«Scruto la tua fronte» – Jaroslav Seifert

Mimmo Jodice, Elena, 1966

 

Scruto la tua fronte
come un pilota il pannello degli strumenti
quando vola nella tempesta.
Ti ho incontrata così tardi
e così all’improvviso.

Lo so, stavi nascosta
nel profondo nevaio dei tuoi capelli.
Risplendevano anche al buio,
ma ti ho cercato invano.
Sulle unghie mi è rimasta
solo la polvere d’oro.

Poi mi sei sfuggita per lo steccato delle ciglia
dentro il tuo riso.
E giugno, vestito a festa,
lanciava gelsomino nelle finestre.

Infine sei scomparsa per sempre
nella neve del tuo silenzio.
Come potevo anche solo scorgerti
in quella lontananza?
Faceva freddo, era l’imbrunire.

Puoi strappare i miei versi,
strappati gettarli al vento.
Puoi sgualcire le mie lettere,
sgualcite bruciarle nel fuoco.

Ma cosa farai con la mia testa,
fusa nel brumoso metallo,
che ti ha sempre guardata
mentre t’apprestavi al sonno,
e all’alba ti pettinavi?
Quel busto lo devi almeno
portare alla pattumiera.

Così una volta ancora, l’ultima,
terrai la mia testa
fra le tue mani.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Alena Wildová Tosi)

 da “La colonna della peste”, in “Jaroslav Seifert, Le opere”, UTET, 1987

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