Ballata di un poeta oscuro per il nuovo millennio – Nasos Vaghenàs

Josef Sudek, Labyrinth in my Atelier, 1960

(Su una poesia di Gavin Ewart)

In verità, non è grande la torta.
In molti non ne gusteremo affatto:
questa cosa ci pesa, come un torto,
e ci rende cattivi, insoddisfatti,
divorati da un astio malcelato
per chi sta sulla vetta, ed è arrivato.

Desideriamo ammirazione immensa
per ogni santo verso che sputiamo,
e quando non troviamo lodi e incenso,
tutti irascibili ci inalberiamo.
Trattiamo senza tema i nostri critici
da prezzolati, rancorosi, o stitici.

Avvertiamo un disagio assai profondo
che i nostri libri restino invenduti.
Ci intristiamo osservando che del mondo
l’amore ci è mancato, e, prevenuti,
nel pubblico perdiamo le speranze,
se invece di poesie compra romanzi.

Riteniamo incredibile, inaudito,
che mandino in sollucchero le chiacchiere
dell’uno, o i toni poco rifiniti,
rozzi, dell’altro, o le parole stracche
e stolte; odiamo i critici per cui
c’è del buon ritmo dentro i versi altrui.

Siamo sicuri (o quasi) che il futuro
ci renderà il successo che ci spetta,
e che l’opera nostra, adesso oscura,
sarà amata, immortale e sempre letta.
Che i nostri versi non hanno scadenza.
“Il tempo è galantuomo, è un’evidenza.

Nasos Vaghenàs

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

da “Ballate oscure e altre poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

Μπαλλάντα ἑνός ἄδοξου ποιητῆ γιά τή νέα χιλιετία

(Πάνω σ’ ἕνα ποίημα τοῦ Γϰάβιν Γιούαρτ)

Δέν εἶναι πολύ μεγάλη ἡ πίττα.
Μεριϰοἱ δέν θά πάρουμε μπουϰιά·
πράγμα πού μᾶς βαραίνει σάν ἥττα,
πού ϰάνει τόν ϰαθένα μας ϰαϰό ἢ ϰαϰιά.
Μᾶς τρώει μιά μοχθηρία ϰρυφή
γι’ αὐτούς πού βρίσϰονται στήν ϰορυφή.

Τόν θαυμασμό ἐπιθυμοῦμε
γιά ϰάθε στίχο πού ἐϰστομίζουμε,
ϰι ὅταν ἔπαινο δέν ἀϰοῦμε,
θυμώνουμε ϰι ἀφρίζουμε.
Χαραϰτηρίζουμε τούς ϰριτιϰούς
ϰαϰόπιστους ἢ χολεριϰούς.

Νιώθουμε μιά περίεργη θλίψη
πού τά βιβλία μας μένουν ἀπούλητα.
Μελαγχολοῦμε πού μᾶς ἔχει λείψει
ἡ ἀγάπη τοῦ ϰόσμου, ϰαἱ μισοῦμε ἀβούλητα
τό πλατύ ϰοινό πού ἀντἱ γιά ποιήματα
ἀγοράζει μυθιστορήματα.

Τό θεωροῦμε ἀπίστευτο ὅτι
οἱ ἀερολογίες τοῦ ένός
ϰι οἱ ἄξεστοι ϰαἱ ἀνοιϰονόμητοι τρόποι
τοῦ ἄλλου ϰι ὁ δυσϰοίλιος ἢ φτηνός
λόγος ἐϰστασιάζουν· ὅτι ἡ ϰριτιϰή
βρίσϰει στούς ϰρότους τοῦ τάδε μουσιϰή.

Εἴμαστε βέβαιοι (ἢ σχεδόν βέβαιοι) ὅτι τό
μέλλον θά μᾶς διϰαιώσει
ϰαἱ τό ἀχειροϰρότητο
ἔργο μας θ’ ἀποθεώσει.
Ὄτι οἱ στίχοι μας δέν ἔχουν λήξη
Λέμε: «Ὁ χρόνος θά δείξει».

Νάσος Βαγενάς

da “Σϰοτεινές μπαλλάντες ϰαί ἄλλα ποιήματα”, Αθήνα: Κέδρος, 2001

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