Falsa identità – Fernanda Romagnoli

Édouard Boubat, Paris, 1970 (dettaglio)

 

Prima o dopo qualcuno lo scopre:
io sono già morta
da viva. È di donna straniera
la faccia fra i capelli in giù sporta
che sùbito si ritira,
l’ombra che dietro le tende
s’aggira di sera,
il passo che viene alla porta
e non apre. Suo il canto
che intriga i vicini coprendo
i miei gridi sepolti. Qualcuno
prima o dopo lo scopre. Ma intanto…
Lei a proclamarsi non esita,
lei mostra il mio biglietto da visita.
Io nel buio, in catene, a un palmo
da voi di distanza, sul muro
graffio questa riga contorta:
testimonianza che mio
era il nome alla porta, ma il corpo
non ero io.

 Fernanda Romagnoli

 da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti, Milano, 1980

Sempre a una soglia – Anna Maria Ortese

   

   Quante volte lo vidi io questo sole
che fermo adesso sopra la collina,
va come un occhio balenando appena
prima del sonno. Ma finito odore
sale di terra intorno, di finite
foglie rossastre… Allora
ch’io lo vedevo questo sole, avevo
fili d’intorno così nuovi, foglie
verdissime lucenti. Io non capivo
bene, vedevo quella interminata
luce di fronte e mi girava in cuore
uno sgomento di dolcezza, un fiotto
di vergini parole, una posata
padronanza dei cieli. Che aspettavo?
Com’è finita? come
la dolcezza vanì della giornata
senza che le dicessi le parole
che avevo in cuore, tante? Io dunque stetti
sempre a una soglia, io sempre? Ah sì, dormivo.
   Dormivo piano e c’erano d’intorno
al mio sonno fruscii voci baleni
d’avvicinato cielo, e ad aspettare
tutto invitava mormorando. Ed io
riapersi gli occhi. Vidi qua le rosse
foglie contorte; e voci
dileguavano, il sole era disceso
nella collina, spento mi guardava.

Anna Maria Ortese

dalla rivista “Poesia”, Anno VIII, Luglio/Agosto 1995, N. 86, Crocetti Editore