Scavalcamento ventrale – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

Abbandona quest’eco di giustizia, cedi alla sproporzione.
                                    Piero Bigongiari

L’ho riconosciuta da lontano, dalla rincorsa
a nove passi, dalla maglietta rossa
e prestigiosa che le donò Stepanenko, nel 1961.
L’ho riconosciuta da lontano. E poi Milano
è rinchiusa nell’ovale del Pirelli, nella sua
breve pedana, che sbuca su un’asticella
bianca e nera, sugli infiniti corpi che ha sfiorato.

Mi viene incontro e all’improvviso
la sua voce incide una lesione, non so quale,
un nulla temporale, un sortilegio
di vetri e macerie, mentre il cielo
di febbraio troppo forte portava via gli asciugamani,
apriva tutte le porte, spopolava le tribune.
Non so quale dio ferito a morte
urlava dentro lei, quale oscura
sorte l’atterriva, quale dentro la gola
guerriera e sbarrata da un filo di silenzio: l’attimo
è contato eppure si dilunga,
si conficca dentro il prato e il pensiero
vortica intorno. Così il creato è solo un’unghia
e ciascuno può cambiare la sua nascita,
le statue camminare e, sorridendo,
avvertirci che hanno un’ombra. Di lei
ignoravo proprio quest’ombra.
Trascorre un istante
di questo millennio. Non conoscerò il suo respiro
di saltatrice immacolata, il volo dove è stata
felice, il fazzoletto
dei secondi essenziali, il tendersi perfetto
dei dorsali, che una goccia di sudore ha benedetto:
quelle ciglia
in cui brillava un ventaglio di grazia,
si apersero imploranti,
un battito di incanti animò la pista
e la sua luce calcinata, entrò nelle docce, nella conquista
dei giochi studenteschi, delle supreme
alleanze, dei blocchi di partenza, degli affreschi
dove ognuno getta il seme di se stesso,
dove prima, dove adesso ognuno resta insieme
a quest’odore di carbonella e spogliatoi
e forma il luogo intero, il codice terrestre, il vero
prodigio materiale e celeste, la disciplina
dei corpi che trovano dimora, l’amore che confina
con la sua suprema ombra, i forti
battiti di una falcata sulla pista, l’ora
delle nostre prime morti.
Non conoscerò quel respiro
di acrobata lucente, il volo che sprigiona
quella forza in piena luce… la chiarezza
del suo corpo di amazzone fanciulla
l’ho desiderata, come a volte si desidera, tra i luoghi,
il più visibile.
«Ma non sarà questo minuto, non sarò io…
… sarà un’antica promessa, un saluto, forse sarà Dio
ad amare ciò che non hai voluto di te stessa».

Milo De Angelis

da “Biografia sommaria”, “Lo Specchio” Mondadori, 1998

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