Per gli ebrei erranti – Philip Schultz

Foto di Izis Bidermanas

 

Questa stanza è riservata agli ebrei erranti.
Intorno a me, in altre stanze, le valigie guaiscono
come animali rinchiusi per la notte.

Il mio angelo custode, Stein, ha paura di dormire due volte
nello stesso letto. La costanza, pensa, attira i cosacchi nel buio.
Non si spiega la paura alla paura. La disperazione non ha orecchie, ma denti.

Nella stanza accanto sento la risata di una donna
& spingo la mano contro il muro. Le luci delle macchine mi bruciano
la carne fino a farla trasparente come vetro.

Mio padre è nato a Novo-Nikolayevka, Governatorato di Ekaterinoslav.
Ho come lui la fronte alta, gli occhi svegli, la risata fragorosa.
Miglia si srotolano sul palmo della mia mano.

Al di là di mille cortili la sua lapide
lo radica nella terra come un palo. Da solo, a letto,
sento il suo sangue che mi scorre nelle vene.

Da ragazzo passavo intere notti al luna park
a correre sul cilindro rotante della giostra verso la vetta magica,
dove credevo che mi sarei trovato al sicuro dal male, finalmente.

Come mi rompevo le ossa per liberarmene,
notte dopo notte, per tutta l’estate, io, ragazzo, mi arrampicavo
dall’altra parte del cielo, contro ogni scommessa,

come per essere tutt’uno con il tempo,
andavo sempre dove nessuno era mai stato prima,
le braccia mi sbattevano ai fianchi come ali.

Philip Schultz

(Traduzione di Paola Splendore, con la collaborazione di Maria Baiocchi, Barbara Fiore e Sandro Triulzi)

da “Come ali”, in “Il dio della solitudine”, a cura di Paola Splendore, Donzelli Poesia, 2018

∗∗∗

For the Wandering Jews

This room is reserved for wandering Jews.
Around me, in other rooms, suitcases whine
like animals shut up for the night.

My guardian angel, Stein, fears sleeping twice
in the same bed. Constancy brings Cossacks in the dark, he thinks.
You don’t explain fear to fear. Despair has no ears, but teeth.

In the next room I hear a woman’s laughter
& press my hand to the wall. Car lights burn
my flesh to a glass transparency.

My father was born in Novo-Nikolayevka, Ekaterinoslav Guberniya.
Like him, I wear my forehead high, have quick eyes, a belly laugh.
Miles unfold in the palm of my hand.

Across some thousand backyards his stone
roots him to the earth like a stake. Alone in bed,
I feel his blood wander through my veins.

As a boy I would spend whole nights at the fair
running up the fun house’s spinning barrel toward its magical top,
where I believed I would be beyond harm, at last.

How I would break my body to be free of it,
night after night, all summer long, this boy climbing
the sky’s turning side, against all odds,

as though to be one with time,
going always somewhere where no one had been before,
my arms banging at my sides like wings.

Philip Schultz

da “Like Wings”, Viking, 1978

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