Voglio descrivere il tuo corpo… – Ghiannis Ritsos

Josef Sudek, Nude Study, 1951

 

Parola carnale 11

Voglio descrivere il tuo corpo. Il tuo corpo è infinito. Il tuo corpo
è un tenue petalo di rosa in un bicchiere d’acqua chiara. Il tuo corpo
un bosco selvaggio con quaranta spaccalegna neri. Il tuo corpo
profonde umide valli prima che sorga il sole. Il tuo corpo
due notti con campanili, stelle filanti e treni deragliati. Il tuo corpo
un bar fioco con marinai ubriachi e mercenari di tabacchi: schiocchi di dita,
bicchieri rotti, bestemmie, sputi. Il tuo corpo
una flotta intera — sommergibili, corazzate, cannoniere; frastuono
d’ancore che salpano; l’acqua scorre sul ponte; un mozzo
si tuffa in mare dall’albero. Il tuo corpo
silenzio di molte voci lacerato da cinque coltelli, tre baionette e una spada. Il tuo corpo
una lago trasparente, — sul fondo si vede la bianca città sommersa. Il tuo corpo
un’enorme, indomita piovra dentro la boccia della luna, coi tentacoli rossi di sangue
sui viali illuminati dove nel pomeriggio
passò lento il corteo funebre dell’ultimo imperatore. Molti fiori calpestati
restano sull’asfalto bagnati di benzina. Il tuo corpo
un antico bordello in via del Borgo, le puttane vecchie e truccate
con grassi rossetti da due soldi; portano lunghe ciglia finte;
ce n’è anche una giovane alle prime armi, — prova piacere coi clienti,
lascia i soldi sul comodino, si scorda di contarli. Il tuo corpo
è una ragazzina rosa; se ne sta sotto il melo e mangia
una fetta di pane fresco e un pomodoro rosso salato; ogni tanto
s’infila un fiore di melo tra i seni. Il tuo corpo
una cicala nell’orecchio del vendemmiatore, — getta un’ombra viola sul suo collo bruno
e canta da sola quante non ne può dire tutta l’uva insieme. Il tuo corpo
una grande aia panoramica in cima alla collina —
undici cavalli bianchi vi trebbiano il grano della Scrittura; le paglie d’oro
ti appuntano piccoli specchi tra i capelli, e splendono i tre fiumi
dove chinano il capo grandi vacche nere con stemmi adamantini
a bere l’acqua e piangere. Il tuo corpo è infinito.
Indescrivibile il tuo corpo. E lo voglio descrivere,
stringerlo più forte il tuo corpo, contenerlo,  e che mi contenga.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Parola carnale”, 1981

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