Non vedi piú il tuo insieme – Gottfried Benn

Foto di Christian Coigny

 

Non vedi piú il tuo insieme?
L’inizio è dimenticato,
il centro mai posseduto,
e la fine fatica a venire.

Cosa fanno queste ghirlande,
che vuole l’onda del pianoforte,
cosa ronzano il jazz e le bande¹
ora che tutte le sere
approdano a te cosí in pezzi?

Ancora una volta potresti
andare in estasi, in fiamme, volare,
potresti: perché hai da parte
ancora un paio di torni
e un po’ di creta nell’orcio.

Ma nella creta vedi solo gli sparsi,
i cocci, la cenere in volo –
che sia vino, sia olio, sian rose,
o un vaso, un’urna un orcio.

Gottfried Benn

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹La musica nei locali pubblici, cui il vecchio poeta oppone, nelle strofe 2 e 3, la sua antica, solitaria arte di vasaio e il pensiero della morte (cenere, urne). (Anna Maria Carpi)

∗∗∗

Du übersiehst dich nicht mehr –

Du übersiehst dich nicht mehr?
Der Anfang ist vergessen,
die Mitte wie nie besessen,
und das Ende kommt schwer.

Was hängen nun die Girlanden,
was strömt nun das Klavier,
was zischen die Jazz und die Banden,
wenn alle Abende landen
so abgebrochen in dir?

Du könntest dich nochmals treiben
mit Rausch und Flammen und Flug,
du könntest –: das heißt, es bleiben
noch einige Töpferscheiben
und etwas Ton im Krug.

Doch du siehst im Ton nur die losen,
die Scherben, den Aschenflug –
ob Wein, ob Öl, ob Rosen,
ob Vase, Urne und Krug.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986 

2 commenti su “Non vedi piú il tuo insieme – Gottfried Benn

  1. dimitilla ha detto:

    Bellissima. È come mi sento in questo periodo: l’ inizio è dimenticato, il centro mai posseduto e la fine fatica a venire.

    Piace a 1 persona

  2. alessiagenesis ha detto:

    A volte è vano e improduttivo, oltre che devastante,continuare a cercare il proprio insieme in se stessi, in un cerchio vizioso che nn permette di vedere futuro possibile , mentre ci si consuma in un passato dalle ombre e luci rivisitate, rilette nel presente in una visione “distorta”, nel male e nel bene.È dunque necessario concentrare i propri sforzi non guardandosi la coda , ma aprendo quel cerchio all altro ,cercando il proprio insieme , insieme all altro. So bene che è azione pressoché impossibile, ma è l’unica via possibile, l unica alternativa non alla morte , che è parte naturale della vita, ma al pensiero di morte.I cocci sono ancora materia che contiene vita e la cenere , finché esiste respiro, può nascondere ancora pezzi di brace, carboni ardenti che,lasciati consumare, ci consumeranno ancora, di VITA.

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