La pazza dei tempi – Carmen Yáñez

Foto di André Kertész

 

Quando la favoletta ufficiale non dice niente
della storia e questa viene narrata
dai professionisti del Potere
come un romanzo piegato al loro capriccio,
ecco che arriva la poesia con il suo inchiostro
e gli si pianta davanti scomoda
e li smaschera con le sue povere armi
e svela le sfumature
della vita che pulsa strapazzata
da amori e disamori.
La poesia colpisce con i suoi sassolini d’acqua
le finestre dei tempi,
ma sembra così lieve il suo lamento,
così impercettibile,
così basso il volume della sua voce di creatura bizzarra
che in coro rispondono irritati:
« È matta » « E da legare » « Da tenere alla larga ».
Loro non sanno quanta strada nelle ombre
ha lasciato dietro di sé.
Rinnegano gli occhi con cui svelò l’artificio.
Rinnegano la spada con cui sconfisse la morte.
Rinnegano il petto da amazzone con cui difese
i cuccioli dell’universo.
Rinnegano la feroce pugnalata che diede al mostro.
Così dolcemente mette il dito nell’occhio dell’incredulo
con la sua verità inconfutabile.
Così assolve al suo modesto compito
innaffiando le piantine per il futuro.
La piuma che vola sullo sterco.
La folata che solleva il fumo e
svelò la ferita della terra dura.
La falena che sfidò la fiamma.

Carmen Yáñez

(Traduzione di Roberta Bovaia)

da “Senza ritorno”, Guanda, Parma, 2020

∗∗∗

La loca de los tiempos

Cuando la jácara oficial nada cuenta
sobre la historia y esta es contada
por los oficios del Poder
como una ficción antojadiza a su merced,
va allí la poesía con su tinta
y se les planta inoportuna
y los delata con sus pequeñas naderías
y revela los matices
de la vida latiendo zarandeada
por amores y desamores.
La poesía golpea con sus guijarros de agua
las ventanas de los tiempos,
pero parece tan leve su queja,
tan débil percibida,
tan bajo el volumen de su voz de bicho extraño
que a coro responden soliviantados:
« Es una loca » « Y de atar » « De mucho cuidado ».
No saben ellos cuánto recorrido en las sombras
tiene a sus espaldas.
Niegan los ojos con que observó el artificio.
Niegan la espada con que batió a la muerte.
Niegan su pecho de amazona con que defendió
las crías del universo.
Niegan la feroz puñalada que dio al monstruo.
Así dulcemente mete su dedo en el al suspicaz
con su verdad irrecusable.
Así ella cumple con su modesto papel
regando las plantitas al futuro.
La pluma que vuela sobre el estiércol.
La ventisca que descorre el humo
y desveló la herida de la tierra yerta.
La polilla que desafió la llama.

Carmen Yáñez

da “Sin regreso”, Bajamar Editores, 2019

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