Vita tagliata – Paolo Ruffilli

Jacques Henri Lartigue, Sala au rocher de la vierge, Biarritz, 1927

 

Non fu curiosità
e non fu noia
la cosa che mi spinse
e mi ha smarrito…
fu anzi la coscienza
minuziosa
di me e del mondo
a muovere e guidare
i passi ignoti
del mio precipitare.
Il mondo ed io,
corrispondenze esatte:
pietra senza labbro
e labbra senza verbo,
per quanto inseguo
e cerco.
Più che fuggire
gli sono andato
incontro,
ma niente ho mai
subito o abbandonato.
Ho sempre scelto,
e ho attaccato,
per ultimo me stesso…
né rinunciato affatto.
Ho scelto e amato,
sbagliando, sì,
e avendola aggredita
ho guardato in faccia,
tagliata, la mia vita.

Paolo Ruffilli

da “La sete, il desiderio”, in “Le stanze del cielo”, Marsilio, Venezia, 2008

Cantico – Tudor Arghezi

Ramón Casas, Estudio, 1893

 

Mi sono difeso invano e ora mi nascondo nell’ombra
della luna bianca, l’alta lancia spezzata.
Ho messo terre e acque tra noi come ostacoli,
e siamo, in ogni luogo, vicini.
T’incontro su ogni sentiero in attesa,
eterna silenziosa compagna.
Prendi per me nel cavo
delle mani l’acqua delle sorgenti
che esce tra templi e pietre senza rumore.
Ti slacci la camicetta e coi seni nelle mani
domandi: «Vuoi dissetarti qui o alla fonte? »
Hai accostato la tua bocca alla mia piegata
al ghiacciolo per bere con me la sua scintilla.

Confusa in ogni cosa, come ombra o pensiero,
la luce ti porta in sé e la terra ti ha fatto crescere.
In ogni suono il tuo silenzio: nelle tempeste
nelle preghiere nel passo dell’uomo e nei liuti.
Ciò che soffro è dolore per te,
tu sei in ogni cosa che nasce o muore,
vicino a me e pure cosí lontana,
sposa sempre promessa, mai sposa.

Tudor Arghezi

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

da “Tudor Arghezi, Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1966

∗∗∗

Cîntare

M-am apărat zadarnic şi mă strecor din luptă
În umbra lunii albe, cu lancea naltă ruptă.
Pusei pămînt şi ape, zăgaze între noi,
Şi sîntem, pretutindeni, alături, amîndoi.
Te întîlnesc pe toată poteca-n aşteptare,
Necontenita mută a mea insoţitoare.
Pe la fîntîni iei unda pe palme şi mi-o dai,
Iscată dintre pietre şi timpuri, fără grai.
Ţi-ai desfăcut cămaşa şi-ntrebi cu sînii-n mină
De vreau s-astîmpăr setea din ei sau din fîntînă.
Ai dus la ţurţur gura cu gura mea plecată,
Voind să bei cu mine scînteia lui deodată.
Amestecată-n totul, ca umbra şi ca gîndul,
Te poartă-n ea lumina şi te-a crescut pămîntul.
În fiecare sunet tăcerea ta se-aude,
În vijelii, în rugă, în pas şi-n alăute.
Ce sufăr mi se pare că-ţi este de durere,
De faţa-n tot ce naşte, de faţa-n tot ce piere,
Apropriată mie şi totuşi depărtată,
Logodnică de-a pururi, soţie niciodată.

Tudor Arghezi

da “Cuvinte potrivite”, Editura Fundaţiei Culturale Principele Carol, Bucureşti, 1927 

Nel nome – Pierluigi Cappello

 

Io, riconosciuto nudo, risalito lungo le cicatrici
dalla conoscenza della tua bocca, ti schiudo alla mia
come un’alba, un riparo
nel respiro della forza deposta;
ogni giorno aggiungo una morte alla mia vita
e ogni giorno il tuo nome ha piú significato
duttile sulla mia lingua
e l’ombra versata la sera sulla soglia
il minuto posato nell’attesa
ci libera dalla morte ereditata;

era aprile e pensavo di essere
piú piccolo del firmamento,
che non sei tu, non sono io
lo splendore di un sentiero tracciato
dentro il mio nome e il tuo.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

Sonetto XIV.- Elizabeth Barrett Browning

Clotilde Sacharoff

XIV.

Se amarmi devi, amami sì, ma a patto
     Che sia sol per amor: «Per la figura
     L’amo,» non dire, «per la parlatura
Ch’ella ha soave, io l’amo per un tratto

Di pensiero al mio simil, che m’ha fatto
     In quel giorno obliar la vita dura.»
     Queste cose, amor mio, per lor natura
O per te cangiar possono, e disfatto

Potrebb’esser così l’amore sì sorto.
     E non mi amar per la pietà di cuore
         Che terge il pianto mio. Potrebbe il pianto

Cessare e l’amor tuo, pel tuo conforto.
         Ma solo per amor: così soltanto
     Tu m’amerai l’eternità d’amore.

Elizabeth Barrett Browning

(Traduzione di Mario Praz)

da “Sonetti dal portoghese”, 1850, in  “Poeti inglesi dell’ottocento”, Casa Editrice Marzocco, Firenze, 1925

∗∗∗

Sonnett XIV 

If thou must love me, let it be for nought
Except for love’s sake only. Do not say
«I love her for her smile—her look—her way
Of speaking gently,—for a trick of thought

That falls in well with mine, and certes brought
A sense of pleasant ease on such a day»—
For these things in themselves, Belovèd, may
Be changed, or change for thee,—and love, so wrought,

May be unwrought so. Neither love me for
Thine own dear pity’s wiping my cheeks dry,—
A creature might forget to weep, who bore

Thy comfort long, and lose thy love thereby!
But love me for love’s sake, that evermore
Thou may’st love on, through love’s eternity.

Elizabeth Barrett Browning

da “Sonnets from the Portuguese: Centennial Variorum Ed.”, Ed. and with an Introd. by Fannie Ratchford and Notes by Deoch Fulton, 1950

Sugli angeli – Czesław Miłosz

Giovanni Segantini, L’Amore alle fonti della vita, 1896, Galleria d’Arte Moderna, Milano

 

Vi hanno tolto le vesti bianche,
Le ali e perfino l’esistenza.
Tuttavia io vi credo, messaggeri.

Là dove il mondo è girato a rovescio,
Pesante stoffa ricamata di stelle e animali,
Passeggiate esaminando i punti veritieri della cucitura.

La vostra tappa qui è breve,
Forse nell’ora mattutina, se il cielo è limpido,
In una melodia ripetuta da un uccello,
O nel profumo delle mele verso sera
Quando la luce rende magici i frutteti.

Dicono che vi abbia inventato qualcuno
Ma non ne sono convinto.
Perché gli uomini hanno inventato anche se stessi.

La voce − senza dubbio questa è la prova,
Perché appartiene a esseri indubbiamente limpidi,
Leggeri, alati (perché no?),
Cinti dalla folgore.
Ho udito sovente questa voce in sogno
E, cosa ancor più strana, capivo pressappoco 
il dettame o l’invito in lingua ultraterrena:

è presto giorno
ancora uno
fa’ ciò che puoi.

Czesław Miłosz

Berkeley, 1969

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Dove sorge e dove tramonta il sole”, in “Czesław Miłosz, Poesie”, Adelphi, 1983