«Il fiore di geranio che dal davanzale» – Roberto Mussapi

Donata Wenders, Zora, Paris, France, 2002

 

Il fiore di geranio che dal davanzale
entrò in lei una mattina di sole, mentre si vestiva
come i tulipani a Van Gogh, un grido
di luce nella gola e uscendo dalla soglia,
tra i disegni delle portine e gli angoli delle case
scese come piena di fuoco in metropolitana, vide
le are dischiudersi a figure lontane e le anime
salire sulla vettura, alcune serene altre
con gli occhi cupi e le mani sudate
e poi allontanarsi lungo la scia buia
portata dal silenzio delle gallerie, scrutata
dai video che salivano alla regione del cielo
e dopo schiudendo gli occhi ritornare alla luce
fedele al grido rosso di quel mattino, al ronzio
del metrò che la seguiva nel sole come il suono
del mare, la propria immagine
attraversare il cristallo della portineria di riflessi
verdacquei, il sibilo costante dei terminali
come un’energia elettrica che unisse le vene
i volti netti inquadrati nelle finestre segate
nei muri, d’alluminio chiaro. A sera
sentì l’amato penetrarla come una spada
di fuoco e pianse stringendo il suo capo
come dovesse annullarsi e sparire
rientrare nel fiore di geranio che al ritorno
dormiva. Passerà secoli di viaggio nel cunicolo
buio guardando le ombre transitorie come d’oblio
di chi le ha conosciute ed amate
proverà un brivido strano nella portineria
e guarderà l’amato all’improvviso alle spalle
chiunque sarà, quel fuoco transitorio
e perenne che un giorno fu in lei
nel fiore di geranio come nei tulipani
in Van Gogh, lei non ricorderà,
lei non saprà, lei tornerà nei cunicoli
tra i fratelli addolorati e ignari,
ma il suo cuore non cambierà più ragione
e i suoi occhi guarderanno per sempre con un altro
inconsapevole, sovrano amore.

Roberto Mussapi

da “Luce frontale”, Jaca Book, 1998

Campanule d’amore – Patrick Kavanagh

 

Ci saranno campanule che crescono sotto i grandi alberi
E tu sarai lì ed io sarò lì in maggio;
Per qualche altro motivo dovremo ambedue far tardi
La sera a Dunshaughlin – per accontentare
Qualche immaginaria relazione,
Così tutti e due avremo da camminare in quel boschetto.

Ci interesserà l’erba
E il cerchio di un vecchio secchio e l’edera che intesse
Verdi incongruenza tra le foglie morte,
Fingeremo di sorprenderci al passare dei carri –

Guardando di lato solo di tanto in tanto le campanule nel boschetto,
Senza spaventarle mai con esclamazioni troppo concitate.

Saremo cauti e non gli faremo capire
Che le stiamo guardando, altrimenti assumeranno
Una posa di mera apparenza come ragazzi
Colti alla sprovvista in una castità naturale.
Non esigeremo dalle campanule del boschetto
Un’adulazione eccessiva dei nostri desideri.

Avremo altri amori – o così penseranno;
Le primule oppure le felci o le rose canine,
O anche i reticolati arrugginiti,
O le viole all’ombra dei terrapieni di acetosella.
Le campanule del boschetto varranno solo
Come digressione nel nostro segreto contemplare.

Conosceremo l’amore poco a poco, sguardo dopo sguardo.
Ah, la terra sotto queste radici è così bruna!
Andremo a rubare in cielo mentre Dio è in città –
Per puro caso ho scoperto un angelo sorridente
Che sbirciava tra i tronchi del boschetto
Mentre tu ed io camminavamo verso la stazione.

Patrick Kavanagh

(Traduzione di Saverio Simonelli)

da “Andremo a rubare in cielo”, Ancora, 2009

***

Bluebells for love

There will be bluebells growing under the big trees
And you will be there and I will be there in May;
For some other reason we both will have to delay
The evening in Dunshaughlin – to please
Some imagined relation,
So both of us came to walk through that plantation.

We will be interested in the grass,
In an old bucket-hoop, in the ivy that weaves
Green incongruity among dead leaves,
We will put on surprise at carts that pass –

Only sometimes looking sideways at the bluebells in the plantation
And never frighten them with too wild an exclamation.

We will be wise, we will not let them guess
That we are watching them or they will pose
A mere facade like boys
Caught out in virtue’s naturalness.
We will not impose on the bluebells in that plantation
Too much of our desire’s adulation.

