Attenzione – Philip Schultz

Edward Hopper, Cape Cod Evening, 1939

 

Il più delle volte mia moglie ne merita più
di quanta gliene possa dare, un atto di equilibrio
su quando essere visibile, data l’importanza di lei
nella nostra vita complessa. I miei figli, crescendo,
ne hanno meno bisogno, uno sempre meno dell’altro.
Gli amici, invecchiando, ne hanno più bisogno.
Specialmente i morti. Il nostro cane, anche mentre dorme,
ne vuole un po’, chiama con la coda. La casa,
più gliene diamo, più ne vuole. Le pareti hanno bisogno
di essere ringraziate per la loro pazienza e lealtà,
i pavimenti perché sostengono il peso della nostra indifferenza.
Io cerco di non sentirmi troppo in colpa con i miei studenti.
La colpa è essenziale nel nostro rapporto, colpa,
ostinazione e una buona dose di calma. Le mie poesie
saccheggiano quasi tutto, timori, progetti,
congetture e stupori, cercano prove
di infedeltà, frammenti di ispirazione. Indifferenti alla
sofferenza che descrivono, odiano tutto quello
che amo, credono solo nella loro insularità. La mia
carriera, prima quasi inesistente, non ne ha mai
richiesta molta. Ora, sotto forma di lettere,
email, telefonate, non mi permette di dimenticare che esiste,
una nuova amica il cui unico scopo è di mostrarsi
inevitabile. C’è la nostra città, la sua politica, scandali
e impegni, e tutti i bei privilegi ineludibili
della cittadinanza, un’idea che nessuno più comprende.
E poi le guerre, naturalmente, coi loro soliti eccessi
graffianti ipocriti ingigantiti. E c’è anche
la mia felicità, la sua testarda perversa fragilità
che cerca di non farsi notare. A volte
a notte fonda ci abbandoniamo ai ricordi, io e la mia felicità,
nemici di una vita che si godono la reciproca compagnia.

Philip Schultz

(Traduzione di Paola Splendore, con la collaborazione di Maria Baiocchi, Barbara Fiore e Sandro Triulzi)

da “Il dio della solitudine”, a cura di Paola Splendore, Donzelli Poesia, 2018

∗∗∗

Attention

More often than not, my wife deserves more
than I can give her, a balancing act of knowing
when to be visible, given her importance
to our complexity. My sons need less as they
grow older, one always less than the other.
My friends need more as they grow older.
The dead ones, especially. Even while asleep,
our dog needs some, tail beckoning. The more
our house gets, the more it needs. The walls
need to be thanked for their loyalty and patience,
the floors for suffering the weight of our indifference.
I try not to feel too bad about my students.
Guilt is essential to our relationship, guilt,
persistence and a great serenity. My poems
poach nearly everything, my fears, schemes,
conjectures and astonishments, after evidence
of infidelity, scraps of inspiration. Indifferent to
the suffering they describe, they dislike everything
I love, believe only in their insularity. Because
I never really had one before, my career never
used to ask for much. Now, disguised as letters,
emails, phone calls, it never lets me forget it’s there,
a new best friend whose only purpose is to prove
its inevitability. There’s our town, its politics, scandals
and obligations, and all the fine, inescapable privileges
of citizenship in an idea no one understands anymore.
And, yes, the wars, of course, their constant scraping
fork-tongued self-aggrandizing exaggerations. Also,
my happiness, its stubborn, perverse vulnerability
that tries not to call attention to itself. Sometimes,
late at night, we, my happiness and I, reminisce,
lifelong antagonists enjoying each other’s company.

Philip Schultz

da “The God of Loneliness. Selected and New Poems”, Houghton Mifflin Harcourt, 2010

Un commento su “Attenzione – Philip Schultz

  1. Domenico Aliperto ha detto:

    straordinaria: sembra pensata e scritta senza sforzo, eppure è un macigno

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