La gioia avvenire – Franco Fortini

Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell’occhio), 1993-94

 

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1967

3 commenti su “La gioia avvenire – Franco Fortini

  1. alessiagenesis ha detto:

    La strada per giungere alla volontà di vivente, non limitandosi solo al proprio passivo stadio di essere, è lunga ed impervia e l approdo non sempre certo,nonostante le anse ed i porti concessi e/o desiderati e trovati.
    Ogni verso è ricco di immagini e sembrano semplici come la vita.È quel -dimenticare vanitoso -,che ha attirato la mia attenzione fin dalla prima lettura,e mi è parso fulcro , punto focale , luce proprio nell ombra.Perché dimenticare contiene in sé l oscurita , ma l aggettivo scelto lo rafforza ed è mirato.Perché sarebbe bastato -vano, inutile-, ma non sarebbe stato completo.Vanitoso indica superiorità, ambizione e credersi onnipotenti, ma viene da vanitas e rientra, infine, nella fiera delle vanità , dell effimero, di ciò ,quindi, che non ha valenza, potere alcuno. Si può scegliere di considerarlo un atto rivoluzionario o
    per comodità esserne ambiziosamente vestiti , o essere anche consapevoli della sua impotenza e piegati sotto lo stesso peso della coscienza. Ma, in ogni caso, è proprio quel dimenticare l ombra della luce, esattamente come sulla strada infuocata per la riconquista del paradiso.

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  2. alessiagenesis ha detto:

    …proprio nel riconoscere insufficiente il dimenticare,quando non appaga l’inquietudine(se non rientra tra le sfumature su accennate o se non è il buio di neuroni fisiologicamente spenti),si sceglie di attraversare l’ombra per andare oltre,accettando di NON VOLER PERDERE quel qualcosa e di risalire i gradini infuocati della scala per la riconquista del paradiso.

    Purtroppo non avevo potuto scrivere con più “chiarezza (per me ovviamente)la conclusione che patriva fa da quel -Ma-.
    Inoltre c è un -Perché -di troppo , il secondo ad inizio frase, che doveva essere , al limite, un INFATTI.
    NoN è preciso comunque, e so che non dovrei commentare i grandi e di non essere in grado. A volte capita, con umiltà, perché ci mostrano noi…

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