L’ultimo canto di Iperione – Friedrich Hölderlin

Pietro Canonica, L’abisso, 1909, Museo Canonica, Roma

3.

     Sono discordie di amanti
le dissonanze del mondo.
Dal grembo di tutti i contrasti,
germoglia un accordo novello:
e tutto, che un giorno si scisse,
ritorna congiunto.

     Diraman dal cuore le vene,
ma tornano al cuore.
E tutto, nel mondo,
è un unico ardore
di vita perenne.

Friedrich Hölderlin

(Traduzione di Vincenzo Errante)

da “Liriche sulle sorti umane nel mondo”, in “Vincenzo Errante, La lirica di Hoelderlin”, Vol. I, Riduzione in versi italiani, Sansoni, 1943

***

 […]

Wie der Zwist der Liebenden, sind die Dissonanzen der Welt. Versöhnung ist mitten im Streit und alles Getrennte findet sich wieder.
Es scheiden und kehren im Herzen die Adern und einiges, ewiges, glühendes Leben ist Alles.

 […]

da “Hyperion”, Publisher Eugen Diederichs, Jena, 1911


L’ultimo canto di Iperione.
(Senza titolo, nell’originale: Helling., II, 291; Zinkern., II, 209;  Zink.-Mich., pag. 586). — Dopo II canto di Iperione sul Destino, ecco L’ultimo canto di Iperione. È  costituito dalle parole conclusive dell’ Hyperion, che Adolf Wilbrandt per primo stampò non già nella forma
continua della prosa, ma in ripartizione ritmica di vero e proprio polimetro. — L’ultimo canto di Iperione rappresenta una specie di palinodia della lirica che precede.

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