Carte routière 1963 – Piero Bigongiari

Michele Del Campo, The Pier (dettaglio), olio su tela, 2014

BRUNNEN

L’acqua, il passerotto, l’anatra muta
è tutta Brunnen a specchio del cuore,
giochi ai quattro cantoni con l’amore
se io dopo di te tocco la roccia
come con antica distanza il sole.

COLMAR

Tu as habité au centre, dis-tu, à l’Hôtel du Centre,
mais il n’y a pas de centre, ni à Colmar ni autre part.
Les marchands, dis-tu, ont porté leurs abris, leurs bancs
autour de la cathédrale, mais tu songes, tu songes aussi,
peut-être les rois mages sont-ils arrivés,
la roseraie fleurie,
quelqu’un, je me rappelle, je me rappelle, chantait.

KÖLN

Un corvo neroverde lungo il Reno
risaliva o scendeva la corrente,
la chiocciola ha messo fuori le corna
a Köln, corna fiorite o dentate?
Non ve ne andate, ore senza corrente,
non tornate a casa, non avete casa:
udite, udite parlare duramente
tra la morchia che unge il paradiso.

DELFT 

La faenza s’è sciolta, in bicicletta
l’azzurro passa il ponte, vola via.
È festa a Delft. Delfica ironia,
tu sorridi attraverso la vetrata,
ma se si scioglie il vaso di Pandora
a Delft è questa un’ora come un’altra.

IN UN TUBE DI LONDRA

Tenebra o non piú tenebra, dolore
non piú dolore, luce non piú luce.

Sulla sera a Bloomsbury Square
un usignolo si mette a cantare.

La notizia fuori del mondo, idea
coi manichini sulla scala mobile…

L’ombra del gabbiano sulla terra
perché presso i cordami non ondeggia?

…Groviglio salmastro, il sole è sparito,
ma altro non mi occorre se ti ho udito.

CARNEVALE A WINDSOR

La verità è mascherata a Windsor
ma con grazia e natura. Anche la morte
alta verso il biancore del castello
ha natura e grazia: è mascherata.

Trae alta verso il castello la carrozza reale,
poi i carri mascherati, i cannoni infiorati,
la banda, le ragazze in parata,
tutto confuso e semplice, non sai

come la verità vada vestita
quando nuda, del mondo alza la fronte
e non si riconosce tra i borghesi
buffoni e i re che sorridono lievi.

WINDERMERE

Il battello ripassa a Windermere
dietro il vetro, il gabbiano si ripete
bianco sul verde immobile: è l’estate,
l’estate della mia vita: il battello
allarga di chiaríe l’oscura immagine
che non rompe, prolunga sulle rampe
della memoria il gabbiano le bianche
avvisaglie che, amore, non aggallano
tra vele azzurre, verdi scalmi, in cuore.

SULLA CLYDE

Digrignava denti di ghiaia
il mare sulla baia della Clyde.

In questo video solare isole passano
silenziose, battelli, fumo: apparso
l’orizzonte marino, toccavi il tuo nord
allungandoti su te stessa
inquieta, incerta, non ti mormorava
il monitor che salse, incomprensibili
parole, il sole del nord confondeva
nel latteo orizzonte sfarfallanti
Piccola, Grande Cumbrae, Bute, il mare.

Sei al limite, non l’oltrepassare:
è l’amore che brontola segreto,
le parole sono bianche, lattiginose, visioni senza suono:
tu disperata ti attacchi al clacson, ma inutilmente.

Inutilmente la strada del nord è libera,
i laghi piovosi risplendono, i casolari
lasciano passare tra finestra e finestra
un lieve parallelo. Stai per toccare
– non toccarla – la tua visione senza suono, e,
ti prego, non dire che mi ami, le parole
bianche nella notte nordica non significano.
Appendi il tuo sorriso al fragile parallelo,
lascialo come un bucato sventolare nella penombra.
Non oltrepassare il visibile: assomiglialo.

EAST CLIFF

Tutta la notte il gemito
del gabbiano ha scambiato
le case per scogliere:
è questa età preistorica
a quanto già l’avvera

sullo specchio del mare
se galleggia la luce
che ti spinge a guardare
nel gassoso miraggio
di questo tuo viaggio.

Eccoli sui comignoli
sbadigliano lamenti
i bianchi e cenerini
abitatori infaticabili
dell’alba e della notte,

ecco un bianco accecante
a scostarsi dall’ombra,
a scostarsi da quanto
nessuno ha stabilito:
lampo faro alba nave sogno sorte.

Nevati sulla scogliera
con un fremito di morte
a diversificarsi dalla roccia
liquidi al vento attendono la sera
o nulla attendono:

                                    quanti per le strade
nemmeno piú guardano, fissano secreti
e ciechi il loro attento dissomigliare
a poco a poco da se stessi, e ridono improvvisi
sotto questo diluvio di pianti.

Vince il lampo, già vince la scogliera
che beccano i gabbiani, il pesce cade
sui tetti, per le strade, già si fonde
nell’uguale il diverso: scuote l’ansimo
profondo del motore già il ferry.

AUXERRE

Un ange aux yeux clairs ne sait presque rien de St. Denis,
il ignore ce que c’est que la vie,
mais il sert, il sert, à Auxerre,
comme s’il ne faisait, et non comme s’il ne savait, rien.

ASOLO

Poche nuvole si levavano su Asolo,

poco dolore nutre ogni dolore,
poca gioia la gioia, poca vita
la vita, ma da questo stretto
confluire che pianura s’allarga
sotto gli occhi straniti: l’orizzonte
è fasciato da una benda cosí lenta
che tutto comprende, il poco e il molto.

Le case guardano sulla pianura, i loti
immoti sulle rame si protendono
a uno statico invito. Tu dolore
che stai, che cedi, che affluisci, che accogli,
che cosa accogli o cedi? I cedri intaccano
intangibili la tua offerta autunnale:
acqua che scorre in un’angusta forma.

Piero Bigongiari

30 giugno – 6 ottobre ’63

da “Torre di Arnolfo”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

2 commenti su “Carte routière 1963 – Piero Bigongiari

  1. […] Sorgente: Carte routière 1963 – Piero Bigongiari […]

    "Mi piace"

  2. tachimio ha detto:

    Particolare questo elenco di luoghi e per ciascuno una poesia. Conosco bene gli ultimi due e a Colmar c’è stato mio figlio. Bellissimi posti che valgono bene una poesia. Grazie Titti. Isabella

    Piace a 1 persona

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