Alle Parche – Friedrich Hölderlin

Sir Edward John Pointer, Erato, Muse of Poetry, 1870

4.

    Solo una estate, Onnipotenti, datemi
ed un autunno a maturarmi il canto;
cosí che, sazio di quel dolce giuoco,
piú volentieri mi si fermi il cuore!

    L’anima, a cui negò la vita in dono
il suo santo diritto, non ha pace
neppur laggiú nell’Erebo profondo…

    Ma se raggiunger mi sia dato un giorno
te, che a cuor mi stai nel mondo sola,
divina Poesia, —  ben venga allora
il silenzio dell’ombra sempiterna!

    Pago sarò, se pur non mi accompagni
il suono di mie corde… Un solo istante,
vissuto in terra avrò come gli Dei…
Ed altro io piú non chiedo al mio destino.

Friedrich Hölderlin

(Traduzione di Vincenzo Errante)

da “Liriche del ripiegamento lirico”, in “Vincenzo Errante, La lirica di Hoelderlin”, Vol. I, Riduzione in versi italiani, Sansoni, 1943

***

An die Parzen

Nur Einen Sommer gönnt, ihr Gewaltigen!
Und einen Herbst zu reifem Gesänge mir,
Daß williger mein Herz, vom süßen
Spiele gesättiget, dann mir sterbe.

Die Seele, der im Leben ihr göttlich Recht
Nicht ward, sie ruht auch drunten im Orkus nicht;
Doch ist mir einst das Heil’ge, das am
Herzen mir liegt, das Gedicht gelungen,

Willkommen dann, o Stille der Schatten weit!
Zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
Mich nicht hinab geleitet; Einmal
Lebt ich, wie Götter, und mehr bedarfs nicht.

Friedrich Hölderlin

da “Gedichte”, Stuttgart, J.G. Cotta, 1847

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