«Ha smesso di parlare il boschetto dorato» – Sergej Aleksandrovič Esenin

 

Ha smesso di parlare il boschetto dorato
con la gaia lingua delle betulle
e le gru, volando tristemente,
ormai non rimpiangono nessuno.

Chi rimpiangere, se ognuno è un pellegrino?
Entrerà di sfuggita, per lasciare nuovamente la casa.
Di tutti gli scomparsi sogna la canapaia
con l’ampia luna sul cerúleo stagno.

Sto solo in mezzo alla pianura brulla
e il vento porta lontano le gru.
Ripenso alla mia lieta giovinezza,
ma non rimpiango nulla del passato.

Non rimpiango gli anni dissipati invano,
non rimpiango il fior di lillà dell’anima.
Nel giardino fiammeggia un rogo rosso sorbo,
ma non può riscaldare nessuno.

Non bruceranno i grappoli del sorbo,
l’erba non perirà dalla giallezza.
Come l’albero lascia cadere sommesso le foglie,
cosí io lascio cadere le tristi parole.

Se il tempo sparpagliandole col vento,
le raccoglierà in un mucchio inutile…
dite allora… che il boschetto d’oro
ha smesso di parlare con la sua cara lingua.

Sergej Aleksandrovič Esenin

1924

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “Poesia russa del Novecento”, Guanda, Parma, 1954 

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