Epilogo – Manolis Anaghnostakis

Foto di Hengki Koentjoro

 

Questi versi saranno forse gli ultimi
Gli ultimi degli ultimi che saranno scritti
Perché i poeti futuri non sono piú in vita
Quelli che potevano parlare sono tutti morti giovani
Le loro tristi canzoni sono diventate uccelli
In qualche altro cielo dove brilla un sole straniero
Sono diventate fiumi selvaggi e corrono verso il mare
E le loro acque non puoi distinguerle
Nelle loro canzoni tristi è sbocciato un loto
Nel cui succo piú giovani rinasceremo.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Stagioni 3, 1951)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Ἐπίλσγος

Οἱ στίχοι αὐτοί μπορεῖ ϰαί νά ῾ναι οἱ τελευταῖοι
Οἱ τελευταῖοι στούς τελευταίους πού θά γραφτοῦν
Γιατί οἱ μελλούμενοι ποιητές δέ ζοῦνε πιά
Αὐτοί πού θά μιλούσανε πεθάναν ὅλοι νέοι
Τά θλιβερά τραγούδια τους γενήϰανε πουλιά
Σέ ϰάποιον ἄλλον οὐρανό πού λάμπει ξένος ἥλιος
Γενῆϰαν ἄγριοι ποταμοί ϰαί τρέχουνε στή θάλασσα
Kαί τά νερά τους δέν μπορεῖς νά ξεχωρίσεις
Στά θλιβερά τραγούδια τους φύτρωσε ἕνας λωτός
Nά γεννηθοῦμε στό χυμό του ἐμεῖς πιό νέοι.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἐποχές 3”, 1951, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1956)”, Αθήνα, ιδιωτ. έκδοση, 1956

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