«Volevi che ti fosse uguale, che ripetesse» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Paul Apal’kin

16.

Volevi che ti fosse uguale, che ripetesse
i tuoi gesti come una bambola ammaestrata,
che continuasse la tua stolta vita,
come un baràttolo appeso ad uno storpio,
volevi calcarle la tua nera parrucca,
costringerla a leggere le tue inutilezze,
credevi che fosse un tuo cióndolo.
Come ti illudevi, Scardanelli.

Tutto ciò non è stato e sii felice se è diversa,
se non vuole andare a Corintho, se finge
di non commuoversi alle tue ciarle e omelíe,
ai tuoi versucoli di mirliton, al tuo sussiego da Re di Cartagine,
se dal loggione non sale sul palcoscenico
e si rannicchia in un angolo delle immense Ninfee.

Credevi che fosse un tuo cióndolo, una piuma del tuo cimiero.
Tutto ciò non è stato e sii felice se è diversa:
anche se poi talvolta ti assomiglia,
cosí caparbia e malsicura, cosí pronta
a prender fuoco per nulla, a lasciarsi ferire.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

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