«Gli sono troppo vicina perché mi sogni» – Wisława Szymborska

 

Gli sono troppo vicina perché mi sogni.
Non volo su di lui, non fuggo da lui
sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.
Non con la mia voce canta il pesce nella rete.
Non dal mio dito rotola l’anello.
Sono troppo vicina. Una grande casa brucia
senza che io chiami aiuto. Troppo vicina
perché la campana suoni appesa al mio capello.
Troppo vicina per entrare come un ospite
dinanzi a cui si scostano i muri.
Mai più morirò così leggera,
così fuori dal corpo, così ignara,
come un tempo nel suo sogno. Troppo,
troppo vicina. Sento il sibilo
e vedo la squama lucente di questa parola,
immobile nell’abbraccio. Lui dorme,
più accessibile ora alla cassiera d’un circo
con un leone, vista una sola volta,
che non a me distesa al suo fianco.
Per lei ora cresce dentro di lui la valle
con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato
nell’aria azzurra. Io sono troppo vicina
per cadergli dal cielo. Il mio grido
potrebbe solo svegliarlo. Povera,
limitata alla mia forma,
ed ero betulla, ed ero lucertola,
e uscivo dal passato e dal broccato
cangiando i colori delle pelli. E possedevo
il dono di sparire agli occhi stupiti,
ricchezza delle ricchezze. Vicina,
sono troppo vicina perché mi sogni.
Tolgo da sotto il suo capo un braccio,
intorpidito, uno sciame di spilli.
Sulla capocchia di ciascuno sono seduti,
da contare, angeli caduti.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Sale”, Libri Scheiwiller, 2005

∗∗∗

Jestem za blisko…

Jestem za blisko, żeby mu się śnić.
Nie fruwam nad nim, nie uciekam mu
pod korzeniami drzew. Jestem za blisko.
Nie moim głosem śpiewa ryba w sieci.
Nie z mego palca toczy się pierścionek.
Jestem za blisko. Wielki dom się pali
beze mnie wołającej ratunku. Za blisko,
żeby na moim włosie dzwonił dzwon.
Za blisko, żebym mogła wejść jak gość,
przed którym rozsuwają się ściany.
Już nigdy po raz drugi nie umrę tak lekko,
tak bardzo poza ciałem, tak bezwiednie,
jak niegdys w jego śnie. Jestem za blisko,
za blisko. Słyszę syk
i widzę połyskliwą łuskę tego słowa,
znieruchomiała w objęciu. On śpi,
w tej chwili dostępniejszy widzianej raz w życiu
kasjerce wędrownego cyrku z jednym lwem
niż mnie leżącej obok.
Teraz to dla niej rosnie w nim dolina
rudolistna, zamknięta ośnieżona górą
w lazurowym powietrzu. Ja jestem za blisko,
żeby mu z nieba spaść. Mój krzyk
mógłby go tylko zbudzić. Biedna,
ograniczona do własnej postaci,
a byłam brzozą, a byłam jaszczurką,
a wychodziłam z czasów i atłasów
mieniąc się kolorami skór. A miałam
łaskę znikania sprzed zdumionych oczu,
co jest bogactwem bogactw. Jestem blisko,
za blisko, żeby mu się śnić.
Wysuwam ramię spod głowy śpiącego,
zdrętwiałe, pełne wyrojonych szpilek.
Na czubku każdej z nich, do przeliczenia,
strąceni siedli anieli.

Wisława Szymborska

da “Sól”, Państwowy Instytut Wydawniczy, Warszawa, 1962

«Essere tanto vivi quanto ti appartiene vivere» – Pierluigi Cappello

 

Essere tanto vivi quanto ti appartiene vivere,
dai boschetti di un lago scuro
si sono levati in volo, adesso li vedi,
neri contro il cielo grigio, favoriti;
si sono slegati dalla bocca della terra umida
per appartenere all’aria, vengono da lì
e nessuno può imitarli. Neanche
un solo pensiero, neanche leggende cantate
a misura di fuoco si alzano così e scaldano,
metti le mani in tasca, i milioni di anni
un poco alla volta evoluti.
E dopo passi e guardi i tuoi piedi
premere la terra nera
e il cielo è vuoto, nei secoli.

Pierluigi Cappello

Tolmezzo, agosto 2017

da “Un prato in pendio”, Rizzoli, 2018

Luce opprimente – Robert Walser

Illustrazione di Karl Walser

 

Due alberi sorgono nella neve,
il cielo, stanco della luce,
se ne va e nei dintorni non c’è nulla
fuorché malinconia.

E dietro gli alberi sporgono
scure abitazioni.
Ora si sente dire qualcosa,
ora abbaiano dei cani.

Nella casa appare adesso
l’amata lampada a forma di luna.
La luce di nuovo si spegne,
è come se si aprisse una ferita.

Com’è piccola qui la vita
e come grande è il nulla.
Il cielo, stanco della luce,
ha dato tutto alla neve.

I due alberi piegano
l’uno verso l’altro le loro teste.
Nubi attraversano in girotondo
la quiete del mondo.

Robert Walser

(Traduzione di Antonio Rossi)

da “Robert Walser, Poesie”, con le illustrazioni di Karl Walser, Edizioni Casagrande, 2019

∗∗∗

Drückendes Licht

Zwei Bäume stehen im Schnee,
der Himmel, müde des Lichts,
zieht heim, und sonst ist nichts
als Schwermut in der Näh’.

Und hinter den Bäumen ragen
dunkle Häuser hinauf.
Jetzt hört man etwas sagen,
jetzt hellen Hunde auf.

Nun erscheint der liebe, runde
Lampenmond im Haus.
Nun geht das Licht wieder aus,
als klaffte eine Wunde.

Wie klein ist hier das Leben
und wie groß das Nichts.
Der Himmel, müde des Lichts,
hat alles dem Schnee gegeben.

Die zwei Bäume neigen
ihre Köpfe sich zu.
Wolken durchziehn die Ruh’
der Welt im Reigen.

Robert Walser

Edizione di riferimento:

R. Walser, Die Gedichte, hrsg. von J.Greven, Zürich-Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1986

«Desideravo vederti» – Giorgio Manganelli

Alfred Cheney Johnston, Drucilla Strain, 1929

 

Desideravo vederti:
desidero la fantasia dei tuoi capelli
a inaugurare grida
di libertà in ore troppo lente; la rivolta
dei tuoi polsi terrestri
che muovono inizi di bandiere,
e accusano l’indugio, la disperazione
cauta, il tempo.
Mi occorre l’urlo d’uno sguardo
ed oltre la violenza del tuo esistere
io esigo il gesto d’un tuo riso.

Giorgio Manganelli

da “Poesie”, Crocetti, Milano, 2006

Non scriverti – Paul Celan

 

NON SCRIVERTI
tra i mondi,

imponiti alla
varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.

Paul Celan 

(Traduzione di Dario Borso)

da “Oscurato”, Einaudi, Torino, 2010

∗∗∗

Schreib dich nicht 

SCHREIB DICH NICHT
zwischen die Welten,

komm auf gegen
der Bedeutungen Vielfalt,

vertrau der Tränenspur
und lerne leben.

Paul Celan

da “Eingedunkelt”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2006