«Perché non ci lasciano in pace, i morti?» – Cees Nooteboom

27.

Perché non ci lasciano in pace, i morti?
Spargono i loro nomi sulla strada
su cui dobbiamo camminare, insinuano i versi
delle loro poesie nell’ultimo sonno prima del mattino

e poi di nuovo se ne vanno, assenti come
fosse una professione, volgendosi altrove, senz’occhi,
nascosti dentro il loro gergo, il dialetto
che i morti parlano tra loro, a noi

inaccessibile, razza senza passaporto
né voce che irrompe nella nostra memoria
senza preavviso, ci cammina accanto
si siede sul bordo del letto in cui

un tempo si stendevano.

Cees Nooteboom

(Traduzione di Fulvio Ferrari)

da “L’occhio del monaco”, Einaudi, Torino, 2019

∗∗∗

27.

Waarom laten de doden ons niet met rust?
Ze strooien hun namen over de weg
waarop wij moeten lopen, ze doen hun
dichtregels in onze laatste slaap voor de ochtend

waarna ze weer weg zijn, afwezig alsof
het een beroep is, afgewend, oogloos,
verborgen in hun eigen jargon, het dialect
van doden onder elkaar, zonder

toegang voor ons, een ras zonder paspoort
of stem dat in onze herinnering inbreekt
zonder ooit een afspraak, naast ons loopt
of op de rand van het bed zit waarin ze

ooit lagen.

Cees Nooteboom

da “Monniksoog”, Karaat, 2016 

Un commento su “«Perché non ci lasciano in pace, i morti?» – Cees Nooteboom

  1. […] settimana vi propongo questa poesia di Cees Nooteboom, che mi ha commossa per motivi molto personali, ma è l’occasione di parlare del blog Poesia […]

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