L’enigma innamorato – Piero Bigongiari

Foto di Cristina Venedict

 

La vita che ti ho dato, più che mia,
era la voce stessa dell’enigma
innamorato. Tu mi hai restituito,
non so se vero, il suo senso più alato.

Siamo partiti insieme pel viaggio
lontani dalla Sfinge. O era con noi?
Quella laringe ancora gorgogliava
qualcosa… O era solo il lieve raggio

di sole che davanti ai nostri passi
calpestava viole, accecava
grattacieli vetrati, confondeva
negli aeroporti arrivi e partenze.

Ci siamo amati come in un sogno
se è vero, come è vero, che l’amore
ha bisogno soltanto di se stesso
anche se non è in ogni lontananza

da chicchessia che l’ubbia di ogni senso
cancella la distanza dal recesso
in cui danza insensato il suo stesso
significato. Amore non significa?

D’ogni conoscenza altro non magnifica
che il volerne sapere sempre meno?
Sulle rive del Meno mi guardavi
con un sorriso strano. Eri tu

la Sfinge? Mi prendesti premurosa
per mano mentre il sole ancora tinge
del suo ambiguo splendore – quali acque?
Che cosa Amore finge? Cosa tacque?

O la sua voce è sempre più sottile,
la sua parola più e più silenziosa…
Che cosa osa, in quali contrade
sposta le strade, agita la rosa

profumata delle tue labbra, amata?
Non vuole forse farsi riconoscere
nemmeno da se stesso? Lui, solare,
vive meglio nell’ombra del suo eccesso?

È la felicità forse che ha smesso
di ossessionarlo? Parlo, ascolto, dico
all’amore mendico di aspettarci:
troppo veloce è il suo passo aprico

tra i suoi sparsi destini: elevarsi,
distruggersi, trovarsi, anche nascondersi
nell’evidenza. Udito, inaudito,
ha la dolcezza di un canto smarrito.

Ha più fini che mezzi, se l’amore
non ha confini. Ha cuore e non ha cuore
l’amore che esibisce nell’esistere
le sue tessere, le false e le vere?

L’incredulo vuole essere creduto,
sedulo nella sua divina malizia.
Dove ostenta pigrizia, non credetelo:
è lì che abile tesse la sua tela,

è lui che rivéla ciò che svela.

Piero Bigongiari

30 aprile – 1° maggio 1996

da “Il silenzio del poema: poesie 1996-1997”, Genova, Marietti, 2003

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