13.12.43 – Manolis Anaghnostakis

Frances Mortimer, Reflection, Paris, 1950s

 

Ricordi che ti dicevo: quando fischiano le navi non startene nel porto.
Ma il giorno che fuggiva era nostro e non avremmo mai voluto lasciarlo
Un fazzoletto amaro stava per salutare l’uggioso ritorno
Pioveva davvero molto e le strade erano deserte
Con un tenue, indefinito sapore autunnale
Finestre chiuse e la gente così dimenticata
– Perché tutti ci hanno lasciato? Perché tutti ci hanno lasciato? E stringevo le tue mani
Non aveva niente di strano il mio grido.

… Un giorno ce ne andremo in silenzio e vagheremo
Per le città tumultuose e i mari deserti
Con un desiderio acceso sulle labbra
È l’amore che abbiamo cercato e che ci hanno negato
Tu dimenticavi le nostre lacrime, la nostra gioia, i nostri ricordi
Salutando le bianche vele al vento.
Forse non resta nient’altro che questo da ricordare.

Nella mia anima sussulta l’angoscioso Perché,
Assorbo il vento della solitudine e dell’abbandono
Batto le mura della mia umida prigione e non attendo risposta
Nessuno mai toccherà la misura della mia tenerezza e della
mia tristezza.

E tu aspetti una lettera che non arriva
Una voce riecheggia lontana nella tua memoria e si spegne
E uno specchio misura cupo la tua immagine
La nostra perduta inconsapevolezza, le perdute ali.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Stagioni, 1945”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

13.12.43

Θυμᾶσαι πού σοῦ ῾λεγα
Ὅταν σφυρίζουν τά πλοῖα μήν εἶσαι στό λιμάνι.
Μά ἡ μέρα πού ἔφευγε ἤτανε διϰιά μας
ϰαί δέ θά θέλαμε ποτέ νά τήν ἀφήσουμε
Ἕνα μαντήλι πιϰρό θά χαιρετᾶ τήν ἀνίατου γυρισμοῦ
Κι ἔβρεχε ἀλήθεια πολύ ϰι ἤτανε ἔρημοι οἱ δρόμοι
Μέ μιά λεπτήν ἀϰαθόριστη χινοπωριάτιϰη γεύση
Κλεισμένα παράθυρα ϰι οἱ ἄνθρωποι τόσο λησμονημένοι –
Γιατί μᾶς ἄφησαν ὅλοι; Γιατί μᾶς ἄφησαν ὅλοι;
Κι ἕσφιγγα τά χέρια σου Δέν εἶχε τίποτα τ᾿ ἀλλόϰοτο ἡ ϰραυγή μου.

Θά φύγουμε ϰάποτε ἀθόρυβα ϰαί θά πλανηθοῦμε
Μές στί ς πολύβοες πολιτεῖες ϰαί στί ς ἔρημες θάλασσες
Μέ μιάν ἐπιθυμία φλογισμένη στά χείλια μας
Εἶναι ἡ ἀγάπη πού γυρέψαμε ϰαί μᾶς τήν ἀρνήθηϰαν
Ξεχνοῦσες τά δάϰρυα, τή χαρά ϰαί τή μνήμη μας
Χαιρετώντας λευϰά πανιά π᾿ ἀνεμίζονται.
Ἴσως δέ μένει τίποτ᾿ ἄλλο παρά αὐτό νά θυμόμαστε.
Μές στήν ψυχή μου σϰιρτᾶ τό ἐναγώνιο Γιατί,
Ρουφῶ τόν ἀγέρα τῆς μοναξιᾶς ϰαί τῆς ἐγϰατάλειψης
Χτυπῶ τούς τοίχους τῆς ὑγρῆς φυλαϰῆς μου ϰαί δέν προσμένω ἀπάντηση
Κανεί ς δέ θ᾿ ἀγγίξει τήν ἔϰταση τῆς στοργῆς ϰαί τῆς θλίψης μου.

Κι ἐσύ περιμένεις ἕνα γράμμα πού δέν ἔρχεται
Μιά μαϰρινή φωνή γυρνᾶ στή μνήμη σου ϰαί σβήνει
Κι ἕνας ϰαθρέφτης μετρᾶ σϰυθρωπός τή μορφή σου
Τή χαμένη μας ἄγνοια, τά χαμένα φτερά.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἐποχές ”, 1945, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1956)”, Αθήνα, ιδιωτ. έκδοση, 1956

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