Due – Pierluigi Cappello

 

Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi,
incontrarti è il sapore che trattengo nel sorso di caffè.

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

Un giorno settembre era limpido e ventoso
il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

«Io venni al mondo per vedere il sole» – Konstantin Dmitrievič Bal’mont

Félix Vallotton, Sunset, Blue-Gray High Tide, 1911, Private Collection

 

Io venni al mondo per vedere il sole
e gli azzurri orizzonti.
Io venni al mondo per vedere il sole
e i bianchi monti.

Io venni al mondo per vedere il mare
e il verde oro del piano.
Piú mondi in uno sguardo io so serrare:
sono un sovrano.

Io vinsi lo squallore dell’oblio
col mio incanto.
In me si cela eternamente un dio
e sempre canto.

Svegliato fu il mio sogno dal dolore
e in terra mi ama ognuno.
Chi pari m’è nelle virtú canore?
Alcuno, alcuno!

Io venni al mondo per vedere il sole
all’imbrunire
io canterò… Io canterò del sole
nell’ora di morire.

Konstantin Dmitrievič Bal’mont

(Traduzione di Renato Poggioli)

da “Il fiore del verso russo”, Passigli Editori, 1998

Una piuma di pavone – Seamus Heaney

Édouard Boubat, Portrait of Anne- Marie Edvina, 1961

per Daisy Garnett

Sei giorni or sono si è versata l’acqua
Per battezzarti, per operare l’incantesimo
E farti monda la fedina, speriamo, per sempre.
Ma ora la tua vita è sonno e nutrimento
Che, con il tocco dell’amore, è sufficiente
Per te, Daisy, Daisy, nipotina inglese.

Gloucestershire: si stendono le sue prospettive
Boschive e velate di foschia al mio occhio
Il cui paesaggio, come quello di tua madre era,
È cosa diversa da questa dolcezza
D’arte topiaria, distese erbose e mattoni,
Proprietà, inviolate, cintate, nostalgiche.

Io vengo da un disordine di fattorie e pantani,
Vecchi appezzamenti che il colpo e la scossa
Della storia hanno lasciato scompigliati.
Ma qui, per amor tuo, ho adattato
La mia voce da carrettiera a toni da giardino,
Con pietra di Cotswold ho lastricato l’acquitrino.

Fili intricati di famiglie intrecciano una rete
Di nodi d’amore di due menti, una carne.
Il futuro non è nostro. Noi intessiamo
Un labirinto di parentele, scambiamo cenni e saluti
Con fiducia ma con poca intimità –
Così questo è un billet-doux per dire

Che in un caldo luglio tu eri qui
Battezzata e sorridente a Bradley
Mentre io, ospite nella tua verde corte,
A una finestra a occidente sedevo e scrivevo
Conscio nell’oscurità che si addensava.
E avrei potuto anche essere a Coole Park.

Così prima che io parta dalla tua casa ordinata,
Preghiamo. Possano terra coltivata e argilla,
Annerite da sangue di Celti e Sassoni,
Nutrire al loro seno amore in te per casa e bosco –
Dove per te lascio cadere questo, mentre passo,
Come una piuma di pavone sull’erba.

Seamus Heaney

1972

(Traduzione di Francesca Romana Paci)

da “La lanterna di biancospino”, Guanda, Parma, 1999

∗∗∗

A Peacock’s Feather

for Daisy Garnett

Six days ago the water fell
To christen you, to work its spell
And wipe your slate, we hope, for good.
But now your life is sleep and food
Which, with the touch of love, suffice
You, Daisy, Daisy, English niece.

Gloucestershire: its prospects lie
Wooded and misty to my eye
Whose landscape, as your mother’s was,
Is other than this mellowness
Of topiary, lawn and brick,
Possessed, untrespassed, walled, nostalgic.

I come from scraggy farm and moss,
Old patchworks that the pitch and toss
Of history have left dishevelled.
But here, for your sake, I have levelled
My cart-track voice to garden tones,
Cobbled the bog with Cotswold stones.

Ravelling strands of families mesh
In love-knots of two minds, one flesh.
The future’s not our own. We’ll weave
An in-law maze, we’ll nod and wave
With trust but little intimacy –
So this is a billet-doux to say

That in a warm July you lay
Christened and smiling in Bradley
While I, a guest in your green court,
At a west window sat and wrote
Self-consciously in gathering dark.
I might as well be in Coole Park.

So before I leave your ordered home,
Let us pray. May tilth and loam,
Darkened with Celts’ and Saxons’ blood,
Breastfeed your love of house and wood –
Where I drop this for you, as I pass,
Like the peacock’s feather on the grass.

Seamus Heaney

da “The Haw Lantern”, Faber and Faber Limited, London, 1987

«Tu dovrai accettare la tua morte» – Giorgio Manganelli

Willy Ronis, Lens, Pas-De-Calais, 1951

 

Tu dovrai accettare la tua morte:
e le rughe prima della morte,
l’affanno, la mano che fallisce,
lo sguardo distratto delle donne,
e dovrai perdonare
gli errori di persona, i dialoghi
interrotti dal sonno –
ma sarà forse il gesto piú leggero
d’una prostituta consumata,
o piú triste passione,
sarà un gesto purissimo, staccato,
a riposare la tua vita sbagliata.

Giorgio Manganelli

da “Poesie”, Crocetti Editore, 2006

Dove giocano i bambini – Cristina Alziati

Henri Berssenbrugge, Children Playing with a Hoop, Rotterdam, 1910

 

Tutta rimpicciolita, minima, essiccata
l’hanno portata così, tutta cenere
una coltre di bruna preistoria.
Hanno portato una piccola mummia,
la più nuova di tutto il creato.

Giocavano per strada
tirava sassate con gli altri bambini
ai tracciati di fosforo bianco,
e ciottoli
dentro i riquadri del gioco del mondo.

Qui, dove corrono, vedi, le linee del mondo.
Masticata all’interno,
non sappiamo che cosa sia stato.
Noi a giocare scendiamo ogni giorno,
qui o altrove, che importa
se una coltre ci inchioda
e l’arma fradicia della menzogna,
e noi siamo bambini e qui corrono
le linee del mondo, e tutto, vedi,
tutto è una sola traiettoria intorno.

Cristina Alziati

da “Come non piangenti (2007-2011)”, Marcos y Marcos, 2011