e così vorresti fare lo scrittore? – Charles Bukowski

Dipinto di Jacek Yerka

 

se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato.

Charles Bukowski

(Traduzione di Simona Viciani)

da “E così vorresti fare lo scrittore?”, Guanda, 2007

***

so you want to be a writer?

if it doesn’t come bursting out of you
in spite of everything,
don’t do it.
unless it comes unasked out of your
heart and your mind and your mouth
and your gut,
don’t do it.
if you have to sit for hours
staring at your computer screen
or hunched over your
typewriter
searching for words,
don’t do it.
if you’re doing it for money or
fame,
don’t do it.
if you’re doing it because you want
women in your bed,
don’t do it.
if you have to sit there and
rewrite it again and again,
don’t do it.
if it’s hard work just thinking about doing it,
don’t do it.
if you’re trying to write like somebody
else,
forget about it.

if you have to wait for it to roar out of
you,
then wait patiently.
if it never does roar out of you,
do something else.
if you first have to read it to your wife
or your girlfriend or your boyfriend
or your parents or to anybody at all,
you’re not ready.

don’t be like so many writers,
don’t be like so many thousands of
people who call themselves writers,
don’t be dull and boring and
pretentious, don’t be consumed with self-
love.
the libraries of the world have
yawned themselves to
sleep
over your kind.
don’t add to that.
don’t do it.
unless it comes out of
your soul like a rocket,
unless being still would
drive you to madness or
suicide or murder,
don’t do it.
unless the sun inside you is
burning your gut,
don’t do it.

when it is truly time,
and if you have been chosen,
it will do it by
itself and it will keep on doing it
until you die or it dies in
you.

there is no other way.

and there never was.

Charles Bukowski

da “Sifting Through the Madness for the Word, the Line, the Way”,  Ecco Press, New York, 2003

Sulle dune – Aleksandr Aleksandrovič Blok

   

A me non piace il vano dizionario
delle frasi e vocaboli d’amore:
« Sei mio ». «Son tua ». «Io t’amo! ».«Tuo per sempre ».

A me non piace essere schiavo. Io guardo
la donna bella in fondo alle pupille
e le dico: « Stanotte. Sai, domani
è un altro giorno, nuovo e bello. Vieni.
Portami una follia nuova, trionfale.
All’alba me ne andrò via per cantare ».

L’anima mia è semplice. Nutrita
fu dal vento salmastro e dall’aroma
resinoso dei pini. Ella è segnata
dalle impronte medesime che rigano
la pelle segaligna del mio viso,
che è bello della squallida bellezza
delle fredde marine e delle dune.

Cosí pensavo lungo la frontiera
di Finlandia, la lingua decifrando
strana nei verdi occhi dei Finni scialbi.
C’era gran pace. Accanto alla banchina
un treno pronto accese fuoco e fumo.
Pigra la russa guardia doganale
riposava su un cumulo di sabbia
erto, dove finiva il terrapieno.
Là cominciava un’altra terra, e muta
una chiesa ortodossa contemplava
lo sconosciuto estraneo paese.

Cosí pensavo. Ed ella sopraggiunse,
si fermò sulla china: erano gli occhi
rossi di sabbia e sole. Ed i capelli,
unti come la resina dei pini,
cadevan sulle spalle in flutti azzurri.
S’accostò. S’incrociò il suo ferino
sguardo col mio sguardo ferino. Rise
ad alta voce. E gettò contro a me
un ciuffo d’erba e un pugno d’aurea sabbia.
Poi con un balzo risalí. Scomparve,
galoppando al di là del terrapieno.

La inseguii di lontano. Mi graffiavano
le felci il volto. Insanguinai le dita,
mi lacerai il vestito. Ma correvo
urlando come belva e la chiamavo:
e la mia voce era suon di corno.
Ma lei, delineando un’orma lieve
sulle dune friabili, scomparve
fra le trame notturne degli abeti.

Ora io giaccio anelando sulla sabbia.
Ma ancora nelle mie rosse pupille
ella corre, ella ride: ed i capelli
ridono ancora, ridono le gambe,
ride al vento la veste nella corsa.

Io giaccio e penso: oggi sarà notte.
Domani sarà notte. Rimarrò
qui finché non l’agguanti come fiera
o col suono di corno della voce
non le tagli la fuga. E non dirò:
«Mia. Sei mia ». Purché lei mi dica:
« Son tua! son tua! »

Aleksandr Aleksandrovič Blok

(Traduzione di Renato Poggioli)

da “Il fiore del verso russo”, Passigli Editori, 1998

∗∗∗

В дюнах

Я не люблю пустого словаря
Любовных слов и жалких выражений:
« Ты мой », « Твоя », « Люблю », « Навеки твой ».
Я рабства не люблю. Свободным взором
Красивой женщине смотрю в глаза
И говорю: « Сегодня ночь. Но завтра −
Сияющий и новый день. Приди.
Бери меня, торжественная страсть.
А завтра я уйду − и запою ».

