L’amica dei poeti – Marcello Comitini

Benedetto De Lisi, Le due amiche (particolare)

 

Di te, del tuo sguardo, del tuo corpo di donna
dei tuoi timori e del grigio annuncio del futuro
– cieco all’improvviso divenuto sordo –
tutto ho perduto.
Tutti i dolori e tutte le paure.
Né le tue gioie – mai potrei trovarle
nascoste dietro un velo di parole.
Non tue ma dei poeti
che scavalcano i monti
con l’orgoglio di chi conosce il cielo.
Volano
ti rapiscono con gli artigli delle aquile
ti portano più in alto dove è limpida l’aria.

Di tutto questo soffro. Ma tu
non puoi vederlo perché per te l’amore
sorge a un orizzonte rabbuiato dalle nuvole.
E mi accusi d’essere inetto ed incapace
di volare assieme a te,
di spegnere la sete che la luce infonde a chi
v’immerge le ali del sogno.
Cosa posso fare io cantore e cieco?
Trascino le mie ali lungo il mio deserto
di polvere e di gesso.
– Io poeta sordo al mio stesso canto.

Marcello Comitini

da “Quarto Giorno: poesie”, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

AMAZON – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018
FELTRINELLI – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

«E finalmente ho trovato» – Marina Ivanovna Cvetaeva

Salvatore Fiume, A Susette (Ritratto di Marina Cvetaeva), 1956

 

E finalmente ho trovato
chi mi è necessario:
qualcuno ha bisogno di me
— come aria.

Quanto più nero e mortale –
Più necessario è il bisogno
dell’altro — di te. Di chi
non può fare a meno

di me — suo pane e respiro.
Occorro — a qualcuno:
accorro, rispondo
al prima richiamo.

Più alto, più certo e sicuro
delle montagne: a qualcuno
serve una mano: la mia!
sulle piaghe!

E tutto il braccio — nel fuoco!
Più della luce degli occhi
mi serve l’umano bisogno
di me — come fiato.

Marina Ivanovna Cvetaeva

11 settembre 1936. Savoia

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Poesie non raccolte in volume” (1928-1941), in “Dopo la Russia”, 1988

∗∗∗

Наконец-то встретила
Надобного − мне:
У кого-то смертная
Над оба − во мне.

Что для ока − радуга,
Злаку − чернозем −
Человеку − надоба
Человека − в нем.

Мне дождя и радуги
И руки − нужней
Человека надоба
Рук − в руке моей.

Это − шире Ладоги
И горы верней −
Человека надоба
Ран − в руке моей.

И за то, что — с язвою
Мне принес ладонь −
Эту руку − сразу бы
За тебя в огонь!

Марина Ивановна Цветаева

11 сентября 1936. Савойя

Amanti – Mario Luzi

Vasco Ascolini, Ivry sur Seine, 1996

 

Che mi riserva rivederti, amore,
quale viaggio t’hanno dato i venti?
L’oscuro avvolge questi giorni chiari,
circola forse in questa luce densa
qui dove a macchie dondolanti o ferme
filtra oro ed il vino matura.

Spicco dal cielo questo frutto splendido,
chiudo gli occhi su quel che porta seco,
o lo stare sulle spine
o il dirsi addio a cuore gonfio,
questo tempo nel tempo senza fine.

Mario Luzi

da “Onore del vero”, Neri Pozza Editore, Venezia, 1957

Il dormiente nella valle – Arthur Rimbaud

Portrait of Arthur Rimbaud at the age of seventeen, by Étienne Carjat, c. 1872

 

È un verde anfratto dove canta un rivo
Che impiglia folle all’erbe i suoi brandelli
D’argento; dove il sole riluce dai monti
Solenni: è una valletta che spuma di raggi.

Un giovane soldato, a bocca aperta e capo nudo,
Con la nuca immersa nel fresco azzurro nasturzio,
Dorme; sotto le nubi è steso nell’erba,
Pallido nel verde letto in cui la luce piove.

Ha i piedi nei gladioli, dorme. Sorride come
Un bimbo malato sorriderebbe nel sonno:
Natura, devi cullarlo nel tepore: ha freddo.

Non fremono le sue narici a quei profumi;
Dorme nel sole, una mano sul petto
Calmo: ha due buchi rossi al lato destro.

Arthur Rimbaud

Ottobre 1870

(Traduzione di Diana Grange Fiori)

da “Arthur Rimbaud, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1975

∗∗∗

Le dormeur du val

C’est un trou de verdure où chante une rivière
Accrochant follement aux herbes des haillons
D’argent ; où le soleil, de la montagne fière,
Luit: c’est un petit val qui mousse de rayons.
 
Un soldat jeune, bouche ouverte, tête nue,
Et la nuque baignant dans le frais cresson bleu,
Dort; il est étendu dans l’herbe, sous la nue,
Pâle dans son lit vert où la lumière pleut.
 
Les pieds dans les glaïeuls, il dort. Souriant comme
Sourirait un enfant malade, il fait un somme:
Nature, berce-le chaudement: il a froid.
 
Les parfums ne font pas frissonner sa narine;
Il dort dans le soleil, la main sur sa poitrine
Tranquille. Il a deux trous rouges au côté droit.

Arthur Rimbaud

Octobre 1870

da “Œuvres complètes”, a cura di Antoine Adam, “Bibliothèque de la Pléiade”, Paris, 1972

Interno giorno – Pierluigi Cappello

Foto di Maria Cecilia Camozzi

 

Per dire che cosa mi tengo
per dire che cosa, leggendo
uno spartito che trattenga il cielo
alto, sempre alto, per ogni pagina ascoltata
dentro il fumo
dentro ogni gola pietrificata
qui, dove non volevo
dentro il rumore di prima
il rumore di dopo
dove sempre ci si ritrova
quanto un vento, un contorno
dopo che non si è capito
e qualcosa come uno stormo si stacca
in fuga dall’incendio
una nota, dai vetri, una voce
il breve sussurrare dei poeti.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo”, Crocetti Editore, 2006