«Come riluce il femmineo argento» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Come riluce il femmineo argento
che ha lottato con l’ossido e le scorie,
e un lavorío silenzioso inargenta
ferro di aratro e voce di cantore.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Inizio del 1937

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta Poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: pentapodia giambica; quartina a rime alterne aBaB.
v. 2: «scorie»; lett.: ‘impurità’, ‘inclusioni’. Ma ho voluto immaginare che si trattasse delle sostanze estranee rimaste dopo la fusione del metallo.
v. 4: anche qui, come “di regola” in Mandel´štam, l’«aratro» è metafora della poesia; il poeta è chiamato e votato a un’umile, dura, «silenziosa» fatica; cfr. anche la bella immagine del “poeta-aratore” nella lirica «Esli b menja naši vragi vzjali» [«Se dai nostri nemici io fossi preso»], del febbraio 1937: «…Ja zaprjagu desjat´ volov v golos | I povedu ruku vo t’me plugom…» («…aggiogherò alla voce dieci buoi, e la mano | guiderò a mo’ di aratro nelle tenebre…»). (Remo Faccani)

***

«Как женственное серебро горит»

Как женственное серебро горит,
Что с окисью и примесью боролось,
И тихая работа серебрит
Железный плуг и песнотворца голос.

Осип Эмильевич Мандельштам

Начало 1937

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994

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