F. C. – Hans Magnus Enzensberger

 

Un bambino allegro: questo ci consta. In provincia a quei tempi i castelli
erano ancora tutti di legno. Nella capitale
l’acciottolato tutto intoppi e inciampi. Le sere erano quiete.
Torce, fiaccole e lanterne.

Mi rimpinzano come fossi un cavallo. Lo zar gli regala
pur sempre un diamante. Scarseggiano per altro i ricordi
di quegli anni: qualche biglietto, fiocco e violetta pressata
contro il cristallo della vetrina, souvenir di Varsavia.

Il viaggio in Occidente tira per le lunghe. Copiate sono
le mie partiture, orlati i miei fazzoletti. Parigi
ha ciottoli a sufficienza per quattromila barricate.
Le diligenze non sono puntuali. È un anno di sangue.

Eppure tutto esaurito nei teatri. Corone d’alloro, banchetti.
Tutto ciò che sinora ho veduto mi pare insopportabilmente antiquato.
Ricevimenti dai Rothschild e dai Radziwiłł. Il suo tocco discreto
sino all’estinguimento: i martelletti sfiorano appena le corde, dice Berlioz.

Nel Passage des Panoramas crepitano le lucerne a gas. È lí
che s’incontrano due emigranti. Al grande Salone d’Autunno
nella capitale del secolo decimonono fa la sua apparizione
un filosofo di Berlino. Si discute di moda. Come siamo grandi

e poetici nelle nostre scarpe di vernice e nelle nostre cravatte.
È forse una citazione? Colazione al Café Anglais. Le redingote di Dautremont:
color malva. La biancheria puro batista. L’incarnato quasi trasparente.
Congedandosi B. dice: La forza decisiva

è quella della mano sinistra ¹. Ma cos’è una forza decisiva?
Le ammiratrici: ochette colte, alta nobiltà. Sulla sua vita privata
sarebbe eccessivo ogni commento. Sono disadatto ai concerti. L’alito
del pubblico mi soffoca. Lavoratore minuzioso. Legittimista. Dandy.

Diffida d’ogni lode. Si paragona a un cipresso. Il pianoforte
è un secondo me stesso. I critici vedono «progressi».
Si atteggia a timido e scontroso, parla di mera tecnica.
Eppure per la barcarola prescrive voce sfogato: libero e spregiudicato.

Le duchesse dicono: è incantevole quel suo tossire. Una spossatezza
che difficilmente si spiega. Bagni a Enghien. Irritabilità.
Nella laringe la morte agguata. La prima emorragia,
la rivoluzione di febbraio: il mio concerto venne cancellato.

In sua vece un viaggio in Inghilterra. Suona per la regina.
Il prato è gradevole, ma quell’olezzo di carbone!
(Manca d’impegno). L’economia dei suoi lavori:
cannoni sommersi dai fiori – sommersi, o seppelliti?

Sente dolore, chiede il medico. (Vista sulla Place Vendôme).
Risposta: Non piú. Di una cattiva coscienza
non era dotato. La mano sinistra era buona.
L’implacabile foga con cui, vita natural durante,

parteggiò per il superfluo, difficilmente si spiega.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Vittoria Alliata)

da “Mausoleum, Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso”, Einaudi, Torino, 2017

¹. «Tutti i colpi decisivi saranno assestati con la mano sinistra», osservó Walter Benjamin (indicato nel testo come B.) nel suo scritto Strada a senso unico (in W. Benjamin, Opere complete, vol. II, p. 413). Il duplice significato della parola Schlag (colpo/tocco) non puó essere reso in italiano.

∗∗∗

F. C. (1810—1849)

Ein heiteres Kind: soviel wissen wir. Die Schlösser in der Provinz
waren damals noch ganz aus Holz. In der Hauptstadt
haperte es mit dem Pflaster. Die Abende waren still.
Kienspäne, Handlaternen und Fackeln.

Sie mästen mich, als ob ich ein Pferd wäre. Immerhin,
der Zar schenkt ihm einen Diamanten. Sonst erinnert nicht viel
an diese Jahre: ein paar Billets, Schleifen, gepreßte Veilchen
unterm Glas der Vitrine, Warschauer Souvenirs.

Die Abreise nach dem Westen hat sich verzögert. Meine Partituren
sind kopiert, meine Taschentücher gesäumt. Paris
hat Pflastersteine genug für viertausend Barrikaden.
Die Kutschen sind unpünktlich. Es ist ein blutiges Jahr.

Doch die Säle sind ausverkauft. Lorbeerkränze, Bankette. Alles,
was ich bisher gesehen habe, scheint mir unerträglich veraltet.
Empfänge bei Rothschilds und Radziwiłłs. Sein Anschlag diskret
bis zum Erlöschen: Die Hämmer berühren kaum die Saiten, sagt Berlioz.

In der Passage des Panoramas zischen die Gasflammen. Dort
begegnen einander zwei Emigranten. Zum Großen Herbstsalon
in der Hauptstadt des neunzehnten Jahrhunderts erscheint
ein Philosoph aus Berlin. Man spricht über Mode. Wie groß

und poetisch wir sind in unsern Lackschuhen und Kravatten.
Ist das ein Zitat? Frühstück im Café Anglais. Die Gehröcke von Dautremont:
malvenfarben. Die Wäsche Batist. Die Gesichtsfarbe fast durchsichtig.
Zum Abschied sagt B.: Die entscheidenden Schläge

werden mit der linken Hand geführt. Aber was sind die entscheidenden Schläge?
Die Anbeterinnen: gebildete Amseln, Hochadel. Über sein Privatleben
wäre jedes Wort zuviel. Ich bin für Konzerte ungeeignet. Der Atem
der Leute erstickt mich. Minutiöser Arbeiter. Legitimist. Dandy.

Mißtraut jedem Lob. Vergleicht sich mit einer Zypresse. Das Klavier
ist mein zweites Ich. Die Kritiker sehen »Fortschritte«.
Er gibt sich abweisend, nüchtern, spricht von reiner Technik.
Doch für die Barcarole schreibt er voce sfogato vor: frei und rücksichtslos.

Die Gräfinnen sagen: Er hustet sehr anmutig. Diese Müdigkeit
ist schwer erklärlich. Bäder in Enghien. Reizbarkeit.
Im Kehlkopf sitzt etwas Tödliches. Der erste Blutsturz,
die Februar-Revolution: Mein Konzert mußte ausfallen.

Stattdessen eine Reise nach England. Er spielt vor der Queen.
Der Rasen ist angenehm, aber der Kohlengeruch!
(Mangel an Engagement). Die Ökonomie seiner Arbeiten:
unter Blumen eingesenkte Kanonen – eingesenkt, oder verschüttet?

Haben Sie Schmerzen, fragt der Arzt. (Blick auf die Place Vendôme).
Antwort: Nicht mehr. Über ein schlechtes Gewissen
verfügte er nicht. Seine linke Hand war gut.
Die Unerbittlichkeit, mit der er, Zeit seines Lebens,

für das Überflüssigste eintrat, ist schwer zu erklären.

Hans Magnus Enzensberger

da “Mausoleum. Siebenunddreißig Balladen aus der Geschichte des Fortschritts”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1975

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