Corrente – William Carlos Williams

Dipinto di Odilon Redon

 

Hai l’incanto d’un fiume
sotto cieli tranquilli.
Ci sono cose imperfette
ma vi si stende una musica.

E dice per che letto
di tenebre si spinge la corrente
a che smagliante mare
che increspa la mia mente.

William Carlos Williams

(Traduzione di Vittorio Sereni)

da “William Carlos Williams, Poesie”, “Supercoralli” Einaudi, 1967

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A flowing river 

You are lovely as a river
under tranquil skies –
There are imperfections
but a music overlays them –

telling by how dark a bed
the current moves
to what sea that shines
and ripples in my thought

William Carlos Williams

da “Collected Later Poems”, New Directions, 1951

Ritorna – Costantino Kavafis

Rudolf Bonvie, Dialog, 1973

 

Ritorna spesso e prendimi
ritorna e prendimi o sensazione amata −
se la memoria del corpo si desta
e il vecchio spasimo passa nel sangue,
poi che le labbra e la pelle trasalgono
e ancora le mani sembra che tocchino.

Ritorna spesso e prendimi, la notte
poi che le labbra e la pelle trasalgono.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1968

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Επέστρεφε

Επέστρεφε συχνά και παίρνε µε,
αγαπηµένη αίσθησις επέστρεφε και παίρνε µε –
όταν ξυπνά του σώµατος η µνήµη,
κ’ επιθυµία παληά ξαναπερνά στο αίµα·
όταν τα χείλη και το δέρµα ενθυµούνται,
κ’ αισθάνονται τα χέρια σαν ν’ αγγίζουν πάλι.

Επέστρεφε συχνά και παίρνε µε την νύχτα,
όταν τα χείλη και το δέρµα ενθυµούνται…

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

«Il modo tuo d’amare» – Pedro Salinas

Pentti Sammallahti, Helsinki, Finland, 1983

[XXXIX]

Il modo tuo d’amare
è lasciare che io ti ami.
Il sí con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

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[XXXIX]

La forma de querer tú
es dejarme que te quiera.
El sí con que te me rindes
es el silencio. Tus besos
son ofrecerme los labios
para que los bese yo.
Jamás palabras, abrazos,
me dirán que tú existías,
que me quisiste: jamás.
Me lo dicen hojas blancas,
mapas, augurios, teléfonos;
tú, no.
Y estoy abrazado a ti
sin preguntarte, de miedo
a que no sea verdad
que tú vives y me quieres.
Y estoy abrazado a ti
sin mirar y sin tocarte.
No vaya a ser que descubra
con preguntas, con caricias,
esa soledad inmensa
de quererte sólo yo.

Pedro Salinas

da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933

D’estate – Pierluigi Cappello

 

Ancora qui, ancora come
ancora sempre
come dove si sta;
quando comincia
il verde comincia
dove finiscono i cordoli
un breve vento trascorre
le fresche siepi in ombra
la forma del loro sostare
lo sguardo che le allontana;
fumo la sigaretta del mattino
per ricordarti aurora:
c’è un biondo di capelli che splende
come una nascita, e vola;
un seno che fa nuvola
nella camicetta bianca
tu che salutando vieni incontro
alla domenica dei miei occhi
la piana felicità di chi le cose
le vede nel persistere di cose.
È ricordarti
che pian piano ti allontana.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo. Poesie 1992-2005”, Crocetti Editore, 2006

«Sono pesi queste mie poesie» – Nika Turbina

Foto di Nastya Kaletkina

 

Sono pesi queste mie poesie,
pietre spinte lungo una salita.
Le porterò stremata
allo strapiombo.
Poi cadrò, viso nell’erba,
non avrò lacrime abbastanza.
Smembrerò la strofa
scoppierà in singhiozzi il verso
e si pianterà nel palmo
con dolore anche l’ortica.
L’amarezza di quel giorno
tutta trasmuterà in parola.

Nika Turbina

[1981]

(Traduzione di Federico Federici)

da “Sono pesi queste mie poesie e altre liriche”, Via del Vento Edizioni, 2008

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«Тяжелы мои стихи»

Тяжелы мои стихи,
Камни в гору.
Донесу их до скалы,
До упору.
Упаду лицом в траву,
Слёз не хватит.
Разорву строку свою,
Стих заплачет.
Больно врежется в ладонь
Крапива.
Превратится горесть дня
Вся в слова.

Ника Турбина

da “Черновик: первая книга стихов”, M: Молодая гвардия, 1984