Sonetto [V] – Mahmūd Darwīsh

Foto di Noel Oszaid

 

Ti sfioro come il violino i sobborghi lontani.
Lentamente il fiume rivendica ciò che gli spetta di pioggerella
e piano piano si avvicina un domani che passa attraverso il poema.
Porto la terra lontana ed essa mi porta sulle vie del viaggio.

Sulla cavalla delle tue inclinazioni la mia anima tesse
un cielo naturale con le tue ombre, filo dopo filo.
Sono nato dai tuoi atti sulla terra, nato dalle mie ferite
quando accendono i fiori di melograno nei tuoi giardini chiusi.

Dal gelsomino scorre il sangue bianco della notte. Il tuo profumo
è la mia debolezza e il tuo segreto mi perseguita come il morso di un serpente. I tuoi capelli,
tenda di vento dai colori autunnali. Cammino con le parole
fino alle ultime parole dette dal beduino a due coppie di colombe.

Ti tocco come il violino la seta del tempo remoto.
E intorno a me, a te, cresce l’erba di un luogo antico
e nuovo.

Mahmūd Darwīsh

(Traduzione di Chirine Haidar)

da “Il letto della straniera”, Epoché, 2009

5 commenti su “Sonetto [V] – Mahmūd Darwīsh

  1. Domenico Aliperto ha detto:

    delicatissima. e c’è un verso che – non uccidetemi – mi ricorda Venditti

    Piace a 1 persona

  2. marisa madonini ha detto:

    Echi antichi e nuovi in questa poesia dove pare non mancare nulla: immagini reali veicolate in bellezza che non finisce e sorprende e ci avvolge con ritmo imprevedibile e incantatorio

    "Mi piace"

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