«Il peggio ormai l’ho passato» – Jaroslav Seifert

Edward Weston, Nude, Santa Monica, 1936

 

Il peggio ormai l’ho passato
mi dico, ormai sono vecchio.
Il peggio dovrà ancora venire
ancora sono vivo.
Ma se proprio volete saperlo,
sono stato felice.
A volte un giorno intero, a volte per delle ore,
a volte pochi minuti soltanto.

Per tutta la vita sono rimasto fedele all’amore.
E se le braccia di donna sono più delle ali,
cosa sono le gambe?
Mi piaceva provarne la forza.
È tenera, quando stringono.
Che quindi le ginocchia
schiaccino la mia testa!

Se chiudessi gli occhi in questa morsa
non sarei come ubriaco
e non sentirei un martellío così forsennato
nelle mie tempie.
Ma poi, perché chiuderli?

Ad occhi aperti
ho attraversato questa terra.
È bella, lo sapete anche voi.
Per me forse valeva di più
di tutti i miei amori messi insieme.
E il suo abbraccio è durato tutta la vita.

Quando avevo fame
mi nutrivo quasi ogni giorno
con le parole delle sue canzoni.

Quelli che se ne sono andati
sparpagliandosi in altri paesi
l’avranno scoperto:
il mondo è orrendo!
Non amano e non sono amati.
Noi amiamo, almeno.

Che quindi le sue ginocchia
schiaccino la mia testa.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Alena Wildová Tosi)

da “La colonna della peste”, Edizioni E/O, Roma, 1985

∗∗∗

«To nejhorší mám za sebou»

To nejhorší mám za sebou,
říkám si, jsem už stár.
To nejhorší mám před sebou,
ještě žiji.
Ale kdybyste mermomocí chtěli vědět,
byl jsem šťasten.
Někdy celý den, někdy celé hodiny
někdy jen pár minut.

Po celý život byl jsem věrný lásce.
A jsou-li ruce ženy víc než křídla,
co jsou její nohy?
Tak rád jsem zkoušel jejich sílu.
Je něžná, když stisknou.
Ať tedy rozdrtí kolena
mou hlavu?

Kdybych zavřel oči v tomto sevření,
nebyla by tak opilá
a nebušilo by mi tak zběsile
v mých spáncích.
Ale proč bych je zavíral?

S otevřenýma očima
prošel jsem touto zemí.
Je krásná, vždyť víte.
Byla mi možná víc
než všechny mé lásky najednou.
A její objetí trvalo celý život.
Když jsem míval hlad,
živil jsem se téměř denně
slovy jejích písní.

Ti, kdož odešli
a rozprchli se kvapem po zemích,
už to snad poznali:
svět je hrozný?
Nemilují a nejsou milováni.
My aspoň milujem.

Ať tedy rozdrtí její kolena
mou hlavu.

Jaroslav Seifert

da “Morový sloup (1977)”, Cologne, 1981, Prague

2 commenti su “«Il peggio ormai l’ho passato» – Jaroslav Seifert

  1. alessiagenesis ha detto:

    Disperatamente scegliere la disperazione del vivere, come ultimo atto , sofferto nella sua lucidità, accettando di chiamare le cose con il proprio nome, guardandole in faccia, guardando se stessi nei propri occhi e riconoscersi.È una vittoria ancora più grande dell altra possibile, ossia di una voluta catartica morte del corpo,anche esso atto supremo ,che vince l unica dannata,vera, subdola morte, quella che può incatenare l essere per tutta una vita senza vita.Il nostro respiro sia ,dunque, incenso, preghiera e dono alla VITA stessa, impegno, rispetto al metafisico nel terreno.

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  2. tachimio ha detto:

    C’è in quel dire ”sono ancora vivo” la scelta della vita invece della morte. Un attaccamento alla ”terra” che non ha confine. Bella davvero. Grazie Titti. Un abbraccio. Isabella

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