano la festa della crudeltà.

Ci sono coloro che piangono senza speranza
in una soffocante sala d’attesa,
ci sono treni sotterranei, pesanti accuse,
c’è anche l’ordinaria noia delle conversazioni
sullo sport,

e il terrore delle lunghe sere, e gli urli degli ubriachi –
e capitano gli attimi di rivelazione,
quando fieramente sfavillano i fiori dei castani

e con insicurezza procedono fra le erbe
tordi giovinetti frastornati
dal fuoco eracliteo del giardino di maggio.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXX, Novembre 2017, N. 331, Crocetti Editore

∗∗∗

Podziemne pociągi

Są obrazy, które pokazują cierpienie
i płomyk świecy; są ludzie nieszczęśliwi,
na próżno szukający pocieszenia
jak listonosz brnący w śnieżnej zawiei,

jest muzyka rosnąca w dżungli milczenia,
są oprawcy, są mroczne ulice, ślepe okna,
dni, które wydają się świętem okrucieństwa.

Są ci co płaczą bez nadziei w ciasnej poczekalni,
są podziemne pociągi, ciężkie oskarżenia,
jest także zwyczajna nuda rozmów o sporcie,

i terror długich wieczorów, i krzyki pijaków –
i zdarzają się chwile objawienia,
kiedy dumnie błyszczą kwiaty kasztanów

i niepewnie idą wśród traw
młodziutkie drozdy oszołomione
heraklitejskim ogniem majowego ogrodu.

Adam Zagajewski

da “Asymetria”, A5 K. Krynicka, 2014

Fuoco, fuoco – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fuoco di Cartesio, il fuoco di Pascal,
la cenere, la scintilla.
Di notte brucia un falò invisibile,
il fuoco, che ardendo non distrugge
ma crea, come se in un attimo
volesse restituire ciò che le fiamme
hanno rubato in molti continenti,
la biblioteca di Alessandria, la fede
dei Romani ed il terrore di una bimba
in Nuova Zelanda.
Il fuoco come gli eserciti
dei Mongoli devasta e brucia le città
di legno e di pietra, e poi eleva
case leggere e palazzi invisibili,
impone a Cartesio
distruggi la filosofia e costruiscine una nuova,
si tramuta nel roveto ardente,
sveglia Pascal, percuote le campane
e le fonde per eccesso di zelo.
Avete visto come legge i libri?
Pagina per pagina, lentamente,
come chi ha appena imparato
a sillabare.
                     Fuoco, fuoco, il fuoco
eterno di Eraclito, l’avido messaggero,
il ragazzo dalle labbra nere come bacche.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Valeria Rossella)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N.200, Crocetti Editore

∗∗∗

Il fuoco, il fuoco

Il fuoco di Cartesio, il fuoco di Pascal,
cenere, scintilla.
Di notte arde un falò invisibile,
il fuoco, che consumandosi non distrugge
ma crea, come se in un attimo
volesse restituire ciò che le fiamme
hanno sottratto in vari continenti,
la biblioteca di Alessandria, la fede
dei Romani e la paura di una bimba
nella Nuova Zelanda.
     Il fuoco, come le armate
dei Mongoli devasta e brucia le città
di legno e di pietra, e poi innalza
case lievi e palazzi invisibili,
ordina a Cartesio
di demolire la filosofia e di erigerne un’altra,
si trasforma nel roveto ardente,
sveglia Pascal, suona le campane
e le fonde per eccesso di zelo.
Avete visto come legge
i libri? Pagina dopo pagina, lentamente,
come chi ha appena imparato
a sillabare.
       Il fuoco, il fuoco, il fuoco eterno,
il fuoco di Eraclito, l’avido messaggero,
un ragazzo dalle labbra nere di bacche.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

∗∗∗

Fuoco, fuoco

Fuoco di Cartesio, fuoco di Pascal,
cenere, barlume, favilla.
A notte arde un invisibile falò,
un fuoco che comburendo non distrugge
bensì crea, come se volesse rendere
in un istante ciò che avevano sottratto
le fiamme in vari continenti,
la biblioteca di Alessandria, la fede
dei Romani e l’angoscia di una bambina
piccola della Nuova Zelanda.
                        Il fuoco come le armate
dei Mongoli devasta e brucia le città
lignee e petrose, e poi erige
lievi case e impercettibili palazzi,
impone a Cartesio
di abbattere la filosofia e costruirne una nuova,
si trasforma in un frutice ardente,
desta Pascal, percuote le campane
e le liquefa per eccesso di zelo.
Avete visto come legge
i libri, lui? Foglio a foglio, lentamente,
come qualcuno che abbia appena imparato
a sillabare.
                    Fuoco, fuoco, eterno
fuoco di Eraclito, cupido messaggero,
fanciullo dalla bocca annerita dalle bacche.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

da “ Andare a Leopoli e altre poesie, 1985, in “Guarire dal silenzio, Nuovi versi e poesie scelte”, “Lo Specchio” Mondadori, 2020

