Le mele – Jiří Orten

Paul Cezanne, Apples

 

Nel frutteto ho paura dove un melo fra i tanti
per dolore infinito parla con i suoi rami
e giú si piega in cerca di quel che non ha,
frutto non colto.

Scuotilo e appoggiati, gemito sentirai e pianto,
mentre le ceste ripiene fino all’orlo
aspettano là sole, e il coglitore non c’è,
a socchiudere gli occhi,

mentre l’occhio delle mele, che spaventa i bambini,
gioca a far l’orco e muore dal troppo vedere
e vorrebbe, vorrebbe ruzzolare
via chissà dove per scampare dal tuo morso.

Jiří Orten

21.11.1939

(Traduzione di Giovanni Giudici e Vladimír Mikeš)

da “La cosa chiamata poesia”, Einaudi, Torino, 1969

∗∗∗

Jablka

Jdu sadem, bojím se, kde jabloň bezejmenná
v nezměrném žalu mluví větvemi
a dolů sklání se hledajíc to, co nemá,
plod neutržený.

Zatřes a přimkni se, pláč uslyšíš a nářek,
zatím co ošatky plné až po okraj
na cosi čekají, tak samy, bez sadaře,
jenž oči zavírá, 

zatím co oko jablek, které straší děti,
na bubáka si hrá a zmírá viděním
a chtělo, chtělo by se někam zakouleti
před zahryznutím tvým.

Jiří Orten

21.11.1939.

da “Deníky Jiřího Ortena”, Československý spisovatel, Praha, 1958

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