Shemà – Primo Levi

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

             Considerate se questo è un uomo
             Che lavora nel fango
             Che non conosce pace
             Che lotta per mezzo pane
             Che muore per un sì o per un no.
             Considerate se questa è una donna,
             Senza capelli e senza nome
             Senza più forza di ricordare
             Vuoti gli occhi e freddo il grembo
             Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

10 gennaio 1946

da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Un commento su “Shemà – Primo Levi

  1. alessiagenesis ha detto:

    Si può resistere e , anche per amore verso qualcuno, riuscire a sopravvivere a ingiustizie e immondi drammi, ma nn si può più combattere dinanzi alla consapevolezza, alla certezza di cosa sia davvero l uomo, un essere infimo che vive uccidendo l altro sempre.
    Questo ha -ucciso- Levi, questo ha -ucciso ed uccide- altri ogni giorno.
    E quel conclusivo “maledire”è solo uno sfogo, senza credo né capacità di provarlo e di causarlo.
    Non resta che abbattere se stessi

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