«Notte d’insonnia. Omero. Vele tese laggiú» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Ivan Aivazovsky, The Black Sea, 1881

 

Notte d’insonnia. Omero. Vele tese laggiú.
Ho letto, delle navi, fino a metà il catalogo:
questa lunga nidiata, questo corteo di gru
che dall’Ellade un giorno si levò e prese il largo.

Cuneo di gru diretto verso estranee frontiere –
bianca schiuma divina sulle teste dei re –,
per dove fate rotta? Per voi Troia senz’Elena
sarebbe mai la stessa, maschi guerrieri achei?

L’amore tutto muove – muove Omero e il suo mare.
A chi presterò ascolto? Ma ecco tace Omero,
ed enfaticamente strepita un mare nero
che con un greve rombo si addossa al capezzale.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Agosto 1915

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta Poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: esapodia giambica; quartine a rime incrociate, di cui le prime due con uscite aBBa, cDDc, e la terza con uscite EffE.
v. 2: «…delle navi, fino a metà il catalogo»; il verso si riferisce, com’è facile intuire, al secondo libro dell’Iliade, che contiene il catalogo, l’elenco delle navi salpate da Aulide alla volta delle coste troiane: pittoresca, incalzante sequela di nomi propri (di personaggi, città, luoghi, etnie). A ispirare la lirica fu, probabilmente, la lettura dell’Iliade in greco, – oltre che un giudizio espresso da Innokentij Annenskij nel suo articolo Čto takoe poèzija? [Che cos’è la poesia?]: «…anche il catalogo delle navi era autentica poesia, finché emanava suggestione. I nomi dei navarchi sbarcati davanti a Ilio, che oggi non ci dicono piú niente, il suono stesso di quei nomi, ammutolito e spento ormai per sempre, … nei ricordi di un greco dell’antichità si portava dietro vive catene di fiorenti narrazioni leggendarie che ai nostri giorni sono diventate lo scialbo patrimonio di dizionari dalle rilegature blu stampati a Lipsia» (I. Annenskij, Knigi [I libri delle immagini riflesse], Moskva 1979, p. 204; lo scritto era apparso la prima volta sulla rivista «Apollon», 6, 1911).
v. 5: «corteo» traduce il russo ;”poezd” (cfr. «svadebnyj poezd» [‘corteo nuziale’]).
v. 7: Con «per dove…» e «Per voi…» ho tentato di fornire un equivalente della paronomasia del testo russo – kudá (‘verso dove?’), kogdá (‘quando, qualora’).
v. 8: «maschi guerrieri» corrisponde al russo muži, plurale di muž, col valore desueto e solenne di ‘uomo (in contrapposizione a donna)’, valore che si ricollega ad alcuni dei significati del russo arcaico muž´ (‘uomo di spicco, di alto lignaggio’, ‘membro della scorta di un principe’, ‘guerriero’).
v. 9: «L’amore tutto muove» traduce il russo «Vsë dvižetsja ljubov´ju» (lett.: ‘Tutto è mosso dall’amore’) e riecheggia, rimodula scopertamente, forse volutamente, celebri versi della Commedia dantesca, da «La gloria di colui [= Dio] che tutto move» a «l’amor [= Dio] che muove il sole e l’altre stelle» (Par. I, 1, e XXXIII, 145), sullo sfondo, parrebbe, di versi non meno famosi come «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende…», «Amor, ch’a nullo amato amar perdona…» (Inf. V, 100, 106), – per tacere di altre formulazioni di Dante e degli stilnovisti in genere, che Mandel´štam poté aver modo di conoscere. Infatti, nella lirica di Mandel´štam l’“amore” (“Amore?”) è dato in un’accezione laica, terrena. Per altro, si è tentati di intravedere nel v. 9 il ricordo, un’eco piú o meno diretta del virgiliano (Bucolica X, 69) «Omnia vincit Amor» («Amore vince tutto; ha la meglio su tutto; riesce a dominare tutto, a superare tutti gli ostacoli»; e dunque, in un certo senso: «tutto è dominato, mosso da Amore»); cfr. anche il parallelismo sintattico con l’emistichio mandel´štamiano («Vsë dvižetsja ljubov´ju»). (Remo Faccani)

***

«Бессонница. Гомер. Тугие паруса.»

Бессонница. Гомер. Тугие паруса.
Я список кораблей прочел до середины:
Сей длинный выводок, сей поезд журавлиный,
Что над Элладою когда-то поднялся.

Как журавлиный клин в чужие рубежи —
На головах царей божественная пена —
Куда плывете вы? Когда бы не Елена,
Что Троя вам одна, ахейские мужи?

И море, и Гомер — все движется любовью.
Кого же слушать мне? И вот Гомер молчит,
И море черное, витийствуя, шумит
И с тяжким грохотом подходит к изголовью.

Осип Эмильевич Мандельштам

Авгус 1915

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994

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