«Forse un mattino andando in un’aria di vetro» – Eugenio Montale

Foto di Dennis Stock

 

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Eugenio Montale

da “Ossi di seppia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1948

Un commento su “«Forse un mattino andando in un’aria di vetro» – Eugenio Montale

  1. alessiagenesis ha detto:

    La potenza di un FORSE.

    È strano trovarsi dinanzi ad un dirompente incipit dato da un piccolo, apparentemente ininfluente, avverbio che esprime incertezza.Ancora una volta Montale racchiude proprio nel verso d attacco il significato più profondo, la propria volonta. Il mio primo ed inevitabile colpo d occhio va al numero di condivisioni delle due poesie affini, questa, appunto, e quella precedente e posso dire (è sempre un mio modesto parere di nessun conto) che il “pessimismo “, per me realismo,non piace fino in fondo .Versi riconosciuti alti, sì, ma tenuti a bada, lontani , da esorcizzare, naturale pratica di molti, dettata dall istinto di sopravvivenza. (In due parole più banali , dico spesso che le persone tristi nn piacciono molto e dopo tre giorni puzzano come il pesce).Per entrambe le poesie, casualmente vicine, il tema è quel “troppo tardi “e Montale sembra rispondere a Nordbrandt.Nel primo, nell immediatezza, ho immaginato un cammino, un andare avanti , nonostante le diverse riflessioni e consapevolezze. Così non ho pensato che sia davvero troppo tardi , sebbene questo sia nn solo il tema a me più consono, ma anche quello che in cui credo ,in cui mi riconosco, senza troppo nasconderlo ma neppure ostentando.l idea che subito mi è passata è stata che solo in un caso è davvero troppo tardi e Montale mi è giunto con le sue parole come a sostegno delle mie, di quella mia idea.È, infatti, proprio quando nn c è piu niente “alle nostre spalle”,o meglio quando si giunge a percepire questo, che non c è più un cammino da seguire dinanzi.Quindi neppure la morte più ingiusta, perché troppo precoce, non comporta, almeno in parte e in questa accezione, quel troppo tardi, se ci si sente vivi in vita.
    È un dramma interiore perfettamente descritto(sebbene infinito) a cui aggiungo solo le parole -i sommersi e i salvati-, ripensando a P.Levi di qualche giorno fa, allargando sempre il campo e giungere infine all idea dei salvati che diventano essi stessi dei morti viventi, i salvati in senso lato, non riferendomi a determinate vicende .Ma qui subentra quel FORSE, in cui è racchiusa la probabilità , la possibilità e con esso il poeta aggira quella certezza nella sua risposta.Come il più comune uomo, anche il poeta mette le mani avanti, per non farsi male .Quel FORSE non è solo ancora di salvezza , ma è proprio la volontà di raccontarsi ancora, di provare a specchiarsi nelle acque di un fiume,di continuare a sentire nelle proprie ossa anche il troppo tardi.
    Solo quando tacera ogni verso, ogni parola , solo allora sara troppo tardi.
    E gli dei rideranno , guardando lo spettacolo, perché gli umani si saranno affaticati lungamente nel grattare in fondo al vaso di Pandora.Cos è , allora, la speranza?Il male o il bene?
    Non importa la risposta , mentre una sola cosa conta:il male è ciò che rende visibile ai nostri occhi il bene .Solo dinanzi a questa presa di coscienza forse gli dei si faranno seri , lo sguardo basso dinanzi a Prometeo e altri… che osarono sfidarli.

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