We will have other loves or so they’ll think;
The primroses or the ferns or the briars,
Or even the rusty paling wires,
Or the violets on the sunless sorrel bank,
Only as an aside the bluebells in the plantation
Will mean a thing to our dark contemplation.

We’ll know love little by little, glance by glance.
Ah, the clay under these roots is so brown!
We’ll steal from Heaven while God is in the town –
I caught an angel smiling in a chance
Look through the tree-trunks of the plantation
As you and I walked slowly to the station.

Patrick Kavanagh

da “Collected Poems”, W. W. Norton & Company, 1964

Milano – Diego Valeri

Foto di Paul Apal’kin

 

Corso Venezia rombava e cantava
come un giovane fiume a primavera.
Noi due, sperduti, s’andava s’andava,
tra la folla ubriaca della sera.

Ti guardavo nel viso a quando a quando:
eri un aperto luminoso fiore.
Poi ti prendevo la mano tremando:
e mi pareva di prenderti il cuore.

Diego Valeri

da “Poesie vecchie e nuove”, “Lo Specchio” Mondadori, 1952

 

Nel ripubblicare alcuni testi di “Crisalide” nel volume antologico “Poesie vecchie e nuove” (1930), Valeri compie numerosi tagli e mutamenti. Uno degli esempi più noti riguarda la poesia “Corso Venezia”.
Corso Venezia rombava e cantava
come un giovane fiume a primavera.
Noi due, sperduti, s’andava s’andava,
tra la folla ubriaca della sera.
Ti guardavo nel viso a quando a quando:
eri un pallido e molle e ardente fiore.
Poi ti sfioravo la mano tremando:
ed eri mia, mia tutta, e carne e cuore.
[Crisalide, 1921, p.68]
Mutato il nome in “Milano”, la seconda quartina diventa:
(…)
Ti guardavo nel viso a quando a quando:
eri un aperto luminoso fiore.
Poi ti prendevo la mano tremando:
e mi pareva di prenderti il cuore.
[Poesie vecchie e nuove, 1930, p.54]

Nel libro di lettura per classi superiori – Hans Magnus Enzensberger

Michael Kenna, Double Fence, Natzweiler-Struthof, France, 1993

 

Non leggere odi, figlio mio, leggi gli orari.
Son piú esatti. Svolgi le carte di navigazione
prima che sia tardi. Vigila, non cantare.
Viene il giorno che torneranno a inchiodar liste
sulla porta e a chi dice di no dipinger sul petto
qualcosa di uncinato. Impara ad andare
senza esser conosciuto, impara piú di me:
a cambiar quartiere, passaporto, faccia.
Fai pratica di tradimento al minuto,
di sporca quotidiana salvezza. Le encicliche
sono utili per accendere il fuoco
e i manifesti per incartare burro e sale
a chi è senza difesa. Rabbia e pazienza ci vogliono
per soffiare nei polmoni del potere
la fine polvere mortale, macinata
da chi ha molto imparato,
da chi è esatto, da te.

Hans Magnus Enzensberger

1963

(Traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser)

da “Poesie per chi non legge poesia”, “Le Comete” Feltrinelli, 1964

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ins lesebuch für die oberstufe

lies keine oden, mein sohn, lies die fahrpläne:
sie sind genauer. roll die seekarten auf,
eh es zu spät ist. sei wachsam, sing nicht.
der tag kommt, wo sie wieder listen ans tor
schlagen und malen den neinsagern auf die brust
zinken. lern unerkannt gehn, lern mehr als ich:
das viertel wechseln, den paß, das gesicht.
versteh dich auf den kleinen verrat,
die tägliche schmutzige rettung. nützlich
sind die enzykliken zum feueranzünden,
die manifeste: butter einzuwickeln und salz
für die wehrlosen. wut und geduld sind nötig,
in die lungen der macht zu blasen
den feinen tödlichen staub, gemahlen
von denen, die viel gelernt haben,
die genau sind, von dir.

Hans Magnus Enzensberger

da “Verteidigung der Wölfe”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1957

Shemà – Primo Levi

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

             Considerate se questo è un uomo
             Che lavora nel fango
             Che non conosce pace
             Che lotta per mezzo pane
             Che muore per un sì o per un no.
             Considerate se questa è una donna,
             Senza capelli e senza nome
             Senza più forza di ricordare
             Vuoti gli occhi e freddo il grembo
             Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

10 gennaio 1946

da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984