«Delusione, sí, ma la strada passa per la delusione.» – Jiří Orten

Jiří Orten

 

Delusione, sí, ma la strada passa per la delusione.
Umiliazione, sí, ma la strada passa per l’umiliazione.
Estinzione, sí, ma la strada passa per l’estinzione.
Ci fu sangue che intrise la terra, e soltanto quelli che desiderarono, che bramarono, piú di quanto fosse possibile, hanno veduto la stella del mattino levarsi in tutta la sua bellezza. Ma l’hanno veduta cosí come se non vedessero per la prima volta, quel nuovo cielo e quella nuova terra di cui si parla nella Scrittura. Perché non esiste una parola umana che non abbia in qualche luogo la sua immagine.
E non c’è amore che non si congiunga in qualche luogo con le sue candidissime mani.
E non c’è sofferenza che non approdi in qualche luogo a lacrime liberatrici.
Che dunque ci sia una disperazione, o una fede, che plasmi i nostri giorni, gli occhi da troppo tempo abituati alle tenebre si apriranno di nuovo, benché ciò possa essere un aprirsi sulle tenebre, e se conosceranno che la tenebra è nera, se proclameranno la loro testimonianza del buio, se parleranno con gli occhi, con la bocca e con le mani e con tutto ciò che ha il sapore di questa tenebra, la tenebra sarà negata. Se non c’è infatti che tenebra, in che modo non sarebbe in essa nascosta la luce? Di questa si tratta.

Jiří Orten

27.4.1939.

(Traduzione di Giovanni Giudici e Vladimír Mikeš)

da “La cosa chiamata poesia”, Einaudi, Torino, 1969

∗∗∗

«Zklamání, ano, leč cesta vede přes zklamání.»

Zklamání, ano, leč cesta vede přes zklamání.
Ponížení, ano, leč cesta vede přes ponížení.
Zánik, ano, leč cesta vede zánikem.
Byla to krev, která zalila zemi, a jen ti, kteří si přáli, kteří toužili víc, než bylo možno, spatřili jitřenku, jak si vstává ve své kráse. Spatřili, ale tak, jako by neviděli po prvé, ono nebe nové a zemi novou, o níž se mluví v Písmě.
Neboť není lidského slova, které by kdesi nemělo svůj obraz.
A není lásky, která by se kdesi nespojila svýma ubelovýma rukama.
A není utrpení, jež by kdesi nedošlo osvobozujících slz.
Ať je to tedy beznaděj, nebo víra, co spájí naše dny, oči příliš dlouho přivyklé tmám opět prohlédnou, byť by to bylo prohlédnutí tmou, a poznají-li, že tma je černá, vykřiknou-li o tmě své svědectví, budou-li mluvili očima, ústy a rukama a vším, vším, co je, o chuti, této tmy, tma bude popřena.
Neboť je-li než tma, jakpak by světlo nebylo v ní skryto?
Jde o ně.

Jiří Orten

27.4.1939.

da “Deníky Jiřího Ortena”, Československý spisovatel, Praha, 1958

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.