In cucina – Vladimír Holan

Dave Lawrence, Abandoned Cup

 

Manchi da quasi un anno… Entrare ti faceva paura…
E quando lo hai fatto, il vuoto un tempo implorante,
poi disdegnato, sùbito ti ha preso in odio
e con ostinazione esige che tu sconti
la tua presenza con la tua presenza…
Qui tutto va a tua infamia:
il linoleum, le fascine per accendere il fuoco, la mosca rinsecchita,
la muffa del pane, l’aceto forte delle crepe
e l’acetosella delle macchie e la concia del tempo rattrappito
e le ragnatele che sbavano dai roccoli degli angoli
e giù giù il silenzio, dove brilla
solo nel fondo, proprio lì, la luna…
Ma in mezzo a tutte queste cose (con crudele
certezza, con la più comune e dunque più segreta
e come perpetua certezza) scorgi all’improvviso
una tazza da caffè con tracce di rossetto
dove per l’ultima volta, posandosi, si strinsero
le labbra di chi ti ha lasciato…

Vladimír Holan 

(Traduzione di Serena Vitale)

da “In progresso”, 1964, in “Poesia due”, Guanda Editore, 1981

∗∗∗

V Kuchyni 

Nebyls tu málem rok… Bál ses sem vstoupit..
A jen jsi tak udělal, prázdnota kdysi žadonící
a potom zhrzená zanevřela teď na tebe
a svéhlavě se dožaduje, abys odpykával
svou přítomnost svou přítomností…
Všechno je tady k tvému pohanění:
linoleum, třísky na podpal, vyprahlá moucha,
chlebová plíseň, zabřesklý ocet trhlin
a šťavel skvrn a tříslo staženého vzduchu
a z čihadla koutů prskající pavučiny
a docela vespod ticho, zrovna tam,
kam svítí měsíc jenom ve dne…
Však mezi těmi věcmi spatříš náhle
(s krutou, nejvšednější, a tedy nejtajemnější
a jakoby doživotní určitostí)
kávový šálek a na něm stopy po líčidle,
kde přitiskly se kdysi naposled
rty té, která tě opustila…

Vladimír Holan

da “Na postupu: verše z let (1943-1948)”, Československý spisovatel, 1964 

Un commento su “In cucina – Vladimír Holan

  1. alessiagenesis ha detto:

    È strano come un TU possa ingannare.In questi versi bisogna giungere alla fine , a quel”rossetto “per capire che il poeta parlava a se stesso.
    Così anche quel Tu in MISERERE di G.Bufalino, precedente, scopro che era rivolto a un Dio.La prima parte, presa separatamente (VERSI SCRITTI SUL MURO), portava a pensare ad un amore, ad una donna, non accordando , necessariamente, quel LONTANO al genere, da aggettivo,ma immaginandolo usato come” avverbio”.Per me , a questo punto, resta una poesia nella poesia , un Miserere nobis rivolto a un Dio , così come alla persona amata ,che è essa stessa divinità agli occhi e nel cuore dell amante .

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...