∗∗∗

Ogień, ogień

Ogień Kartezjusza, ogień Pascala,
popiół, iskra.
W nocy płonie niewidzialne ognisko,
ogień, który paląc się nie niszczy
tylko tworzy, jakby chciał oddać
w jednej chwili to, co zabrały
płomienie na różnych kontynentach,
bibliotekę w Aleksandrii, wiarę
Rzymian i lęk małej dziewczynki
z Nowej Zelandii.
                                    Ogień jak armie
Mongołów pustoszy i pali drewniane
i kamienne miasta, a potem wznosi
lekkie domy i niewidoczne pałace,
nakazuje Kartezjuszowi
obalić filozofię i zbudować nową,
przemienia się w krzew gorejący,
budzi Pascala, uderza w dzwony
i topi je z nadmiaru gorliwości.
Czy widzieliście, jak on czyta
książki? Kartkę po kartce, powoli,
jak ktoś, kto dopiero nauczył się
sylabizować.
                                            Ogień, ogień, wieczny
ogień Heraklita, chciwy posłaniec,
chłopiec o czarnych od jagód ustach.

Adam Zagajewski

da “Jechać do Lwowa”, London: Aneks, 1985

Lava – Adam Zagajewski

Foto di Renate von Mangoldt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E se Eraclito e Parmenide
avessero ragione contemporaneamente
e due mondi esistessero affiancati
uno tranquillo, l’altro folle; una freccia
scocca immemore, e l’altra indulgente
la osserva; lo stesso flutto si frange e non si frange,
gli animali nascono e muoiono nello stesso istante,
le foglie di betulla giocano con il vento e al contempo
si struggono in una crudele fiamma rugginosa.
La lava uccide e serba, il cuore batte e viene colpito,
c’era la guerra, la guerra non c’era,
gli ebrei sono morti, vivono gli ebrei, le città bruciarono,
le città rimangono, l’amore avvizzisce, il bacio è eterno,
le ali dello sparviero devono essere brune,
tu sei sempre con me, anche se non ci siamo più,
le navi affondano, la sabbia canta e le nuvole
vagano come veli nuziali sfilacciati.

Tutto è perduto. Tanto incanto. I colli
reggono cauti lunghi stendardi boscosi,
il muschio sale sul campanile di pietra della chiesa
e con labbra minute timidamente loda il Settentrione.
Al crepuscolo i gelsomini brillano come lampade
folli stordite dalla propria luce.
Nel museo davanti a una tela scura
si stringono pupille feline. Tutto è finito.
I cavalieri galoppano su cavalli neri, il tiranno scrive
una sgrammaticata condanna a morte.
La giovinezza si dissolve nell’arco
di un giorno, i volti delle fanciulle si fanno
medaglioni, la disperazione volge in estasi
e i duri frutti delle stelle crescono nel cielo
come grappoli d’uva e la bellezza dura, tremula, immota
e Dio c’è e muore, la notte torna a noi
sul fare della sera, e l’alba è brizzolata di rugiada.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

∗∗∗

Lawa

Cóż jednak, pomyślałem, jeżeli jednocześnie
i Heraklit, i Parmenides mają rację
i tuż obok siebie istnieją dwa światy,
jeden spokojny, drugi szalony; jedna strzała
mknie bez pamięci a druga przygląda się jej
z pobłażaniem; ta sama fala płynie i nie płynie,
zwierzęta rodzą się i giną w tej samej chwili,
listki brzozy bawią się wiatrem i jednocześnie
niszczeją w rdzawym, okrutnym płomieniu.
Lawa zabija i utrwala, serce uderza
i jest uderzone, była wojna, wojny nie było,
Żydzi umarli, Żydzi żyją, miasta spłonęły,
miasta stoją, miłość płowieje, wieczny pocałunek,
skrzydła jastrzębia muszą być brązowe,
ty wciąż jesteś ze mną chociaż nas już nie ma,
okręty toną, piasek śpiewa i chmury
wędrują jak strzępy weselnych welonów.