Моя душа проста. Соленый ветер
Морей и смольный дух сосны
Ее питал. И в ней − всё те же знаки,
Что на моем обветренном лице.
И я прекрасен − нищей красотою
Зыбучих дюн и северных морей.

Так думал я, блуждая по границе
Финляндии, вникая в темный говор
Небритых и зеленоглазых финнов.
Стояла тишина. И у платформы
Готовый поезд разводил пары.
И русская таможенная стража
Лениво отдыхала на песчаном
Обрыве, где кончалось полотно.
Так открывалась новая страна −
И русский бесприютный храм глядел
В чужую, незнакомую страну.

Так думал я. И вот она пришла
И встала на откосе. Были рыжи
Ее глаза от солнца и песка.
И волосы, смолистые как сосны,
В отливах синих падали на плечи.
Пришла. Скрестила свой звериный взгляд
С моим звериным взглядом. Засмеялась
Высоким смехом. Бросила в меня
Пучок травы и золотую горсть
Песку. Потом − вскочила
И, прыгая, помчалась под откос…

Я гнал ее далёко. Исцарапал
Лицо о хвои, окровавил руки
И платье изорвал. Кричал и гнал
Ее, как зверя, вновь кричал и звал,
И страстный голос был − как звуки рога.
Она же оставляла легкий след
В зыбучих дюнах, и пропала в соснах,
Когда их заплела ночная синь.

И я лежу, от бега задыхаясь,
Один, в песке. В пылающих глазах
Еще бежит она − и вся хохочет:
Хохочут волосы, хохочут ноги,
Хохочет платье, вздутое от бега…
Лежу и думаю: “Сегодня ночь
И завтра ночь. Я не уйду отсюда,
Пока не затравлю ее, как зверя,
И голосом, зовущим, как рога,
Не прегражу ей путь. И не скажу:
« Моя! Моя! »− И пусть она мне крикнет:
« Твоя! Твоя! »

Алекса́ндр Алекса́ндрович Блок

da “Сочинения: стихотворения, поэмы, театр, статьи и речи, письма”, Гос. изд-во худож. лит-ры, 1946

I segnali – Vladimír Holan

 

L’arte cominciò con la caduta degli angeli…
Il tempo dei capecchi, dei fastelli di concime, dell’àcoro pestato,
della cenere non arsa e delle lingue infrante dalla panna,
il tempo che si rade i peli sulle cosce d’una meretrice:
alleggerisce solo in apparenza.

Ma il tempo dei sassi, della matrigna che pettina e dello zoppicare dei cani,
il tempo che tossisce negli scantinati,
il tempo del becchino che, scavando la terra,
è come se volesse giungere a una piú autentica vita,
il tempo delle vertebre cervicali nel salto
sopra il fuoco di San Giovanni,
il tempo che esige tutto il nostro soccorso:
ha sempre ancora un peso esiguo.

L’arte cominciò con la caduta degli angeli.
Ma anch’essi bevvero vino, spezzarono il pane
e dormirono con femmine mortali −
e per questo, inebriati, cerchiamo di nuovo i segnali
come su un tavolo intaccato dal coltello di Orfeo…

Vladimír Holan

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “In progresso”, 1964, in Vladimír Holan, Una notte con Amleto”, Einaudi, Torino, 1966

William e Emily – Edgar Lee Masters

Nina Leen, Holding hands, 1940

 

C’è qualcosa nella Morte
che ricorda l’amore.
Se con qualcuno con cui avete conosciuto la passione,
e la vampa del giovane amore,
dopo anni di vita comune,
sentite spegnersi la fiamma;
e cosí insieme svanite,
a poco a poco, soavemente,
per cosí dire abbracciati,
nella stanza consueta –
c’è, fra gli spiriti, un unisono
che ricorda l’amore!

Edgar Lee Masters

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

∗∗∗

William and Emily

There is something about Death
Like love itself!
If with some one with whom you have known passion,
And the glow of youthful love,
You also, after years of life
Together, feel the sinking of the fire,
And thus fade away together,
Gradually, faintly, delicately,
As it were in each other’s arms,
Passing from the familiar room –
That is a power of unison between souls
Like love itself!

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916

Per B… – Attilio Bertolucci

Foto di Rimel Neffati

 

I piccoli aeroplani di carta che tu
fai volano nel crepuscolo, si perdono
come farfalle notturne nell’aria
che s’oscura, non torneranno più.

Così i nostri giorni, ma un abisso
meno dolce li accoglie
di questa valle silente di foglie
morte e d’acque autunnali

dove posano le loro stanche ali
i tuoi fragili alianti.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa”, 1951, in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997