Esilii – Antonella Anedda

Foto di Hengki Koentjoro

… plenum exiliis mare, infecti caedibus scopuli.
TACITO, Historiae, I,2

 

Oggi penso ai due dei tanti morti affogati
a pochi metri da queste coste soleggiate
trovati sotto lo scafo, stretti, abbracciati.
Mi chiedo se sulle ossa crescerà il corallo
e cosa ne sarà del sangue dentro il sale.
Allora studio – cerco tra i vecchi libri
di medicina legale di mio padre
un manuale dove le vittime
sono fotografate insieme ai criminali
alla rinfusa: suicidi, assassini, organi genitali.
Niente paesaggi solo il cielo d’acciaio delle foto,
raramente una sedia, un torso coperto da un lenzuolo,
i piedi sopra una branda, nudi.
Leggo. Scopro che il termine esatto è livor mortis.
Il sangue si raccoglie in basso e si raggruma
prima rosso poi livido infine si fa polvere
e può – sí – sciogliersi nel sale.

Antonella Anedda 

da “Historiae”, Einaudi, Torino, 2018

Se tu mi dimentichi – Pablo Neruda

Michael Aleah, Sculptured III, 2015

 

Voglio che tu sappia
una cosa.

Tu sai com’è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se tutto ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.

Se d’improvviso
mi dimentichi
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscir dalle mie.

Pablo Neruda

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

da “I versi del Capitano”, Passigli Poesia, 2002

∗∗∗

Si tu me olvidas

Quiero que sepas
una cosa.

Tú sabes cómo es esto:
si miro
la luna de cristal, la rama roja
del lento otoño en mi ventana,
si toco
junto al fuego
la impalpable ceniza
o el arrugado cuerpo de la leña,
todo me lleva a ti,
como si todo lo que existe,
aromas, luz, metales,
fueran pequeños barcos que navegan
hacia las islas tuyas que me aguardan.

Ahora bien,
si poco a poco dejas de quererme
dejaré de quererte poco a poco.

Si de pronto
me olvidas
no me busques,
que ya te habré olvidado.

Si consideras largo y loco
el viento de banderas
que pasa por mi vida
y te decides
a dejarme a la orilla
del corazón en que tengo raíces,
piensa
que en ese día,
a esa hora
levantaré los brazos
y saldrán mis raíces
a buscar otra tierra.

Pero
si cada día,
cada hora
sientes que a mí estás destinada
con dulzura implacable.
Si cada día sube
una flor a tus labios a buscarme,
ay amor mío, ay mía,
en mí todo ese fuego se repite,
en mí nada se apaga ni se olvida,
mi amor se nutre de tu amor, amada,
y mientras vivas estará en tus brazos
sin salir de los míos.

Pablo Neruda

da “Los versos del Capitán”, Buenos Aires, Losada, 1954

«Da quale parte di te viene incontro festosa» – Pierluigi Cappello

 

Da quale parte di te viene incontro festosa
questa strada data alla luce? Gli alberi
sgrondano, i lunotti sono specchi,
il riflesso di una portiera aperta e chiusa
acceca nell’aria umida; un mondo sgocciolante e bagnato ti sale
in gola e si fa respiro, prende la forma della luce
nel sole da poco scorto. È una felicità
da applauso, da palcoscenico, accesa in breve e spenta
dentro il chiarore diminuito.

Pierluigi Cappello

Cassacco, settembre 2017

da “Un prato in pendio”, Rizzoli, 2018

 

In un porto del Mediterraneo – Henrik Nordbrandt

Foto di Mario Giacomelli

 

Io non so cosa sia più importante:

               la dolcezza speziata del caffè amaro
mescolata al gusto della prima sigaretta del mattino
              o l’odore di pesce e barche verniciate di fresco.
I vestiti sbiaditi sul filo fra i mandorli in fiore
              o i monti che li mettono in risalto…

No, nulla di ciò, ma tutte queste cose insieme
              rivelano che ho trascurato qualcosa

e che la sua presenza mi tormenterà per il resto della vita
            perché l’ho ignorato mentre era qui.

Henrik Nordbrandt

(Traduzione di Bruno Berni)

da “Vicinanze”, in “Il nostro amore è come Bisanzio”, Donzelli Poesia, 2000

∗∗∗

I en middelhavshavn

Jeg ved ikke, hvad der er det vigtigste:

         Den bitre kaffes krydrede sødme
blandet med smagen af morgenens første cigaret
         eller lugten af fisk og nymalede både.
De falmede kjoler på snoren mellem de blomstrende mandeltræer
         eller bjergene, som fremhæver dem…

Nej, ingen af delene, men dem alle sammen tilsammen
         røber at jeg har udeladt noget
og at dets nærvær vil pine mig resten af mit liv
         fordi jeg overså det, mens det var der.

Henrik Nordbrandt

da “Omgivelser”, Copenhagen: Gyldendal, 1972

Il futuro – Julio Cortázar

Michael Kenna, Suspended Vine, Marly, France, 1995

 

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada, non nel murmure che sgorga di notte
dai pali che la illuminano, neppure nel gesto
di scegliere il menù, o nel sorriso
che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e negli arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero del telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci, all’angolo
della strada mi fermerò, a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortázar

(Traduzione di Gianni Toti)

da “Le ragioni della collera”, Edizioni Fahrenheit 451, 1995

∗∗∗

El futuro

Y se muy bien que no estarás.
No estarás en la calle, en el murmullo que brota de la noche
de los postes de alumbrado, ni en el gesto
de elegir el menú, ni en la sonrisa
que alivia los completos en los subtes,
ni en los libros prestados, ni en el hasta mañana.

No estarás en mis sueños,
en el destino original de mis palabras,
ni en una cifra telefónica estarás,
o en el color de un par de guantes o una blusa.
Me enojaré amor mío, sin que sea por ti,
y compraré bombones pero no para ti,
me pararé en la esquina a la que no vendrás,
y diré las cosas que sé decen
y comeré las cosas que sé comen
y soñaré los sueños que se sueñan
y se muy bien que no estarás,
ni aquí adentro, la cárcel donde te retengo,
ni allí afuera, este río de calles y de puentes.
No estarás para nada, no serás mi recuerdo,
y cuando piense en ti pensaré un pensamiento
que oscuramente trata de acordarse de ti.

Julio Cortázar

da “Salvo el crepúsculo”, Buenos Aires, Ed. Alfaguara, 1984