L’amore è la paura… – Manolis Anaghnostakis

Foto di Vivian Maier

 

L’amore è la paura che ci unisce agli altri.
Quando hanno soggiogato i nostri giorni e li hanno appesi come lacrime
Quando insieme a loro sono morte pietosamente deturpate
Le nostre ultime forme di sentimenti infantili
Cosa trattiene la mano che gli uomini porgono?
Sa stringere con la forza là dove la ragione ci fuorvia
Quando il tempo s’è fermato e il ricordo è stato sradicato
Come un’assurda affettazione al di là di ogni senso?
(E loro tornano indietro un giorno senza una ruga nel cervello
Trovano le loro mogli e i loro figli cresciuti
Vanno nei negozietti e nei caffè del quartiere
Leggono ogni mattina l’epos della quotidianità).
Moriamo forse per gli altri o perché cosí vinciamo la vita
O perché cosí sputiamo a uno a uno sui simulacri da nulla
E per un attimo nella loro mente asciutta passa un raggio di sole
Qualcosa come un pallido ricordo di una preistoria animale.
Vengono giorni in cui non sai piú su cosa contare
Storie d’amore e imprese finanziarie
Non trovi specchi per gridare il tuo nome
Semplici propositi di vita garantiscono un’attualità
Tedio, nostalgie, sogni, contratti, raggiri
E se penso è perché l’abitudine è piú accessibile del rimorso.

Ma chi verrà a trattenere l’impeto della burrasca che scende?
Chi conterà le gocce a una a una prima che muoiano al suolo
Prima che si confondano con il fango come le voci dei poeti?
Mendicanti di un’altra vita disertori dell’Attimo
Cercano una notte inaccessibile i loro sogni putridi.
Perché il nostro silenzio è l’esitazione tra la vita e la morte.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Stagioni 3, 1951)

daAntologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Ἡ ἀγάπη εἶναι ὁ φόβος…

Ἡ ἀγάπη εἶναι ὁ φόβος πού μᾶς ἑνώνει μέ τούς ἄλλους
Ὅταν ὑπόταξαν τίς μέρες μας ϰαί τίς ϰρεμάσανε σά δάϰρυα
Ὅταν μαζί τους πεθάνανε σέ μίαν οἰϰτρή παραμόρφωση
Τά τελευταῖα μας σχήματα τῶν παιδιϰῶν αἰσθημάτων
Καί τί ϰρατᾷ τάχα τό χέρι πού οἱ ἄνθρωποι δίνουν;
Ξέρει νά σφίγγει γερά ἐϰεῖ πού ὁ λογισμός μας ξεγελᾷ
Τήν ὥρα πού ὁ χρόνος σταμάτησε ϰαί ἡ μνήμη ξεριζώθηϰε
Σά μίαν ἐϰζήτηση παράλογη πέρα ἀπό ϰάθε νόημα;
(ϰι αὐτοί γυρίζουν πίσω μιά μέρα χωρίς στό μυαλό μία ρυτίδα
βρίσϰουνε τίς γυναῖϰες τους ϰαί τά παιδιά τους μεγάλωσαν
πηγαίνουνε στά μιϰρομάγαζα ϰαί στά ϰαφενεῖα τῆς συνοιϰίας
διαβάζουνε ϰάθε πρωί τήν ἐποποιία τῆς ϰαθημερινότητας.)
Πεθαίνουμε τάχα γιά τούς ἄλλους ἢ γιατί ἔτσι νιϰοῦμε τή ζωή
Ἢ γιατί ἔτσι φτύνουμε ἕνα-ἕνα τά τιποτένια ὁμοιώματα
Καί μία στιγμή στό στεγνωμένο νοῦ τους περνᾷ μίαν ἡλιαχτίδα
Κάτι σά μιά θαμπή ἀνάμνηση μιᾶς ζωιϰῆς προϊστορίας.
Φτάνουμε μέρες πού δέν ἔχεις πιά τί νά λογαριάσεις
Συμβάντα ἐρωτιϰά ϰαί χρηματιστηριαϰές ἐπιχειρήσεις
Δέ βρίσϰεις ϰαθρέφτες νά φωνάξεις τ᾿ ὄνομά σου
Ἁπλές προθέσεις ζωῆς διασφαλίζουν μίαν ἐπιϰαιρότητα
Ἀνία, πόθοι, ὄνειρα, συναλλαγές, ἐξαπατήσεις
Κι ἂν σϰέφτομαι εἶναι γιατί ἡ συνήθεια εἶναι πιό προσιτή ἀπό τήν τύψη.

Μά ποιός θά ῾ρθεῖ νά ϰρατήσει τήν ὁρμή μιᾶς μπόρας πού πέφτει;
Ποιός θά μετρήσει μιά μιά τίς σταγόνες πρίν σβήσουν στό χῶμα
Πρίν γίνουν ἕνα μέ τή λάσπη σάν τίς φωνές τῶν ποιητῶν;
Ἐπαῖτες μιᾶς ἄλλης ζωῆς τῆς Στιγμῆς λιποτάχτες
Ζητοῦνε μιά νύχτα ἀπρόσιτη τά σάπια τους ὄνειρα.
Γιατί ἡ σιωπή μας εἶναι ὁ δισταγμός γιά τή ζωή ϰαί τό θάνατο.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἐποχές 3”, 1951, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1956)”, Αθήνα, ιδιωτ. έκδοση, 1956

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