Wszystko stracone. Tyle olśnienia. Wzgórza
niosą ostrożnie długie chorągwie lasu,
mech wchodzi na kamienną wieżę kościoła
i małymi ustami nieśmiało chwali północ.
O zmierzchu jaśminy świecą jak dzikie
lampy oszołomione własnym blaskiem.
W muzeum przed ciemnym płótnem zwężają się
czyjeś kocie źrenice. Wszystko skończone.
Jeźdźcy pędzą na czarnych koniach, tyran układa
wyrok śmierci pełen błędów stylistycznych.
Młodość zamienia się w nicość w ciągu
jednego dnia, twarze dziewcząt zamieniają się
w medaliony, rozpacz zamienia się w zachwyt
i twarde owoce gwiazd rosną na niebie
jak winogrona i piękno trwa drżące i nieporuszone
i Bóg jest i umiera, noc wraca do nas
co wieczór a świt jest siwy od rosy.

Adam Zagajewski

da “Płótno, 1990”, in “Adam Zagajewski, Wiersze wybrane”, Wydawnictwo a5, 2010

Misticismo per principianti – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giorno era mite, la luce amichevole.
Il tedesco sulla terrazza del caffè
teneva un libricino sulle ginocchia.
Sono riuscito a vedere il titolo:
Misticismo per principianti.
Subito ho capito che le rondini
pattuglie sulle strade di Montepulciano
con i loro versi striduli
e le conversazioni pacate dei viaggiatori timidi dell’Est,
la cosiddetta Europa centrale,
e gli aironi bianchi fermi ieri? Il giorno prima?
come suore in campi di riso,
e il crepuscolo, lento e metodico,
che offusca i contorni delle case medievali,
gli olivi sulle basse colline,
lasciate al vento e agli incendi,
e la testa della Principessa sconosciuta
che ho ammirato al Louvre
e le vetrate delle chiese come ali di farfalla
spruzzate di polline,
e il piccolo usignolo che si esercita
nella sua recita vicino all’autostrada,
e ogni viaggio, ogni tipo di viaggio,
sono solo misticismo per principianti,
il corso introduttivo, propedeutico
per un esame che è stato
rinviato.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Paola Malavasi)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVII, Maggio 2004, N. 183, Crocetti Editore

∗∗∗

Mistica per principianti 

II giorno era mite, la luce amica.
Quel tedesco sulla terrazza del caffè
teneva sulle ginocchia un libriccino.

Riuscii a leggere il titolo:
Mistica per principianti.
All’improvviso compresi che le rondini
in ricognizione
con striduli richiami
sulle vie di Montepulciano,
e i dialoghi sommessi degli intimiditi
viaggiatori dell’Europa Orientale detta Centrale,
e i bianchi aironi fermi – ieri, ier l’altro? –
nelle risaie come tante monache,
e il crepuscolo, lento e sistematico,
che cancellava i profili delle case medioevali,
e gli olivi sulle basse colline
esposti ai venti e agli incendi,
e la testa della Principessa ignota,
che vidi e ammirai al Louvre,
e le vetrate delle chiese simili ad ali di farfalla
cosparse del polline dei fiori,
e il piccolo usignolo che si esercitava nella dizione
proprio accanto all’autostrada,
e i viaggi, tutti i viaggi,
erano soltanto mistica per principianti,
un corso introduttivo, prolegomeni
di un esame rimandato
a più tardi.

Adam Zagajewski 

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

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Mistyka dla początkujących

Mistyka dla początkujących
Dzień był łagodny, światło przyjazne.
Ten Niemiec na tarasie kawiarni
trzymał na kolanach niedużą książkę.
Udało mi się zobaczyć jej tytuł:
Mistyka dla początkujących.
Od razu zrozumiałem, że jaskółki,
które, przenikliwie gwiżdżąc,
patrolowały ulice Montepulciano,
i ściszone rozmowy onieśmielonych wędrowców
z Europy Wschodniej zwanej Środkową,
i białe czaple, stojące – wczoraj, przedwczoraj? –
w polach ryżowych jak zakonnice,
i zmierzch, powolny i systematyczny,
zacierający kontury średniowiecznych domów,
i drzewa oliwne na niewielkich wzgórzach,
poddane wiatrom i pożarom,
i głowa Nieznanej księżniczki,
którą widziałem i podziwiałem w Luwrze,
i witraże w kościołach jak skrzydła motyli
pomazane pyłkiem kwiatów,
mały słowik, który ćwiczył recytację
tuż przy autostradzie,
i podróże, wszystkie podróże,
to była tylko mistyka dla początkujących,
wstępny kurs, prolegomena
do egzaminu, który odłożony został
na później.

Adam Zagajewski

da “Pragnienie”, Kraków: Wydawnictwo “a5”, 1999