Le tre sorelle – René Char

René Char

 

Amor mio dalla veste di faro blu,
bacio la febbre del tuo viso
dove si corica la luce che gode in segreto.

Amo e singhiozzo. Sono vivo
ed è il tuo cuore la Stella del Mattino
che vittoriosa resiste e arrossisce prima
di rompere la battaglia delle Costellazioni.

Fuor di te, la mia carne diventi la vela
che ripugna al vento.

I

Nell’urna dei tempi secondari
Il nascituro era di gesso.
Il passo forcuto delle stagioni
Ricopriva d’erba l’ignoto.

La conoscenza divisibile
Urgeva d’acquazzoni la primavera.
Un aroma d’aperta campagna
Prolungava il fiore apparso.

Oltraggiata comunicazione,
Scorza o gelo deposti;
L’aria investe, il sangue attizza;
L’occhio fa mistero del bacio.

Animando la strada aperta,
Il turbine arrivò ai ginocchi;
E di quell’empito, il letto delle lacrime
Si colmò con un sol palpito.

II

La seconda dà un grido e si libera
Dall’ape ambiente e dal tiglio vermiglio;
Essa è un giorno di vento perpetuo,
Il dado blu della battaglia, la vedetta che sorride
Quando la sua lira dice: «Ciò che voglio, sarà».

È l’ora di tacere,
Di diventar la torre
Bramata dall’avvenire.

Chi va a caccia di se stesso fugge la sua casa fragile:
Lo segue la selvaggina non piú pavida.

Han sí forte splendore, sí nuova salute
Che i due che se ne vanno senza lasciare un cenno
Non senton le sorelle ricondurli a loro
Con un lungo bavaglio di cenere nelle bianche foreste.

III

Il bimbo che porti in spalla
È il tuo bene e il tuo fardello,
Terra in cui l’orchidea brucia,
Non lo stancare di te.

Rimani fiore e frontiera,
Rimani manna e serpente;
Ciò che la chimera accumula
Presto abbandona il rifugio.

Muoiono i singolari occhi
E la parola che scopre.
La piaga che striscia allo specchio
È padrona dei due vani.

Violenta si schiude la spalla;
Muto appare il vulcano.
Terra su cui brilla l’ulivo,
Tutto passa e scompare.

René Char

(Traduzione di Giorgio Caproni)

da “René Char, Poesie”, a cura di Elisa Donzelli, Einaudi, Torino, 2018

«Tre Parche soffiano sulle dita dell’uomo che hanno desiderato restasse bambino. Invano», da AHPP.
II.
1. La seconda dà un grido (La seconde crie)] La seconda dà un grido [Ca segna a margine con biro blu questa domanda: o “il secondo” (frazione di minuto?). Ch scrive con altra penna blu cerchiando la risposta: la seconde sœur]
III.
10. E la parola che scopre. (Et la parole qui découvre.)] E la parola che svela. → scopre

∗∗∗

Les trois sœurs

Mon amour à la robe de phare bleu,
je baise la fièvre de ton visage
où couche la lumière qui jouit en secret.

J’aime et je sanglote. Je suis vivant
et c’est ton cœur cette Étoile du Matin
à la durée victorieuse qui rougit avant
de rompre le combat des Constellations.

Hors de toi, que ma chair devienne la voile
qui répugne au vent.

I

Dans l’urne des temps secondaires
L’enfant à naître était de craie.
La marche fourchue des saisons
Abritait d’herbe l’inconnu.

La connaissance divisible
Pressait d’averses le printemps.
Un aromate de pays
Prolongeait la fleur apparue.

Communication qu’on outrage,
Écorce ou givre déposés;
L’air investit, le sang attise;
L’œil fait mystère du baiser.

Donnant vie à la route ouverte,
Le tourbillon vint aux genoux;
Et cet élan, le lit des larmes
S’en emplit d’un seul battement.

II

La seconde crie et s’évade
De l’abeille ambiante et du tilleul vermeil.
Elle est un jour de vent perpétuel,
Le dé bleu du combat, le guetteur qui sourit
Quand sa lyre profère: «Ce que je veux, sera».

C’est l’heure de se taire,
De devenir la tour
Que l’avenir convoite.

Le chasseur de soi fuit sa maison fragile:
Son gibier le suit n’ayant plus peur.

Leur clarté est si haute, leur santé si nouvelle,
Que ces deux qui s’en vont sans rien signifier
Ne sentent pas les sœurs les ramener à elles
D’un long bâillon de cendre aux forêts blanches.

III

Cet enfant sur ton épaule
Est ta chance et ton fardeau.
Terre en quoi l’orchidée brûle,
Ne le fatiguez pas de vous.

Restez fleur et frontière,
Restez manne et serpent;
Ce que la chimère accumule
Bientôt délaisse le refuge.

Meurent les yeux singuliers
Et la parole qui découvre.
La plaie qui rampe au miroir
Est maîtresse des deux bouges.

Violente l’épaule s’entrouvre;
Muet apparaît le volcan.
Terre sur quoi l’olivier brille,
Tout s’évanouit en passage.

René Char

da “Poèmes et prose choisis”, Éditions Gallimard, Paris, 1957

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