Lettera per una nascita – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Scrivo per te parole senza diminutivi
senza nappe né nastri, Chiara.
Resto un uomo di montagna,
aperto alle ferite,
mi piace quando l’azzurro e le pietre si tengono
il suono dei “sí” pronunciati senza condizione,
dei “no” senza margini di dubbio;
penso che le parole rincorrano il silenzio
e che nel tuo odore di stagione buona
nel tuo sguardo piú liscio dei sassi di fiume
esploda l’enigma del “sí” assordante che sei.

Scriverti è facile; e se potessi verserei
la conoscenza tutta intera delle nuvole
la punteggiatura del cosmo
la forza dei sette mari, i sette mari in te
nel bicchiere dei tuoi giorni incorrotti.

Ma non sono che un uomo, e quest’uomo
ti scrive da un tavolo ingombro
e piove, oggi, e anche la pioggia ha le sue beatitudini
sulla casa dalle grondaie rotte
quando quest’uomo ti pensa e fra tutte le parole da scegliere
non sa che l’inciampo nel dire come si resta
e come si preme
nel mistero del giorno nuovo in te
che prima non c’era
adesso c’è.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

3 commenti su “Lettera per una nascita – Pierluigi Cappello

  1. […] via Lettera per una nascita – Pierluigi Cappello. […]

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  2. Domenico Aliperto ha detto:

    quanto l’adoro!
    ho letto la genesi di “Ogni goccia balla il tango”, del ruolo che Chiara ha avuto in quella raccolta e nella vita di poeta di Cappello.. anche quella, da sola, è una storia che nella sua umana semplicità lascia il segno

    Piace a 1 persona

  3. alessiagenesis ha detto:

    È strano come anche dei versi così chiari (per Chiara!), diretti , inequivocabili, mi abbiano dato comunque un margine di più ampia interpretazione.A pensarci potrebbero essere parole da dedicare a qualcuno che si ama e che,agli occhi dell innamorato,sembra nascere in quel momento; ma soprattutto l innamorato stesso(se ricambiato) si sente nascere di nuovo, chiamato a nuova vita, plasmato e animato negli occhi dell altro , in cui perdersi per trovare se stesso. È chiaro che la mia è una visione molto libera del testo e assolutamente estrapolata da altro, come si evince da chi ha già consapevolmente commentato, ma, del resto ,anche uno stralcio di una poesia piu lunga di Bufalino lascia pensare che si riferisca ad una donna , mentre il contesto tutto è riferito ad un Dio. Questo per sottolineare, alla fine,la potenza dell amore ,in generale,anche quando ci toglie le parole per la felicità , per la gioia e l entusiasmo o per la paura, come si può leggere in un verso di V.Holan(stralcio da Mozartiana?/dovrei rivedere) , parole che ho ricordato leggendo queste di Cappello (ma io sono un uomo…)

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