Va’ via, il mio cuore brama… – Kostas G. Kariotakis

Foto di Anja Bührer

 

Va’ via, lasciami solo, vedo che sta crescendo
la notte in cielo, e il caos diventa piú profondo.
Tra poco del dolore neanche il ricordo resta, e io sono
un fiore che nella tua mano perde petali e muore.

Va’ via, come andarono gli anni quando un’unica tua
parola nella vita era per me come un peana.
Le mie labbra hanno sete del bacio della madre,
di madre terra, e al riso dei secoli si schiudono.

Va’ via, il mio cuore brama la quiete senza fine!
Persino il tuo respiro increspa le acque nere
di Stige, che mi portano, naufrago come sono,
laggiú nell’assoluto Nulla, nell’Infinito.

Kostas G. Kariotakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Elegie e satire, 1927: Elegie, prima serie)

da “L’ombra delle ore”, Crocetti Editore, 2004

v. 4: cfr. Nepenti, “Ora che né l’amore” vv.27-28.
v. 12: per il significato dell’accostamento di Nulla e Infinito in Kariotakis, che qui è esplicitato nella maniera piú chiara di tutta la sua poesia, cfr. la nota introduttiva a Elegie e Satire. (Filippomaria Pontani)

∗∗∗

Φύγε, ἡ Καρδιά μου νοσταλγεῖ…

Φύγε ϰι ἄσε με μοναχό, πού βλέπω νά πληθαίνει
ἀπάνω ἡ νύχτα, ϰαί βαθιά νά γίνονται τά χάη.
Οὔτε τοῦ πόνου ἡ θύμηση σέ λίγο πιά δέ μένει,
ϰ’ εἶμαι ἄνθος πού φυλλοροεῖ στό χέρι σου ϰαί πάει.

Φύγε ϰαθώς τά χρόνια ϰεῖνα ἐφύγανε, πού μόνον
μιά λέξη σου ἦταν, στή ζωή, γιά μένα σάν παιάνας.
Τώρα τά χείλη μου διψοῦν τό φίλημα τῆς μάνας,
τῆς μάνας γῆς, ϰαί ἀνοίγοντας στό γέλιο τῶν αἰώνων.

Φύγε, ἡ ϰαρδιά μου νοσταλγεῖ τήν ἄπειρη γαλήνη!
Ταράζει ϰαί ἡ ἀνάσα σου τά μαῦρα της Στυγός
νερά, πού μέ πηγαίνουν, ὅπως εἶμαι ναυαγός,
ἐϰεῖ, στό ἀπόλυτο Μηδέν, στήν Ἀπεραντοσύνη.

Κώστας Καρυωτάϰης

Ἐλεγεῖα ϰαί σάτιρες, 1927: Ἕλεγεῖα – πρώτη σειρά’

da “Τά ποιήματα (1913-1928)”, a cura di G. Savvidis, Νεφέλη, Athens, 1992

2 commenti su “Va’ via, il mio cuore brama… – Kostas G. Kariotakis

  1. alessiagenesis ha detto:

    Le nuove pubblicazioni in questi ultimi giorni di alcuni Greci sono davvero belle.
    Oggi CI senTiAmo chiamati in causa,NOI che fummo quelli che non amati,non ricambiati,traditi,come il tradurre che a volte tradisce l anima stessa dello scrittore che si sta traducendo.NOI che amammo senza condizioni,ma che pure credevamo di essere altrettanto amati.Noi dimenticati,piegati,strappati, supplicanti,senza mai un tenero abbraccio,una tregua vera e sincera, un’onestà che avrebbe ripagato anche il dramma di non essere stati amati,di non essere amati.
    Oggi,come in una legge del contrappasso al negativo,NOI dobbiamo persino pagare per il male che RICEVEMMO.
    NOI,noi che fummo e siamo il fiore stretto tra le mani fino allo stremo,esangue, di chi si dimenticò di amarci.

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  2. alessiagenesis ha detto:

    A noi, cane pulcioso,fedele nonostante le bastonate,fiducioso nella mano del suo padrone,celebrandolo incensandolo fino a morirne,oggi tocca il peggior taglio,la ferita più profonda ed infetta,che un cattivo padrone aggiunge a quel cane procurandogli volutamente un sentimento di colpa,che in realtà non ha.Un cane colpevole solo perché tenta di affrancarsi, privo di forze e speranze, affrancarsi dal bastone che ancora lo controlla e spia.
    Anche i poeti,talvolta, potrebbero cantare un mondo mutilato alla rovescia, potrebbero dire ciò che NOI non fummo ed ora,sperduti,siamo:
    UN LIBERTO MORTO e,per questo ultimo atto,il NOI decade

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