Elegie – Franco Fortini

 By silted harbours, derelict works,
In strangled orchards, and the silent comb
Where dogs have worried or a bird was shot…
W. H. AUDEN

 

Sapessi

Sapessi il male che soffro, lontano da te, piangeresti.
     Ma non esser felice, se t’abbandoni, e vinci!

Quando per te patisco mi consola un’altra creatura:
     Suo è il pianto che odo in cuore, quando mi perdo in te.

∗∗∗

Di Natale

Dai tuoi vetri la neve riposa sui monti,
Tintinnano al cuore quieto campanelli di slitte.

Caldo al sole nella lana il tuo seno bambino
Senza amore riposa. Dunque fu facile, dimmi,

Tornare là, dove al mondo eravamo soli, dove
Posano bianchi i campi di giovinezza?

Ah non si crede soli, ma insieme, alle anime nuove:
Tu con i miei pensieri, io con la tua bellezza.

Cosí delle mie ore avare cresce il tuo giorno lungo
Dove obbediente aspetti senza piú ansia altra vita

Né sai ch’è il mio verso a recare nel pomeriggio antico
Un nastro di velluto alle tue dita.

∗∗∗

Di Porto Civitanova 

Qui mi condusse il lungo
Vaneggiare degli anni
Che ora lieto ora triste e sempre invano
Come un fanciullo mi volgeva.
                                                        I tempi
Passati, i tormentosi giorni, qui
Non mi dolgono piú; nuova discende
Ogni immagine e quieta.

E m’addormenta con soave suono
Ogni senso la musica continua
Dell’onde e il fiato dell’opaco mare
Che deserto scompare oltre le nebbie.

E deserta è la riva. I pescatori
Hanno lasciato sulla ghiaia tutte
Le barche e sono andati con le ceste
Colme di pesca che brillò nel sole
Bianco, stamani.
Ora alle antenne si lamenta il vento.

A questa riva mi ritrovo: stanco
Ma non deluso. Povero; ma basta
Che mi segga sul fianco d’una barca
A riparo dell’aria
Sibilante, perché le mie miserie
Dimenticando e il mio penoso andare
Tra i volti umani,

Come quando fanciullo oltre i miei colli
Aspettavo bramoso il primo raggio
Di sole, attenda ancora,
Ma senza affanno e solo mesto, un cenno
Un lume, un volo, una speranza, qualche
Voce che dall’opaco mare chiami.

∗∗∗

Di Maiano

Ora che dai gelati alvei dei fiumi
Ai pascoli deserti salirà
Novembre e ai fumi ultimi delle bàite;
Ora che il vespro eguali invetria i fuochi
Degli astri e i lumi della nemica città.

Non pregare per me felici i giorni
Che verranno. Pietà di noi non frena
Il vento che dall’alto
Affanna e serra in fitta ridda i gesti
Umani e sperderà
Come faville attimi gli anni, guerra
Alla esile gioia nostra, a quella
Ombra che a noi Amore educa breve.

Altre promesse aveva autunno, entro
Chiusi giardini, acque opache, e un’eco
Di fonte da ninfèi d’edera. Sempre
Parve e sparve un riposo, un alto e quieto
Regno deluse dove un’ora esistere
Senza rimorso. E presto ciò che avremo
Tanto amato dovremo abbandonare.

Viene inverno: una pena antica geme
Dentro i macigni dei duomi potenti.
Forse è il segno promesso – e non pregare
Felici i giorni vili, il sonno morto
Che ora grava la mia nemica città.
Tutta la notte si dovrà vegliare
Soli e vicini in ascolto
Del passo ancora lontano.

∗∗∗

Di Palestrina

Dalla grata dell’orto
La vite al muro spento.
Tocca una foglia il vento
Al ramo morto.

Vento di novembre
Borgo nuvoloso
Questo nostro riposo
Ora lo riconosco.

Fu quando disperai
Senza paura; fu
Quando non chiesi piú
Nulla al suo nome.

Non piegherà l’attesa
Qui dove so, dove solo ritorno.
Finché duri il mio giorno
Anima mia contesa

Ti resterò fedele.

∗∗∗

Sulla via di Foligno

Contento di me stesso… e un’altra volta
Visito i campi, il gioco antico e tristo
Dell’erba nuova, ripeto per nome

E le cose vicine e le lontane,
Chiuse per sempre, gesti che ritornano
Come gracili danze d’orologi.

(Grida, grida una voce
Altissima il suo nome).

∗∗∗

vice veris

Mai una primavera come questa
È venuta sul mondo. Certo è un giorno
Da molto tempo a me promesso questo
Dove tutto il mio sguardo si fa eguale
Ai miei confini, riposando; e quanta
Calma giustizia nel pensiero è in fiore
Quanta limpida luce orna il colore
Delle ombre del mondo. Ora conosco
Perché mai dagli inverni ove a fatica
Si levò questo esistere mio vivo
M’è rimasto quel nome, che mi scrivo
Su quest’aria d’aprile, o sola antica
E perduta e oltre il pianto sempre cara
Immagine d’amore mia compagna.

Franco Fortini

da “Foglio di via e altri versi”, Einaudi, Torino, 1946

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